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    Sanremo 2023, le pagelle della serata finale del Festival

    Di Antonio Scali
    Pubblicato il 12 Feb. 2023 alle 00:17 Aggiornato il 12 Feb. 2023 alle 03:32

    Sanremo 2023, le pagelle della serata finale del Festival

    Si chiude la 73esima edizione del Festival di Sanremo. Sul podio allargato a 5 finiscono altrettanti uomini: Marco Mengoni, Ultimo, Tananai, Lazza e Mr. Rain. Vince, come da pronostico, Mengoni. Troppo in basso brani come quello dei Coma Cose, Madame e Colapesce Dimartino. Di seguito tutti i voti di TPI ai concorrenti, ospiti, conduttori e personaggi di oggi.

    Amadeus 8,5 – Il suo quarto Festival è quello dei record. Ascolti storici, un cast forte e canzoni di buon livello. In questi anni ha avuto il merito di riportare i giovani davanti alla tv a guardare Sanremo, che è tornato ad essere cool. E ha convinto big che riempiono gli stadi come Mengoni e Ultimo a mettersi in gioco. Conduce con il pilota automatico. Tra le note negative, l’aver portato ben 28 cantanti in gara: decisamente troppi. Tra loro sei giovani, molti dei quali relegati sul fondo della classifica e non tutti strutturati per stare sul palco dell’Ariston. Chiudere quasi alle 3 di notte è da sequestro di persona.

    Gianni Morandi 8 – Ottimo compagno di viaggio di Amadeus, ha dimostrato ironia ed un’energia invidiabile per un ragazzino di 78 anni. Uno dei pochissimi in grado di cantare con credibilità ed emozione le canzoni di Lucio Dalla. Il momento dei tre tenori con Al Bano e Ranieri resta il più bello di questa edizione.

    Chiara Ferragni 6 – Questa sera nessun monologo (in pochi ne avranno sentito la mancanza), punta soprattutto sui messaggi veicolati con i suoi abiti. Piuttosto spigliata, anche se il suo mestiere è e resta un altro.

    Elodie 7,5 – La canzone cresce con il passare degli ascolti e lei, elegante e bellissima, è una performer nata. “Per me le cose sono due: lacrime mie o lacrime tue” è ormai un must. Il racconto di una storia finita male, con un ritornello che entra in testa.

    Colla Zio 5,5 – Oggi vestiti tutti carini con giacca e cravatta, in compenso l’esibizione è stata sottotono, con varie imprecisioni vocali. Peccato perché la canzone, non certo un capolavoro, è divertente e caciarona.

    Mara Sattei 6,5 – Una canzone intensa, pur nella sua classicità, scritta da Damiano dei Maneskin e che racconta una relazione tossica. Un brano che le permette di mettere in mostra tutte le sue doti vocali, anche se in finale c’è stata qualche imprecisione. “E dimmi se c’è stato amore tra quelle parole”. Tra le 28 canzoni, purtroppo, è forse passata un po’ inosservata.

    Tananai 8,5 – Quanto è cresciuto questo ragazzo in un anno. Dopo l’ultimo posto della scorsa edizione, torna in una versione completamente diversa e si piazza quinto: la sua Tango è una ballad romantica che emoziona. Se non l’avete fatto, guardate il video. Racconta la storia di due innamorati ucraini costretti a separarsi per la guerra. “Spero tornerà un lunedì”. Vocalmente ha fatto passi da gigante: il lavoro paga.

    Colapesce Dimartino 8,5 – Una canzone in cui non ci si può non immedesimare: “Ma io lavoro, per non stare con te”. Dopo il successo di Musica leggerissima, sfornano uno dei pezzi più belli e geniali di questo Festival. “Il peso delle aspettative” che ci affossa e i ritmi frenetici. Pop sì, ma di classe. Non sbagliano un colpo.

