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Di Maio contro il Ceta: “Rimuoviamo i funzionari che lo difendono”
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Credit: Andreas SOLARO

Di Maio contro il Ceta: “Rimuoviamo i funzionari che lo difendono”

Il ministro ha sottolineato che il testo dell'accordo non sarà ratificato in parlamento dalla maggioranza M5s-Lega

13 Lug. 2018
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Credit: Andreas SOLARO

Il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, durante il suo intervento all’Assemblea di Coldiretti, ha criticato il Ceta, il trattato di libero scambio tra Canada e Unione europea entrato in vigore il 21 settembre 2017 e attualmente in fase di ratifica da parte dei paesi Ue.

“A breve il Ceta dovrà arrivare in Aula, in Parlamento, per la ratifica e questa maggioranza lo respingerà”, ha detto il ministro. “Ovviamente non mi illudo che con l’atto parlamentare sia risolto il problema ma deve essere chiaro che cambia l’atteggiamento del paese, che adesso a livello nazionale comincia a difendere i propri interessi”.

Il ministro ha anche sottolineato che “se anche uno solo dei funzionari italiani che rappresentano Italia all’estero continuerà a difendere trattati scellerati come il Ceta sarà rimosso”.

Il Ceta (Comprehensive Economic and Trade Agreement) viene accusato dal governo M5S-Lega di favorire lo sbarco di prodotti che danneggiano il made in Italy, soprattutto nell’agroalimentare. Altri sottolineano viceversa che il trattato tuteli i prodotti tipici italiani.

Sul Ceta è intervenuto anche il ministro dell’Economia Giovanni Tria, che ha detto: “Non ho seguito il dossier, credo che sia sempre un bene avere degli accordi commerciali, ma bisogna vedere come si fanno”.

“Non ho studiato il contenuto e i particolari e non posso entrare nel dettaglio “, ha spiegato Tria, “quindi non so se come è concepito c’è qualcosa che va o che non va. La mia opinione è che il libero commercio, che si estende anche agli accordi commerciali è una buona cosa, poi bisogna vedere come si fanno”, ha concluso.

L’Assemblea di Coldiretti ha al centro la tutela del made in Italy. Il presidente Roberto Moncalvo ha dichiarato che un prodotto su cinque in arrivo in Italia dall’estero non rispetta le normative in materia di tutela della salute e dell’ambiente o i diritti dei lavoratori, a partire da quella sul caporalato, vigenti nel nostro Paese.