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“Io, medico cattolico spengo le macchine ai malati che vogliono morire”: il primario del Gemelli sul fine vita

Di Laura Melissari
Pubblicato il 30 Set. 2019 alle 11:32 Aggiornato il 30 Set. 2019 alle 11:33
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“Io, medico cattolico spengo le macchine ai malati che vogliono morire”: il primario del Gemelli sul fine vita

Mario Sabatelli, primario dell’ospedale Gemelli e medico cattolico, ha rilasciato un’importante intervista a Repubblica sul fine vita. “Il rifiuto delle cure non è eutanasia ma una questione di buona prassi medica. Già oggi la legge, la Costituzione e il codice deontologico lo consentono. Anche il Magistero della Chiesa è chiaro: non c’è un diritto di morire ma sicuramente un diritto a morire in tutta serenità, con dignità umana e cristiana”. Sono le parole del medico cattolico.

Sabatelli non ha dubbi: “Piergiorgio Welby e Walter Piludu? Fossero stati miei pazienti, avrei seguito le loro decisioni senza bisogno di tribunali”, spiega il primario dell’ospedale cattolico alla guida di Nemo, reparto all’avanguardia per i malati di sclerosi laterale amiotrofica.

“I malati da noi sanno che potranno rinunciare al respiratore, quando per loro dovesse diventare intollerabile. Solo con questa sicurezza il 30 per cento accetta oggi la tracheotomia”, dice Sabatelli.

“Solo il malato può valutare se la ventilazione meccanica è trattamento proporzionato alla propria condizione e quindi non lesivo della propria dignità di vita. Chi accetta ha diritto ad essere assistito a casa, aiutato dalle istituzioni. Chi rifiuta ha diritto a morire con dignità”, dice il medico prendendo una posizione forte sul dibattuto tema del fine vita.

E non chiude gli occhi davanti a quello che spesso succede negli ospedali italiani, dicendo che i medici che si arrogano il diritto di intubare i malati che si erano detti contrari, compiono dei veri e propri abusi.

“Il compito del medico è seguire le scelte del paziente, alleviare le sofferenze. Troppi non lo fanno per paura, ignoranza della Costituzione e dei documenti della Chiesa”, dice Sabatelli.

Per il primario, il ruolo del medico è informare consapevolmente il paziente, nella maniera più approfondita e chiara possibile.

Nella sua carriera da medico, Sabatelli racconta di aver tolto il respiratore a pazienti che erano stanchi di vivere immobili, attaccati alle macchine: “Sono stati sedati profondamente e solo a quel punto spenta la macchina che soffiava aria nei polmoni. Sono morti senza dolore, dormendo”.

La differenza con l’eutanasia però è abissale, spiega il medico cattolico: “Certo, il risultato finale è la morte, ma è cosa diversa dal dare un farmaco che provoca la fine. Sceglie la persona e il principio che ci guida è la proporzionalità”.

Da medico cattolico, Sabatelli spiega ciò che dice a proposito la Chiesa in un documento del 1980: “È lecito interrompere l’applicazione di tali mezzi, quando i risultati deludono le speranze riposte in essi”.

Per Sabatelli dunque la sedazione profonda è eticamente accettabile per un cattolico: “Il medico deve assistere chi soffre, eliminare il dolore. Io, medico, riconosco il diritto a rifiutare la cura e assisto il sintomo, il senso di soffocamento, con la sedazione”, dice a Repubblica.

Il diritto di dormire per non soffrire: la sedazione profonda non è eutanasia

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