    Giorgia 7,5 – In finale arriva la sua esibizione più riuscita e intensa, insieme allo splendido duetto con Elisa. La canzone cresce con il passare degli ascolti, ma non siamo certo ai livelli di Di sole e d’azzurro. La sua voce unica avrebbe meritato di meglio. Chiude a un passo dalla top five.

    Modà 5,5 – Coraggioso portare il tema della depressione e il percorso dello stesso Kekko per uscirne. Tornare a Sanremo è la loro vittoria. Il brano però sa di naftalina, in pieno stile Modà. Una decina di anni fa sarebbero stati da podio, ma nel frattempo la musica e i gusti del pubblico sono cambiati.

    Ultimo 7 – Un cantante divisivo: riempie gli stadi ed è amatissimo dai suoi fan, al tempo stesso è mal sopportato da chi non lo apprezza e da certa stampa. Il brano è un crescendo esplosivo, senza un vero ritornello. Inizia al pianoforte, la sua comfort zone, poi si alza e spinge al massimo, anche troppo. I detrattori diranno: fa sempre la stessa canzone. Chiude al quarto posto.

    Lazza 8,5 – Con Davide Petrella e Dardust, due dei migliori in circolazione, confeziona uno dei brani più ascoltati e streammati di questo Festival. A prescindere dalla classifica, si conferma un pezzo da novanta nel creare brani di successo: da 19 settimane è al numero 1 con Sirio. E questa è senz’altro la vera hit di questo Festival. Meritato secondo posto.

    Marco Mengoni 9 – Tornava in gara a dieci anni dalla vittoria con L’essenziale e ci regala un brano complesso e melodioso, delicato ma che poi esplode. La sua esibizione è sempre impeccabile e migliora la qualità stessa della canzone. In vetta alla classifica dalla prima sera, era il vincitore annunciato, e ha meritato. Canta sempre come se avesse davanti uno stadio pieno. Non nasconde l’emozione. Ci vediamo all’Eurovision.

    Rosa Chemical 7,5 – L’amore libero e la fluidità in un tormentone che spopolerà in radio. In finale la sua performance più sovversiva: prende di mira Fedez, prima con un twerking hot sulle sue parti intime, poi lo bacia con intensità. Secondo me ci ha messo anche un pezzetto di lingua. Il tutto davanti a Chiara Ferragni e un imbarazzatissimo Amadeus. Immagino i mancamenti tra i parlamentari di Fratelli d’Italia. “È il Festival dell’amore”. Geniale provocatore.

    Cugini di Campagna 6,5 – La canzone c’è, ha un ritornello che resta nelle orecchie. Visto che siamo nell’era dei social e degli influencer, il brano avrebbe avuto più successo se fosse stato cantato da altri. Come ad esempio i loro autori, La rappresentante di lista.

    Madame 8 – Domina il palco con un’esibizione possente e si commuove. Ritornello molto radiofonico, da tormentone. La storia di una prostituta e un suo ex cliente. Artista poliedrica e di talento, per lei, come ha ammesso, non è stato un Sanremo facile, dopo il caos vaccini. Non ha nascosto le sue fragilità e le ha superate grazie a un pezzo particolare e con una produzione contemporanea.

    Ariete 7 – Come detto da Amadeus, con questo Sanremo il grande pubblico ha potuto conoscere e apprezzare Ariete, una delle giovani cantanti più promettenti. Personalmente, pur nella sua semplicità, uno dei brani che spesso mi sono ritrovato a canticchiare in questi giorni. Vera, pur con qualche imprecisione nell’esibizione.

    Mr. Rain 8 – Un brano che è cresciuto tanto nel corso di questa settimana, così come il suo interprete, poco noto al grande pubblico, e che ha dimostrato di avere una penna molto interessante. Tratta un tema delicato come la depressione, ma con il coro dei bambini rientra nella categoria “ti piace vincere facile”. Chiude al terzo posto.

