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Perché a decidere del destino delle donne devono essere soltanto gli uomini?
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Perché a decidere del destino delle donne devono essere soltanto gli uomini?

Trump ha firmato un ordine esecutivo che blocca i finanziamenti alle Ong che aiutano le donne ad abortire. E lo ha fatto circondato da soli uomini

26 Gen. 2017

Il 23 gennaio 2017, nel suo terzo giorno da presidente, Trump ha firmato un ordine esecutivo per ripristinare la Mexico City Policy, che impedisce alle organizzazioni internazionali non governative che forniscono servizi alle donne che decidono di abortire, di ricevere finanziamenti dal governo degli Stati Uniti. E lo ha fatto circondato da soli uomini.

La foto dello Studio ovale che ritrae gli otto uomini più importanti dell’amministrazione Trump, ha fatto indignare il mondo intero, accendendo la polemica sul perché a decidere del corpo di una donna, a prendere decisioni che ne condizioneranno la vita e che limita di fatto l’accesso all’aborto sicuro, debbano essere gli uomini.

Nello stanza, al momento della firma era presente anche una donna, che però nelle foto ufficiali non è stata ritratta. La donna era la responsabile dei rapporti con la stampa, non aveva quindi alcun ruolo decisionale. Si tratta di Stephanie Grisham, e la sua presenza non cambia l’essenza della storia, non rende meno evidente il fatto che non vi fosse alcuna rappresentanza politica femminile durante la firma di un ordine esecutivo rivolto alle donne.

Ma fa comunque riflettere sul fatto che a volte, un’inquadratura leggermente diversa, spesso cambia la prospettiva delle cose. 

L’atto è stato considerato l’ennesima mancanza di rispetto verso le donne da parte di Trump. Il 21 gennaio, il giorno dopo il suo insediamento, 500mila donne hanno marciato a Washington a difesa dei loro diritti. Manifestazioni simili sono state organizzate in altre città del mondo.  

“Vorrei proprio vedere una foto con sette donne che firmano un decreto su cosa possano fare gli uomini con i loro organi riproduttivi”, è stato uno dei commenti più condivisi sulla rete. 

Il provvedimento era stato introdotto nel 1984 dal presidente repubblicano Ronald Reagan e sottoscritto a Città del Messico. Venne poi annullato sotto la presidenza Clinton nel gennaio del 1993 e ripristinato ancora da George W. Bush durante il suo primo mandato nel 2001. Infine, fu riannullato dall’ultimo presidente democratico Barack Obama nel 2009. 

Con la sospensione della normativa, le Ong erano autorizzate a ricevere finanziamenti governativi a sostegno di diversi programmi di pianificazione familiare, compresi quelli relativi all’accesso ai metodi contraccettivi e alle cure post-aborto.

Ad ampliare il suo raggio d’azione ci pensò il democratico Bill Clinton. Nel suo primo giorno come presidente, Clinton firmò un ordine esecutivo che smantellava le imposizioni e i divieti previsti dal provvedimento introdotto da Reagan e allargava il sostegno dato dal governo statunitense alle organizzazioni non governative attive in questo campo.

Clinton diede disposizioni all’Agenzia internazionale per lo sviluppo di finanziare le organizzazioni impegnate in un’ampia gamma di attività riguardanti la disponibilità a dare informazioni sull’aborto o sostenere un governo straniero nell’implementazione di linee guida sull’aborto affinché lo si rendesse accessibile dove era considerato illegale, adottandolo come strumento di pianificazione familiare. 

Con Trump si è ripristinato il provvedimento inverso, che proibisce alle principali Ong che offrono servizi di pianificazione familiare, compreso il ricorso all’aborto, di ricevere assistenza e fondi da parte dell’Agenzia internazionale per lo sviluppo, uno dei maggiori finanziatori in ambito di assistenza a livello mondiale.  

La decisione di Trump è stata applaudita dai conservatori e accolta positivamente dai gruppi anti abortisti statunitensi. 

— LEGGI ANCHE: I Paesi Bassi vogliono finanziare le Ong pro aborto a cui Trump ha tagliato i fondi

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