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Stati Uniti, al via i test per il trapianto di liquido vaginale: curerebbe la vaginosi batterica

Un team di ricercatori della John Hopkins potrebbe presto offrire alle donne il trapianto di liquido

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 11 Set. 2019 alle 12:15 Aggiornato il 11 Set. 2019 alle 12:17
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Immagine di copertina

Avviate le sperimentazioni per il trapianto di liquido vaginale negli Stati Uniti

Un team di medici della John Hopkins University sta lavorando a un programma per lo screening di donatori di liquido vaginale, con cui spera di offrire il trapianto alle donne che soffrono di vaginosi batterica.

Secondo il team di ricercatori della John Hopkins, i trapianti di liquido potrebbero servire a prevenire la vaginosi, una particolare infezione che colpisce molte donne e mette a rischio la salute delle pazienti incita.

Anche se esistono già antibiotici in grado di curare l’infezione, questi spesso non sono sufficienti a debellarla completamente, e una donna che la contrae una volta può soffrirne anche in seguito. Con il trapianto di liquido, invece, questo non si verificherebbe più.

La vaginosi non è una malattia grave, ma deve essere curata in modo adeguato perché rende le donne più vulnerabili alle infezioni urinarie e ai batteri che si trasmettono sessualmente.

Inoltre la vaginosi batterica aumenta il rischio che le donne incinta soffrano di una gravidanza precoce.

I medici della John Hopkins hanno spiegato che ricambiare le molecole del liquido vaginale è importante perché quando si verifica un cambiamento nell’equilibrio naturale della vagina, questa inizia a ospitare microrganismi diversi, che possono portare infezioni.

Ciò che mangiamo e più in generale i nostri stili di vita sconvolgono il nostro ecosistema. I rapporti sessuali, i lavaggi vaginali o i cambiamenti ormonali legati al ciclo mestruale aumentano il Ph, e spingono i microrganismi sani, che prosperano in un ambiente acido e non alcalino, a lasciare spazio ai batteri della vaginosi.

Il team di ricercatori ha esaminato un gruppo di 20 donne, e ha poi riportato i risultati delle analisi sulla rivista specializzata Frontiers in Cellular and Infection Microbiology: lo studio rivela che il donatore “ideale”, che renderebbe il trapianto sicuro, è una persona che non ha rapporti sessuali da 30 giorni e che non ha nessun tipo d’infezione

Una delle ricercatrici del team ha spiegato come funzionerebbe la donazione: “La donna dovrebbe inserire e poi rimuovere dalla vagina un disco di plastica flessibile, simile a una coppetta mestruale, per raccogliere il campione”.

“È rapido e semplice e un campione raccolto in quel modo sarebbe sufficiente a creare una dose per il trapianto”, ha detto la scienziata alla Bbc.

“Se riusciamo a ottenere i finanziamenti, possiamo iniziare subito. Alcune donatrici su sui abbiamo effettuato i test hanno dichiarato di voler partecipare alle sperimentazioni, che vorremmo effettuare su un primo campione di 40 pazienti. Ad alcuni di questi vorremmo somministrare la dose vera, ad altri un placebo. Tutti continuerebbero comunque a ricevere la cura antibiotica per la vaginosi batterica”, ha concluso la ricercatrice.

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