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Il monologo di Fedez contro Draghi, Lega e Rai è una rivoluzione underground

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Non ci sarebbe stato nulla di strano se fosse stata una Dance Hall o una Jam Rap, di quelle che c’erano negli anni ’90 dove i rapper litigavano per avere in mano il microfono e tra un pezzo e l’altro esponevano il loro pensiero antisistema, manifestando sdegno e protesta. Nulla di stano perché quella era una cultura underground e una volta la chiamavamo contro-informazione.

Invece Fedez ieri l’ha fatto in diretta tv, davanti a milioni di spettatori e questo oggettivamente ha dell’inedito e dell’incredibile. Da qualsiasi punto di vista la si voglia vedere, quello che ieri il rapper milanese ha messo in scena davanti all’audience di Raitre è stato un gesto di disobbedienza mediatica, una rivoluzione nei confronti del mainstream.

Già da come si è presentato sul palco con il cappellino calato sugli occhi, non era più il Fedez che siamo abituati a vedere in questi anni, l’influencer sposato con Chiara Ferragni, sempre sulla cresta dell’onda tra polemiche, attivismo, creatività e brand, il fighetto per la destra e la figura discussa per la sinistra.

No, quello che abbiamo visto ieri sera sul palco del concertone del Primo Maggio al Parco della Musica di Roma era un Fedez inequivocabile, era l’hip-hop allo stato puro che entrava in scena. Quello di Fight the power dei Pubblic Enemy, di Straight Outta Compton degli NWA o de Lo straniero dei Sangue Misto. L’immagine di lui sul palco richiamava più Militant A degli Assalti Frontali che il fenomeno mediatico che oggi rappresenta il rapper milanese.

Con questo stile e nel segno di questo linguaggio, ha mostrato a tutti che in Italia la censura, seppur velata, esiste. Mentre rappa il primo pezzo, in mano ha un foglio che tiene lì sotto gli occhi, poi lo appoggia poi lo riprende in mano. Un po’ di curiosità agli occhi del telespettatore viene nel cercare di capire cosa ci sia scritto su quel foglio.

Così, dopo aver concluso la sua prima performance, il rapper senza indecisioni dice in diretta davanti a milioni di telespettatori di avere subito per la prima volta nella sua vita una revisione dalla vice-direttrice di Raitre sul testo di ciò che avrebbe proclamato sul palco [qui il discorso integrale].

Dice che la vice-direttrice ha definito “inopportuno” il suo intervento e che su alcune cose che da lì a poco avrebbe detto si sarebbe assunto la piena responsabilità.

E così, dopo aver fatto un appello sullo stato pietoso in cui versano i lavoratori dello spettacolo, dopo aver detto apertamente che il governo non sta facendo nulla per tutelare una fascia di cittadini che non si sentono rappresentati come categoria di lavoratori, uomini e donne che vedono a rischio la loro stessa esistenza professionale, Fedez fa un appello direttamente a Draghi affinché faccia qualcosa, prenda posizione sullo stato dell’arte della cultura in Italia e non solo sulla Super Lega del calcio.

Arriva il primo applauso: “Aspettate – dice – questa è la parte di testo che è stata approvata dalla revisione Rai. Adesso arriva il bello”.

A proposito di Lega, quello che non è stato approvato è invece una forte critica al partito di Salvini e a diversi sui senatori e parlamentari, nonché consiglieri comunali e regionali. Una forte critica sulla campagna diffamatoria che stanno facendo contro il disegno di legge Zan, sulla resistenza del governo a discutere questa proposta di legge, in generale sulle loro posizioni xenofobe su Lgbt e sul mondo Gay.

E qui una sequela di frasi da haters che i vari esponenti politici della Lega hanno pronunciato o scritto in questi ultimi mesi contro gli omosessuali e che forse così esplicitate e snocciolate in sequenza in Rai non abbiamo mai sentito. Poi chiama all’appello il senatore Pillon e lo critica apertamente contro la sua visione oltranzista della famiglia, contro la sua posizione sull’aborto e sul ruolo della donna, in qualche modo contrapponendolo al Vaticano di Papa Francesco. “Il Vaticano ha investito 20 milioni di euro sulla pillola del giorno dopo, forse il nemico lo avete in casa”.

Un gesto coraggioso, quello di Fedez, che riporta il ragazzo dell’hip-hop nato sulla strada direttamente sul palco con milioni di telespettatori.

Tutto ciò 10 anni fa sarebbe stato impossibile. Che un rapper, un artista potessero salire sul palco e dire quello che pensavano davanti a milioni di persone era, come ancora è, totalmente inconcepibile per il sistema radiotelevisivo italiano.

Oggi, grazie alla grandissima operazione social che Fedez ha fatto, alle campagne, le raccolte fondi contro il Covid e pro lavoratori dello spettacolo, le tante altre battaglie che ha portato sul campo, tutto ciò è accaduto, perché Fedez, così come l’arte, non ha più bisogno della televisione.

Un gesto di coraggio immane e una rivalsa dell’arte sulla cultura appiattita del Paese. Quello che una volta sarebbe stato possibile e relegato solo alla cultura underground, oggi ha sbancato nella cultura di massa.

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