    Paola e Chiara 7,5 – Rosa shocking, un ritornello travolgente che fa venir voglia di ballare senza ritegno, ballerini boni e una coreografia che strizza l’occhio a TikTok. Il ritorno delle sorelle Iezzi non poteva essere diverso. Sono mancate al loro pubblico e faranno furore ai prossimi Pride. Già in questi giorni è tra i brani più ascoltati.

    Levante 7 – Una grande forza interpretativa, si vede che ci crede e ci tiene molto a questo pezzo. Energica. Un ritorno in scena, ma anche mentale, a un anno dalla nascita della figlia. Chiude troppo in basso in classifica.

    LDA 6 – La canzone continua a non convincere e di certo non l’aiuta al suo esordio a Sanremo. Troppo elementare. Lui nonostante la giovane età non si fa impaurire dall’Ariston e si muove sul palco con sicurezza e perizia da veterano. La scuola di Amici da questo punto di vista si vede.

    Coma Cose 7,5 – Una bella continuazione di Fiamme negli occhi, con la quale ci avevano incantato. Una canzone che rimarrà dopo questo Festival. La crisi di coppia e la voglia di amarsi ancora. Perché “l’addio non è una possibilità”. Le discese ardite e le risalite, come direbbe Battisti. Presto si sposeranno. Happy ending.

    Olly 6 – Spigliato ed energico, si diverte e fa ballare. Un giovane di cui continueremo a sentir parlare. D’altronde una vetrina come quella di Sanremo è fondamentale per avere visibilità. Cassa dritta, voce possente e una buona scrittura.

    Articolo 31 6 – Li abbiamo certamente preferiti nella serata delle Cover, quando hanno ripercorso i loro più grandi successi. In gara hanno portato un brano molto nostalgico, uno sguardo rivolto al passato che entusiasma poco. Ma d’altronde gli anni Novanta sono finiti da un pezzo.

    Will 5,5 – Brano adolescenziale e senza troppe pretese. In fondo parla al suo potenziale pubblico della generazione Z. Può sfruttare la visibilità dell’Ariston per fare un salto di qualità.

    Leo Gassmann 6,5 – Canzone che cresce con il passare degli ascolti, d’altronde la firma è quella di Riccardo Zanotti dei Pinguini Tattici Nucleari. La sua voce calda e riconoscibile arriva forte e l’interpretazione è migliorata nel corso delle serate.

    gIANMARIA 7 – Mostro è una delle canzoni che funzionano meglio, con un ritornello martellante che non esce dalla testa. Piacerà alle radio. Un interprete che, dopo X Factor, si conferma un interessante talento, il più strutturato tra i sei usciti da Sanremo Giovani. Ha un modo di cantare magnetico.

    Anna Oxa 5,5 – Un brano che proprio non arriva. Complesso e decisamente poco sanremese, fa gara a sé. Anna Oxa resta una delle voci più belle della musica italiana, ma ha cantato di meglio. L’urlo finale è già un meme. Una discussione a parte andrebbe fatta sugli outfit sfoggiati in questo Festival.

    Shari 5,5 – Una bella voce soul e calda, ma il brano proprio non resta in mente. Fiocco di neve. Forse ancora troppo acerba per il Festival. Più a fuoco nella serata delle Cover, accompagnata da Salmo. Mica cotica.

    Gianluca Grignani 6,5 – Un brano intenso sul rapporto con un padre assente, che viene perdonato. Vero e con uno dei testi migliori di questo Sanremo. Lui lo interpreta con grande emozione e trasporto. In generale siamo contenti di rivedere Grignani in buona forma e su un palco come quello dell’Ariston.

    Sethu 6 – Il ragazzino dark e punk merita la sufficienza: una delle novità più interessanti di questo Festival. Mina vagante. All’1.30 con la sua energia e rabbia dà una bella sveglia. Chiude all’ultimo posto, ma visti i precedenti recenti può anche essere di buon auspicio.

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