Arriva la “tassa sulla pipì” in bar e ristoranti: la proposta di legge approvata dalla Regione Lazio

Se la proposta diventerà legge, ristoranti e bar potranno chiedere un compenso minimo per far utilizzare i servizi igienici anche a chi non è cliente

Di Giovanni Macchi
Pubblicato il 14 Set. 2019 alle 13:20 Aggiornato il 10 Gen. 2020 alle 20:21
1
Immagine di copertina
Credit: PIxabay

“Tassa sulla pipì” in bar e ristoranti: la proposta di legge approvata dalla Regione Lazio

Ristoranti e bar potranno chiedere un compenso minimo per far utilizzare i servizi igienici anche a chi non è cliente. Accadrà a Roma e nel Lazio se sarà approvata in via definitiva la proposta di legge soprannominata “tassa sulla pipì”, che ha superato lo scorso 9 settembre il vaglio della commissione Bilancio della Regione. Per esigere questo compenso, basterà esporre un cartello che indica il costo per usufruire nei bagni.

La nuova norma, come riporta Affari Italiani, è contenuta nella proposta di legge regionale n. 37 del 20 giugno 2018, all’articolo 6, il quale prevede che: “Qualora il servizio igienico, per i soggetti diversi dalla clientela dell’esercizio, sia messo a pagamento, il prezzo dello stesso deve essere reso ben noto attraverso l’apposizione di idoneo cartello”.

Non è ancora chiaro a quanto dovrebbe ammontare l’ipotetica “tassa sulla pipì”, né se ci sarebbero sanzioni per chi non esponesse il cartello.

La proposta non piace tuttavia al comune di Roma, che a luglio ha approvato il Nuovo regolamento di polizia urbana, nel quale si legge che: “È fatto obbligo agli esercenti degli esercizi pubblici di consentire l’utilizzo dei servizi igienici a chiunque ne faccia richiesta”.

Una contraddizione, insomma, non solo tra l’amministrazione regionale e quella comunale, ma anche i due azionisti principali del nuovo governo Conte bis. Da una parte, infatti, c’è la giunta regionale del Lazio, guidata dal governatore e segretario Pd Nicola Zingaretti, dall’altra la maggioranza capitolina del Movimento Cinque Stelle, con Virginia Raggi come prima cittadina.

Contraria a questo onere, già soprannominato “tassa sulla pipì”, anche la Codacons. “Siamo alla follia”, ha dichiarato il presidente Carlo Rienzi. “L’uso dei bagni è compreso nel servizio reso da bar e ristoranti, e non si capisce perché debba essere messo a pagamento. Una nuova tassa a carico di cittadini e turisti che rischia di creare il caos e che potrebbe essere impugnata nelle opportune sedi: la pipì rientra tra le esigenze fisiche primarie degli essere umani, e vietare l’uso dei bagni in assenza di pagamenti potrebbe rappresentare una violenza e una lesione dei diritti fondamentali della persona, oltre ad avere effetti gravi sul fronte sanitario”.

Viva i bagni pubblici “gender free”. E diciamo basta anche all’etichetta “disabili”

1
Accesso

Se non ricordi la tua password o in precedenza usavi un account social (Facebook, Google) per accedere, richiedi una nuova password.