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Come funziona la donazione di organi nel mondo
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Come funziona la donazione di organi nel mondo

Il 13 febbraio 2018 l'Olanda ha approvato una legge per il silenzio-assenso, ma in molti stati (tra cui l'Italia) acconsentire a donare gli organi è ancora complesso

19 Feb. 2018

Martedì 13 febbraio 2018 il senato olandese ha approvato per due voti una legge che cambia il sistema attraverso cui i cittadini esprimono il proprio consenso a donare gli organi a chi necessiti di un trapianto. Dal 2020 in Olanda sarà infatti considerato donatore chiunque non dichiari esplicitamente la sua volontà contraria.

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La legge era passata alla Camera nel 2016 per un solo voto, dovrà adesso essere approvata da Re Willem-Alexander, e prevede che ad ogni cittadino maggiorenne venga inviata una lettera in cui si chiede se desidera diventare un donatore di organi, lasciando la possibilità di rispondere in senso affermativo o negativo.

Chi non risponderà alla lettera, però, verrà considerato donatore. Dopo la sua morte i suoi organi potranno quindi essere espiantati dal corpo per essere trapiantati in pazienti bisognosi.

La novità sta proprio in questo particolare: viene invertita la presunzione di volontà, per cui se prima si dava per scontato che chi non rispondeva non intendesse donare organi, ora accade l’esatto contrario.

Questo sistema, che allo sguardo italiano appare decisamente insolito, è in realtà molto diffuso nel mondo. È utilizzato infatti da tutti quei paesi che seguono per la donazione di organi il sistema opt out, contrapposti a quelli che seguono invece il modello opt in.

Apparentemente non ci sono grosse differenze: nel primo caso al paziente viene chiesto di esprimere il dissenso, mentre nel secondo il consenso, ma la scelta resta libera. Preferire un sistema all’altro ha tuttavia conseguenze molto rilevanti.

Se da una parte si potrebbe argomentare che è una violenza da parte dello stato arrogarsi il diritto di espiantare gli organi di chi, non avendo mai pensato alla questione, muoia senza aver lasciato una preferenza esplicita, dall’altra numerosi studi mostrano che cambiare il sistema permette di salvare molte più vite.

Negli Stati Uniti, per esempio, in cui ai donatori è richiesto il consenso esplicito, circa 22 persone al giorno muoiono per mancati trapianti, e nonostante la maggior parte della popolazione si dichiari favorevole e disposta a donare i propri organi dopo la morte, soltanto la metà di questi si iscrive effettivamente alle liste di donatori.

Questo perché l’iscrizione richiede una serie di passaggi (come scaricare e compilare moduli) che spesso il cittadino, per pigrizia o dimenticanza, evita di compiere.

A sostegno di questa tesi, uno studio del 2003 pubblicato su Science da Eric J. Johnson e Daniel Goldstein mostra che in stati che seguono il sistema opt in, come la Germania e il Regno Unito, circa il 15 per cento della popolazione dona gli organi, mentre in paesi a sistema opt out come l’Austria è donatore tra il 98 e il 99 per cento della popolazione.

Una ricerca dell’università di Standford spiega inoltre che nei paesi che richiedono il consenso esplicito donare gli organi è considerata un’attività particolarmente virtuosa (e dunque di pochi), simile a devolvere tutto il proprio patrimonio in beneficienza dopo la morte, mentre nei paesi che richiedono il dissenso la donazione di organi è vista come un’azione positiva ma assolutamente normale, tra il cedere a qualcuno il proprio posto in fila e il volontariato.

Non tutto si spiega però con il sistema legislativo prescelto: la Spagna, per esempio, segue il sistema di silenzio-assenso dagli anni Novanta, ma il tasso di donatori è si è impennato solo negli ultimi dieci anni, grazie ad un imponente rinnovamento delle infrastrutture e la nascita di organizzazioni ad hoc.

Come funziona nel mondo

Tra i paesi occidentali che applicano la regola del consenso esplicito (opt in) si trovano Germania, Stati Uniti, Grecia e Regno Unito, mentre sempre più paesi scelgono di applicare la regola del silenzio-assenso (opt out) o sue variazioni, come Austria, Belgio, Galles, Spagna, Lussemburgo, Bulgaria, Svezia, Colombia, Argentina e Cile.

Ci sono poi alcuni casi particolari.

In Francia e Brasile, che seguono il silenzio-assenso, alla famiglia è permesso di revocare il consenso dopo la morte del paziente, mentre in Israele è richiesto il consenso esplicito, ma chi lo esprime acquista per il futuro un diritto di precedenza nelle liste per trapianti.

L’Iran è invece l’unico stato al mondo ad avere legalizzato la compravendita di organi umani.

Leggi anche: Il traffico legale di organi in Iran

Come funziona in Italia

Nel nostro paese, che a fine novembre 2017 contava 8774 pazienti in lista d’attesa, vige il principio del dissenso esplicito secondo la legge 91 del 1999, che non ha però mai trovato attuazione, come si legge sul sito del Ministero della Salute.

Al momento per donare gli organi in Italia è quindi necessario esprimere il consenso alla procedura, analogamente a quanto accade nei sistemi opt in.

I cittadini italiani maggiorenni possono esprimere la propria volontà in diversi modi, ecco come:

– presso l’anagrafe in fase di rinnovo della carta d’identità

– presso la propria Asl o il proprio medico di famiglia compilando l’apposito modulo

– conservando tra i propri documenti il cosiddetto tesserino blu o una delle tessere delle associazioni per la promozione dell’informazione sulla donazione e i trapianti

– conservando tra i propri documenti una dichiarazione scritta che indichi nome, cognome e data di nascita e sia datata e firmata

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