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I millennials temono il sesso e perdono tardi la verginità: uno studio rivela il motivo

Un 26enne su otto è ancora vergine, e pochissimi millennials hanno perso la verginità prima dei 19 anni. Quali sono le ragioni dietro a questa "paura dell'intimità"?

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I millennials temono il sesso e perdono tardi la verginità: uno studio rivela il motivo

I millennials fanno meno sesso rispetto alle generazioni precedenti, e iniziano a farlo molto più tardi. La rivelazione, per molti versi sorprendente, arriva da una ricerca effettuata dallo University College di Londra (UCL), e riportata dal quotidiano britannico Independent.

Lo studio, denominato “Next Step”, è stato portato avanti da un team di ricercatori in psicologia, e ha coinvolto oltre 16mila persone nate tra il 1989 e il 1990.

Il primo dato che salta all’occhio è che, secondo quanto emerso dalla ricerca, una persona su otto (il 12,5 per cento del campione), tra i millennials, è ancora vergine all’età di 26 anni.

Inoltre, il 90 per cento dei partecipanti allo studio ha riferito di aver perso la verginità dopo i 19 anni.

Questa ricerca presenta gli stessi risultati di altri studi portati avanti negli ultimi anni. In uno studio condotto negli Stati Uniti nel 2016, ad esempio, era venuto fuori che solo il 44 per cento delle ragazze millennials aveva preso la verginità da adolescente, contro il 58 per cento della generazione precedente.

Un dato simile era stato registrato per i ragazzi: il 47 per cento dei maschi “millennials” aveva avuto rapporti sessuali in adolescenza, rispetto al 69 per cento della generazione dei loro genitori.

Gli studiosi hanno ipotizzato che, tra le cause di questo “ritardo” nella scoperta della sessualità, possa esserci la sovraesposizione alla pornografia e una conseguente “paura dell’intimità”.

“I millennials sono cresciuti in una cultura di ipersessualità che ha alimentato la paura dell’intimità”, ha detto la psicoterapeuta Susanna Abse.

“Le donne sono sempre esposte alle immagini di corpi maschili perfetti, e lo stesso vale per gli uomini con i corpi femminili”, ha detto Abse al Sunday Times.

Forse allora il problema, per i millennials, è proprio legato al fatto di vivere in tempi eccessivamente “caricati” dal punto di vista sessuale.

Perché i millennials si sentono così soli?

Sui millennialsè stato detto anche che hanno più difficoltà dei loro predecessori nel trovare un posto di lavoro, nel crearsi una vita indipendente e autonoma, nel conquistare una stabilità che i loro genitori sembrano aver raggiunto molto prima.

Recenti pubblicazioni scientifiche hanno evidenziato inoltre come gli appartenenti alla generazione millennial siano molto più soli rispetto alle generazioni precedenti.

Già nel 2006, il General Social Survey aveva rilevato che il numero di cittadini statunitensi senza amici stretti era triplicato dal 1985, e il numero medio di persone con cui poter parlare di “questioni importanti” era sceso da tre a due.

Ma quali sono le cause di questa epidemia di solitudine? Secondo un recente articolo di Forbes, una prima causa va individuata nella capacità della solitudine di essere contagiosa. Uno studio del 2009 ha scoperto che ci sono il 52 per cento in più di probabilità di sentirsi soli se si ha un contatto diretto (un amico, un collega, un familiare) con chi lo è già.

Questo perché le persone che si sentono sole sono meno capaci di raccogliere gli stimoli sociali positivi, come l’attenzione degli altri, e quindi si ritirano prematuramente dai rapporti sociali, destabilizzando così un’intera rete sociale.

La seconda ragione per cui la solitudine è recentemente peggiorata va ricercata nella diffusione sempre maggiore dell’uso di Internet. Usiamo il web per alleviare la nostra solitudine, e in effetti questo migliora temporaneamente la soddisfazione sociale e il comportamento delle persone sole.

Ma sul lungo periodo Internet isola sempre di più le persone e riduce le relazioni reali ancora in vita, perché si tenta di sostituirle con le relazioni online. Queste connessioni tendono a essere superficiali e, in definitiva, insoddisfacenti.

Come ha suggerito un articolo del New York Times, negli ultimi tempi l’uso dei social network sembra aver raggiunto un punto di saturazione per cui questi non sono più “qualcosa che facciamo”, ma quello che siamo.

Secondo uno studio britannico, controlliamo il telefono una media di 221 volte al giorno, ossia una volta ogni 4 minuti. Un americano medio passa cinque ore e mezzo al giorno sui media digitali, con cifre che raddoppiano nel caso dei più giovani.

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In questo modo i social media riducono la quantità di tempo trascorso dagli utenti in solitudine senza interruzioni, ossia quei momenti in cui la gente può riflettere su se stessa ed elaborare la propria interiorità.

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