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La Aquarius ha salvato 11 migrati a largo della Libia: “Informate le autorità italiane”

La nave, da poco tornata a operare nelle acque del Mediterraneo, ha soccorso un'imbarcazione in difficoltà in acque internazionali e ha avvisato le autorità italiane, libiche e maltesi

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Credit: Twitter

Il 20 settembre la Aquarius ha soccorso un’imbarcazione in difficoltà nelle acque internazionali al largo delle coste della Libia. Sulla barca erano presenti 11 persone, adesso a bordo della nave della Ong.

La notizia è stata data su Twitter dalla Sos Mediterranee Italia, che spiega che “la barca, sovraffollata, cominciava a prendere acqua. Nessuno aveva giubbotti di salvataggio. Le 11 persone a bordo sono ora al sicuro”.


La Aquarius “ha informato le autorità marittime libiche” prima di iniziare le operazioni di salvataggio, come spiega la Ong in un secondo tweet.

“Non avendo risposta, sono state informate le autorità marittime italiane maltesi e tunisine. Per il momento hanno risposto solo le autorità italiane e hanno dichiarato che informeranno le autorità libiche”.

La nave Aquarius è tornata in mare da poco dopo un mese di fermo nel porto di Marsiglia, deciso in seguito al divieto delle autorità maltesi di attraccare al porto di La Valletta per i rifornimenti e il cambio di equipaggio, ricevuto senza spiegazioni.

Non si sa ancora la nave dove la Ong approderà. Ad agosto, il ministro dell’Interno Salvini e delle Infrastrutture Toninelli avevano negato l’approdo all’imbarcazione battente bandiera di Gibilterra nei porti italiani.

La nave, con a bordo 141 migranti, aveva poi fatto rotta su Malta e i migranti erano stati divisi tra 5 paesi dell’Unione europea offertosi volontari.

“Malta darà alla Aquarius il permesso di entrare nei suoi porti, pur non avendo l’obbligo giuridico di farlo. Tutte le 141 persone a bordo saranno distribuite tra Francia, Germania, Lussemburgo, Portogallo e Spagna “, aveva scritto su Twitter il premier maltese.

La vicenda aveva creato un forte attrito tra il governo italiano e quello di Malta, con uno scambio via social di accuse sulla reciproca mancanza di responsabilità nei confronti dei migranti.