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Home » Esteri

Il mercato nero dei contanti che soffoca la Libia

Immagine di copertina

La quarta puntata del diario di Nancy Porsia racconta quanto sia difficile prelevare denaro in un paese dove i bancomat sono controllati dalle milizie

Diario di Nancy Porsia. Tripoli, Libia. “È morto mentre aspettava il suo turno in banca per prelevare”, mi racconta Bilal, 31 anni, ingegnere presso il compound Mellita Oil & Gas della società italiana Eni, mentre facciamo un giro in macchina per Tripoli. I marciapiedi della città sono pieni zeppi di gente che resta in fila davanti alle banche, nella speranza di riuscire a prendere qualche soldo dal proprio conto corrente. Molti uomini passano la notte in fila pur di tentare la fortuna.

Gli sportelli automatici hanno smesso di funzionare oltre un anno fa nella capitale libica. Per trovarne qualcuno funzionante, tocca guidare fino a Misurata, 250 chilometri a ovest. Alcuni scelgono questa opzione,  con i rischi di sicurezza lungo il percorso compresi. Perché in effetti fare la fila davanti a una banca oggi in Libia è quasi sempre inutile. E spesso pericoloso. “Le milizie controllano le banche: sono loro che decidono chi entra e chi no”, spiega Bilal.

Da quattro anni in Libia il traffico dei contanti è uno dei business più fiorenti. Il dollaro e l’euro sono state le prime valute ad andare sold out. La quantità che la Banca centrale del paese africano garantisce a ogni banca commerciale nel paese è sistematicamente accaparrata dai dipendenti, e da questi venduta sul mercato nero a un prezzo quattro volte superiore a quello del tasso di cambio ufficiale. Se in banca un euro costa 1,6 dinari libici, nei negozi di cambio per comprare un euro bisogna pagare fino a 7 dinari libici. 

“Ma oggi il problema non è solo la valuta estera. Ormai non ci penso neanche più ad andare in Tunisia, anche se dovessi avere bisogno di cure mediche”, continua Bilal. “Oggi vivere in Libia è diventato impossibile. Non ci sono contanti nelle banche e qualsiasi cosa costa il triplo rispetto a prima”.

La fila in un bancomat di Tripoli. Credit: Nancy Porsia (Il pezzo continua dopo la foto)


L’inflazione del dinaro libico ha prodotto mancanza di liquidità nel circuito bancario. Nell’ultimo anno si potevano prelevare fino a 250 dinari al giorno, ma da mesi le banche hanno ridotto la somma per cliente a 250 dinari a settimana. Inoltre il cambio del dollaro e dell’euro nel mercato nero anche per chi opera nell’import ed export, ha portato a un aumento esponenziale dei prezzi dei beni importati.  

“L’altro giorno mia moglie mi ha chiamato per dirmi che era finito il latte per nostra figlia di pochi mesi, un litro costa 15 dinari”, racconta Bilal, con la voce che ancora gli trema per la tensione. “Ero in macchina, la testa ha iniziato a girarmi. Mi sono dovuto fermare per fare mente locale e capire a chi avrei potuto chiedere soldi per comprare il latte. Eppure io un lavoro ce l’ho e uno stipendio pure. Ma i miei soldi sono sul conto corrente e non posso prenderli”. 

Quel giorno Bilal ha risolto chiedendo un prestito a suo fratello, ma anche lui sa che prima o poi nessuno potrà più aiutare nessun’altro. 

“Una volta un uomo in fila davanti a una banca ha provato a ribellarsi a uno miliziani che presidiava l’ingresso”, conclude Bilal con gli occhi che a stento trattengono le lacrime. “Un miliziano lo ha attaccato dandogli scosse elettriche con un taser. Ormai ci trattano come animali”.

— LEGGI ANCHE: L’ultimo migrante rimasto nel centro di detenzione ad Abu Aissa di Zawiya, vicino a Tripoli

— LEGGI ANCHE: Io, manager libico, vi racconto come viaggiare dalla Libia è diventato un miraggio

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