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Ho scoperto l’endometriosi per caso e questo è il mio corpo: ecco perché ne parlo

Molte donne non si accorgono di essere malate perché per anni i sintomi vengono confusi con un ciclo mestruale molto doloroso, io ho deciso di parlarne

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C’è una malattia che si chiama endometriosi. È una malattia subdola che colpisce le donne ma lascia che i suoi sintomi non siano riconoscibili.

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Nell’endometriosi, il tessuto che normalmente è posizionato all’interno dell’utero – l’endometrio – cresce al di fuori.

L’endometriosi più comunemente coinvolge le ovaie, ma se non ci si accorge della malattia, il disturbo può diventare ancora più invasivo, infiltrandosi in organi come intestino e vie urinarie.

Molte donne non si accorgono di essere malate perché per anni i sintomi vengono confusi con un ciclo mestruale molto doloroso e talvolta anche i ginecologi non fanno fare le dovute indagini, prescrivendo la pillola come soluzione a tutti i mali. 

Sono arrivata a 31 anni senza accorgermi di nulla, mi hanno detto che la malattia era a uno stadio “severo” e che poteva avermi causato un’infertilità avanzata. Il mondo è cambiato totalmente. 

Sono arrivate domande che per molto tempo avevo evitato di pormi, un po’ perché ho creduto erroneamente di essere una sorta di supereroe, un po’ perché con il raggiungimento dell’agognata indipendenza di genere, o presunta tale, alcune domande sono state chiuse in una scatola che credevo fosse troppo presto per aprire.

Mi sono convinta per anni che i dolori che provavo erano solo l’espressione di un fisico scarso, poco allenato al dolore, poco incline alla sopportazione di sensazioni comuni tra le donne.

Per anni mi sono sentita una femminuccia, una donna di serie B.

Beh, non è così. I dolori dell’endometriosi sono allucinanti, ti schiacciano letteralmente a terra e nel frattempo la malattia continua a farsi strada e a divorare il corpo, mentre l’utero si accartoccia su sé stesso.

Un giorno, sfinita dai dolori, mi sono fatta fare un controllo dalla ginecologa, che mi ha trovato una cisti endometriosica. Quella cisti è stata la mia salvezza, se non mi fossi accorta di averla, non avrei avuto modo di approfondire tutti i miei dolori e scoprire la malattia.

L’endometriosi si era insinuata nell’utero, lo aveva ricoperto e aveva invaso i tessuti, inoltre aveva creato le famose “aderenze”, ossia del tessuto cicatriziale che lega gli organi insieme, in modo anomalo, per dirla con un eufemismo.

Dopo visite, ricoveri in pronto soccorso, guardia medica e “compagnia bella”, finalmente ho avuto una diagnosi completa, e una data per un’operazione.

Ora ho quattro buchi su una pancia che sembra quella di una dona gravida, al terzo mese di gestazione. Ironia della sorte. Ma guardo quelle cicatrici e so che prima o poi scompariranno. Perché sono stata fortunata.

So che dovrò prendere la pillola al progesterone per il resto della mia vita e che, grazie all’intervento, un bambino forse potrà arrivare, se mi muovo in “tempi rapidi”, come ha detto il dottore.

Peccato che per me un bambino non sia una corsa alla riproduzione, non sia il manifesto della mia femminilità o del mio essere donna. Un bambino è una vita, l’espressione di un amore, libero, incondizionato, spesso casuale. Quella vita non è mia, ma del mondo.

Invito le ragazze e le donne a indagare quelli che sembrano normali disturbi, affidandosi a uno specialista e soprattutto a non lasciarsi abbattere dai campioni dell’infelicità, che pensano di poter sminuire ogni cosa. Ci sono cose importanti che non devono essere trascurate. Che un figlio sia nei nostri desideri o meno.

Al momento, si stima che questa malattia cronica e spesso invalidante colpisca 3 milioni di donne in Italia, 14 in Europa e 150 nel mondo. 

Ma, è importante notare che queste sono solamente stime, e che tali statistiche possono variare in maniera estesa.

Approssimativamente, tra il 30 e il 40 per cento di donne con endometriosi è sterile. Alcune donne, ad esempio, non scoprono la loro endometriosi fino a che non hanno difficoltà a restare incinta.

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Per avere una diagnosi servono dai 7 ai 12 anni e in questo lasso di tempo chi ne soffre si sente smarrita, con l’autostima sottozero e i rapporti sociali, la vita di coppia e il lavoro messi a dura prova. 

Parlare della mia endometriosi è stata una scelta, perché si possa abbattere il tabù per cui di alcuni argomenti non si deve parlare, perché mostrare i periodi della nostra debolezza sia uno sprone per chi quella stessa sofferenza non l’ha ancora interpretata, e magari non è riuscito a darle un nome.

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