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Stop al tetto per lo stipendio dei superdirigenti pubblici: il governo vuole rimetterlo

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Stop al tetto per lo stipendio dei superdirigenti pubblici: il governo vuole rimetterlo

Dopo le polemiche delle scorse ore, il governo ha presentato un emendamento al decreto Aiuti bis per reintrodurre il tetto agli stipendi dei dirigenti pubblici, aggirato dal decreto Aiuti bis approvato ieri dal Senato. L’emendamento andrebbe a sopprimere l’art. 41 bis del decreto votato ieri dall’aula di Palazzo Madama dopo settimane di stallo a causa delle modifiche al Superbonus.

Tra le misure urgenti in materia di energia, emergenza idrica, politiche sociali e industriali contenute provvedimento da 17 miliardi, è prevista anche la possibilità di un trattamento economico accessorio per i capi di polizia, forze armate e pubblica amministrazione, eventualmente in deroga al limite di 240mila euro stabilito per i dirigenti pubblici.

Il testo è ora all’esame della commissione Bilancio della Camera, prima di passare domani alla Camera. Se l’emendamento dovesse essere approvato, il decreto dovrà tornare al Senato per una terza lettura.

In alternativa, fonti di Palazzo Chigi hanno dichiarato alle agenzie che il governo potrebbe rinunciare a chiedere di votare l’emendamento se le forze politiche all’unanimità decideranno di approvare l’ordine del giorno “che dispone la soppressione dell’articolo nel decreto Aiuti Ter”. In questo modo il decreto Aiuti bis potrebbe essere approvato subito, rimandando la questione del tetto degli stipendi al terzo decreto Aiuti, a cui il consiglio dei ministri punta a dare il via libera entro la fine della settimana.

Rimane intanto il mistero sulle origini della norma che ha spinto fonti Palazzo Chigi a esprimere “disappunto” per la fine del tetto agli stipendi dei vertici della Pa. Anche Sergio Mattarella ha espresso perplessità, giudicando la misura “inopportuna” durante un incontro con Mario Draghi.

“C’è stato un guaio, non abbiamo capito per responsabilità di chi. Un guaio assoluto e totale, uno schiaffo. Lo cambieremo, andrà cambiato”, ha detto il segretario del Partito democratico Enrico Letta, che si è detto soddisfatto della posizione assunta dal governo sull’impegno a “reintrodurre il tetto sugli stipendi pubblici”. Giuseppe Conte ha invece accusato Partito democratico, Forza Italia e Fratelli d’Italia, colpevoli di aver votato in Aula per il provvedimento definito dal presidente del Movimento 5 stelle “vergognoso”.

“Questo è indegno contro lavoratori che hanno mandato avanti il paese”, il commento invece del segretario della Cgil Maurizio Landini, secondo cui il provvedimento “va cancellato”. “Chi ha un reddito di 240 mila euro non ha problema di pagare affitto, pagare le bollette, mentre il decreto aiuti dovrebbe aiutare chi non ce la fa ad arrivare a fine mese”, ha detto dal palco dell’assemblea dei delegati a Bologna.

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