La puntata di Report sulla Libia non racconta i fatti come stanno, vi spiego perché
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La puntata di Report sulla Libia non racconta i fatti come stanno, vi spiego perché

Il commento di Francesco Floris che sottopone a fact checking alcune delle cose dette durante la trasmissione Report, nel servizio "Un mare di ipocrisia"

22 Nov. 2017  
Credit: Alessio Paduano/Afp

Dobbiamo parlare di Report.

La puntata andata in onda la sera del 20 novembre 2017, dal titolo “Un mare di ipocrisia” è un’accozzaglia di mezze verità scopiazzate male dal lavoro di decine di giornalisti (soprattutto freelance) che ci lavorano da anni, falsità vere e proprie e cerchiobottismi vari.

La morale della trasmissione doveva essere una sorta di “sono tutti colpevoli”. Quindi non lo è nessuno.
Andiamo per punti.

1. Se in un’ora e mezza di televisione in cui parli di Libia, migranti e soccorso in mare riesci a non pronunciare mai la parola “Minniti” sei già squalificato in partenza. E non basta giustificarsi con la frasetta a fine puntata “il ministro dell’interno è il grande assente della nostra inchiesta”. La dignità è la grande assente della vostra inchiesta

2. Si sono inventati dei documenti: non esiste nessuna direttiva europea sul porto vicino o sul porto sicuro, come non esiste nessun codice di soccorso. In questa occasione mente anche l’Ammiraglio Credendino di Eunavfor Med intervistato quando dice che esiste una “zona di competenza” dei libici. Falso. Hanno proclamato unilateralmente una zona Sar che non è stata ratificata dall’Organizzazione Internazionale del Mare e quindi, dal punto di vista del diritto internazionale, vale come se io decidessi domani mattina che il Nepal mi appartiene.

3. Populismo d’accatto: far passare il concetto che basta avere una base logistica a Malta per essere un evasore fiscale è come dire che ogni siciliano è un mafioso. Per non parlare poi delle stoccate da quattro soldi all’Onu che “si accorge solo oggi delle violazioni dei diritti umani in Libia […] mentre stanno in lussuose villette a Tunisi”. Per la verità un convoglio della missione Onu per la Libia si è preso una bella vagonata di piombo a giugno durante un’imboscata. Risulta invece che la missione dell’Unione Europea EUBAM, quella sì, se ne stia comoda a Tunisi a spendere 18 milioni di euro all’anno in quella che è una lussuosa vacanza nel Maghreb pagata da Bruxelles.

4. Frontex-Triton ha 13 mezzi navali. Che nessuno ha mai visto. Non nel mediterraneo centrale almeno. Per due anni ha operato solo la nave Siem Pilot sostituita quest’estate dalla Olympic Commander che a quanto ho potuto constatare con i miei occhi se ne stava ormeggiata a Malta per dieci giorni di fila.

5. Il racconto fatto (sia da Report che dal Corriere della Sera) delle “operazioni sospette” della nave Aquarius il 18 maggio scorso, peraltro con riprese ripubblicate da Porta a Porta, non corrisponde a quello che ha visto un giornalista di una piccola agenzia stampa che si chiama Reuters e che era a bordo in quella data.

6. Su Soros lasciamo perdere. Credo che l’Italia sia l’unico posto in cui gente che ha preso i soldi da Caltagirone, Murdoch, Berlusconi e quant’altro si permetta di alzare il ditino. Il giorno in cui avremo il coraggio  di fare la radiografia ai nostri di editori (che sono un bel ritratto di famiglia, ne converrete) allora potremmo fare i moralisti.

Il post era originariamente comparso sul profilo Facebook dell’autore ed è stato ripubblicato su TPI con il suo consenso