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Savona sostiene di aver trovato 50 miliardi per un piano di investimenti
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Il ministro per gli Affari europei Paolo Savona

Savona sostiene di aver trovato 50 miliardi per un piano di investimenti

Il piano sarebbe contrario alle attuali politiche Ue. In una lettera a Repubblica Savona propone inoltre di "salvare" l'Europa con una riforma della Bce

17 Lug. 2018
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Il ministro per gli Affari europei Paolo Savona

Il ministro per gli Affari europei Paolo Savona ha dichiarato in un’intervista pubblicata ieri, 16 luglio, al quotidiano La Verità, di aver trovato 50 miliardi di euro di avanzo con l’estero, da utilizzare per un mega-piano di investimenti.

Savona ha ribadito anche che esiste un piano B di uscita dell’Italia dall’euro, tuttavia ha chiarito: “preferisco parlare del piano A, cioè della nostra azione di governo, di come l’Italia può restare nell’Ue e, di conseguenza, di come questa possa sopravvivere”.

Il piano A, aggiunge, “si compone di due parti. La prima: quale politica economica il governo si prefigge di seguire? E la seconda: quali richieste rivolge all’Ue per realizzare tali obiettivi”.

Il piano di investimenti da 50 miliardi

Sul primo punto, Savona spiega che “l’Italia da tempo vive al di sotto delle proprie risorse, come testimonia un avanzo di parte corrente della bilancia estera. Tale avanzo non può essere attivato, cioè non possiamo spendere, per l’incontro tra i vincoli di bilancio e di debito dei Trattati europei. Questo nonostante abbiamo ancora una disoccupazione nell’ordine del 10 per cento della forza lavoro e rischi crescenti di povertà per larghe fasce di popolazione”.

Il ministro prosegue sottolineando che “l’avanzo sull’estero di quest’anno è al 2,7 per cento del Pil, per un valore complessivo di circa 50 miliardi: esattamente ciò che manca alla domanda interna”.

Questa proposta, tuttavia, non sarebbe gradita dall’Unione europea.

“Se l’Ue lo accetta, meglio ancora se propone essa stessa, nel reciproco interesse, un piano di investimenti di tale importo, la crescita del Pil che ne risulterebbe può consentire un gettito fiscale capace di coprire allo stesso tempo la quota parte delle spese correnti implicite nelle proposte di Flat Tax, salario di cittadinanza e revisione della Legge Fornero senza aumentare né il disavanzo pubblico, né il rapporto debito pubblico/Pil su base annua”, sostiene Savona.

“Il problema è la cadenza temporale dell’operazione non la capacità di attuarla. Esiste una possibilità tecnica, occorre una volontà politica di rispettare tempi e dimensioni delle operazioni”.

La riforma della Bce

Inoltre, in una lettera pubblicata oggi, 17 luglio, sul quotidiano La Repubblica, Savona propone di “salvare” l’Europa con una riforma della Banca centrale europea.

“L’attuale Statuto della Bce”, scrive, “è frutto di un compromesso volto soprattutto a convincere la Germania ad accettare l’euro, complemento indispensabile del mercato unico”.

Il ministro espresse queste sue perplessità già all’epoca della sottoscrizione del trattato di Maastricht, perché affiancò Guido Carli quando da ministro del Tesoro firmò il documento per l’Italia (qui un profilo di Paolo Savona).

“Per evitare che la crescita europea dipenda da forze esterne occorre dotare la Bce di poteri sul cambio”, propone Savona. “L’euro è la seconda moneta nelle transazioni globali reali e finanziarie, ma non può agire come la Fed americana e le altre principali banche centrali del mondo”.

“È giunto il momento”, prosegue, “di affrontare il completamento dell’importante istituzione europea per garantire la sua piena operatività e il suo sostegno alla crescita secondo le regole sviluppate dalla teoria e sperimentate in pratica”.

Il governo Conte, spiega l’economista, punta a rafforzare la Bce “perché lo ritiene necessario per l’Italia e per il futuro dell’Ue”.

“Il Governo chiede in particolare l’attivazione di strumenti per evitare che la speculazione si sostituisca dannosamente ai poteri europei innestando gravi crisi, come già accaduto”, scrive. “Occorre infine che l’Unione Europea decida di intraprendere nuove e incisive politiche di bilancio a favore dei cittadini, in particolare dei più poveri, i perdenti della globalizzazione”.

Tutto questo, secondo Savona, dovrebbe avvenire prima delle prossime elezioni europee. Altrimenti ne andrà del futuro dell’Unione europea.

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