Me
“I politici ci chiamano eroi quando c’è da salvare qualcuno, ma poi si dimenticano di noi”: parla un vigile del fuoco che era a Genova
Condividi su:
genova crollo ponte vigile del fuoco

“I politici ci chiamano eroi quando c’è da salvare qualcuno, ma poi si dimenticano di noi”: parla un vigile del fuoco che era a Genova

Andrea Guiso, vigile del fuoco dell’unità cinofila di Terni, ha prestato soccorso dopo il crollo del ponte Morandi a Genova. Ci ha raccontato la sua esperienza e la condizione del suo comparto

genova crollo ponte vigile del fuoco

“Siamo partiti da Terni alle cinque di mattina, insieme al collega Stefano Albergotti, altro cinofilo del comando, siamo arrivati a Genova alle 11 e ci siamo messi subito a disposizione del comando avanzato che era sul cratere. Nonostante abbia prestato soccorso in molte emergenze, questo scenario era diverso, direi apocalittico”.

Guarda – ESCLUSIVO TPI.it: Il primo video immediatamente successivo alla tragedia di Genova

Comincia così il racconto di Andrea Guiso, 45 anni, vigile del fuoco dell’unità cinofila che ha lavorato nelle operazioni di soccorso a Genova, dopo il crollo del ponte Morandi che ha causato la morte di 43 persone.

Andrea possiede un Australian Shepherd di 5 anni di nome Jana che lo ha aiutato nei lavori.

“Sul posto abbiamo trovato mezza Italia: c’eravamo noi dall’Umbria, le unità cinofile anche dalla Campania, dal Molise. Lo scenario era impressionante: ho 22 anni di servizio alle spalle e ho fatto più di un terremoto – quello dell’Abruzzo, quello dell’Emilia, vari eventi – ma questo evento è stato unico”, racconta Andrea che dei primi istanti sul posto ricorda lo sconvolgimento di fronte a tanta distruzione:

“Sono in parte abituato a certe scene, non è mai qualcosa che affronti a cuor leggero. Questa è stata una situazione completamente nuova. Durante il terremoto siamo abituati a vedere edifici crollati che però hanno una diversa consistenza, qui c’erano dei massi ciclopici, era come vedere una muraglia tipo quelle dei nuraghi in Sardegna. Tutto era crollato, c’erano ferri d’acciaio ovunque che spuntavano come lance”.

“Inviare il cane non è stato facile”, prosegue Andrea, “In alcuni punti ci siamo dovuti calare, in altri siamo dovuti entrare da soli. Hanno dovuto imbracare il cane, però Jana, nonostante fosse il primo intervento, si è comportata bene”.

“In quell’area così ristretta, dove 400 metri di ponte sono venuti giù, l’accesso era consentito solo ai vigili del fuoco. La cosa che ci ha colpito è stato il supporto delle varie associazioni presenti, non ci hanno fatto mai mancare nulla. La popolazione ligure ci ha dato tanto supporto portandoci cibo, acqua, focacce”.

“Abbiamo fatto turni da 6 o 8 ore, ma effettivamente eravamo sempre lì, però come si usciva dalla zona rossa, arrivava la signora o il ragazzo a bussare sulla spalla per ringraziarti. Ma è solo il nostro lavoro”, ribadisce Andrea che con un po’ di amarezza ricorda anche dei politici.

“Sentirsi chiamare ‘eroe’ dal cittadino comune è un onore e un privilegio, sentirsi dire ‘eroe’ dai rappresentanti politici fa rabbia. Queste persone dovrebbero valorizzare la nostra professionalità in altri modi, non con le parole e le pacche sulle spalle”.

Il nostro comparto ha fortemente risentito dei tagli compiuti con la riforma dell’emergenza. La politica ha ridotto il personale e come operatori siamo costretti a fare turni anche da 12 ore e a dividerci su più mansioni. Nella mia divisione ad esempio siamo passati da otto a sei persone. Copriamo tre turni, il quarto non ci riusciamo. La classe politica ha risparmiato sulla nostra pelle, come nella sanità pubblica, è normale che ne risenta il Paese”.

La rabbia si prova anche per l’età fissata per la pensione: “Un vigile del fuoco deve lavorare fino a 65 anni, ma è un lavoro usurante. Ci hanno promesso tanto, ma ad oggi non si è visto nulla. Basti pensare che abbiamo quasi il 30 per cento dei cinofili dei vigili del fuoco che sono precari, così come molti nell’intero comparto sono ancora in attesa di una stabilizzazione”.

Si ricordano di noi sono quando succedono le catastrofi, ma lavoriamo tutti i giorni per la salvaguardia delle popolazioni.

Come funziona l’attività di un soccorritore cinofilo

“I cani sono di nostra proprietà, li compriamo e li teniamo a casa per tutta la vita del cane, li diamo in comodato d’uso all’amministrazione, vengono addestrati con un corso di 10 mesi, poi dobbiamo superare due esami scritti e altri 4 esami vengono sottoposti al cane”.

“L’amministrazione provvede all’assicurazione, alle vaccinazioni e alle spese per il cibo. Quando il cane va in pensione siamo noi a doverci pensare”.

Andrea lavora con un pastore australiano preso a Viterbo. “Mi serviva un cane con forte temperamento. Il legame che abbiamo con gli animali, a differenza di altri corpi dello Stato, è simbiotico:  i cani stanno con noi sempre, vivono e mangiano con noi”.

Quando ho visto i massi enormi e i ferri che uscivano dal cemento armato ho pensato anche alla sicurezza del mio cane, di tenerlo più sotto controllo.

Addestriamo i cani per la ricerca delle persone vive, ci sono casi in cui il cane trova anche la persona deceduta, ma magari dipende dagli odori”.

Il giornalismo richiede risorse e scegliere di mantenere gratuito l’accesso a un giornale indipendente come TPI significa dover contare anche sulla pubblicità: questa è la ragione per cui vedi tanti annunci. Se vuoi contribuire a migliorare il nostro giornale e leggere gli articoli senza pubblicità anche da mobile iscriviti a TPI Plus, basta davvero poco ➝ www.tpi.it/plus