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Le ‘canne’ in gravidanza non fanno bene ai bambini: danni al sistema cerebrale

La cannabis è la droga illegale più usata nel mondo dalle donne incinte, a volte assunta come rimedio per le nausee mattutine o per l'ansia

Di Maria Teresa Camarda
Pubblicato il 15 Ott. 2019 alle 16:16
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Le ‘canne’ in gravidanza creano danni al sistema cerebrale dei bambini

Le “canne” in gravidanza non fanno bene ai bambini che nasceranno: ci sono conseguenze negative sullo sviluppo del sistema centrale del bambino. È uno dei risultati di un nuovo studio effettuato dai ricercatori dell’Università di Cagliari e guidato da Miriam Melis, in collaborazione con l’Accademia delle Scienze Ungheresi a Budapest e l’Università del Maryland a Baltimora.

In particolare lo studio rivela come l’uso durante la gravidanza della cannabis e l’esposizione al suo principale componente psicoattivo – il THC – modifichi il sistema dopaminergico della prole e la renda suscettibile ai suoi effetti psicotici durante la preadolescenza.

Il lavoro, che esce oggi, 15 ottobre, sulla prestigiosa rivista internazionale “Nature Neuroscience”, mostra come l’uso di una droga considerata “leggera”, se assunta durante la gravidanza modifichi la regione cerebrale importante per le emozioni, il piacere e diverse funzioni cognitive, così come fanno cocaina e l’alcol.

Un’evidenza, spiegano gli esperti, molto importante perché, con la crescente legalizzazione della marijuana e la diffusa percezione di una sua sostanziale innocuità, la cannabis è la droga illegale più usata nel mondo dalle donne incinte, a volte assunta come rimedio per le nausee mattutine o per l’ansia.

Gli autori dello studio sperano quindi che la loro scoperta sulle “canne” in gravidanza aiuti il processo di consapevolezza.

D’altronde – questo il ragionamento – gli studi dimostrano come rispetto ai loro pari questi bambini siano iperattivi, disattenti, più impulsivi e più suscettibili alle psicosi. Non sorprende quindi gli autori che anche lo sviluppo del loro sistema dopaminergico sia alterato.

Gli stessi ricercatori però sono stati in grado di correggere le modificazioni cerebrali, a livello sia cellulare sia comportamentale, riuscendo a proteggere i piccoli esposti al THC con un farmaco attualmente approvato dall’agenzia americana del farmaco (Food and Drug Administration) in diversi studi clinici per il trattamento della schizofrenia, del disturbo bipolare e dei disturbi psichiatrici associati all’uso di cannabis.