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Cassese a TPI: “C’è un uso abusivo dello stato d’emergenza”

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Grafica: Emanuele Fucecchi

"Non ci sono le condizioni per prolungare ancora lo stato d'emergenza. Al governo serve per sfruttare la Protezione civile e il fondo emergenze nazionale": parla il giurista, accademico italiano e giudice emerito della Corte costituzionale Sabino Cassese

Professor Cassese, si parla di prolungare lo stato d’emergenza ancora fino a dicembre: attualmente stiamo davvero vivendo in uno stato d’emergenza, secondo lei?
“Non mi risulta che esistano fatti nuovi che lo giustifichino. E ritengo che sia stata già sufficientemente prolungato, ben oltre le condizioni previste dal codice della Protezione civile del 2018 che la consentono”.

A livello costituzionale quali devono essere gli estremi per decretarlo?
“Non vi sono condizioni dettate dalla Costituzione per la dichiarazione dello stato di emergenza. Esso è regolato dal codice della Protezione civile del 2018, che prevede le condizioni per dichiarare lo stato di emergenza: la necessità di assicurare il soccorso e l’assistenza alle popolazioni colpite dagli eventi calamitosi (articolo 2). Al momento queste condizioni non ci sono”.

I tempi: il 31.01.22 in teoria è il termine massimo di 12 mesi+12 mesi. Ma si discute già su possibili decreti per prolungarlo ancora. È così, come funziona? Può essere prolungato all’infinito?
“Certamente un prolungamento all’infinito è illegittimo. Non si possono superare i 24 mesi complessivi. Sarebbe anche un’interpretazione sbagliata della norma quella che consentisse dichiarazioni dello stato di emergenza di minore durata, ma per un periodo complessivamente superiore a 24 mesi”.

Per assicurare rapidità di azione, lo strumento che è stato più utilizzato quest’anno è stato il Dpcm. Il governo Draghi sostiene di averli ridotti. Ma cosa comporta in una democrazia l’utilizzo prolungato di Dpcm?
“La dichiarazione dello stato di emergenza viene fatta con un semplice delibera del Consiglio dei Ministri. Il Dpcm è un atto amministrativo, di regola, adottato dal presidente del Consiglio dei Ministri, non diverso nella sua forza giuridica da un decreto ministeriale”.

Draghi invoca lo stato di emergenza soprattutto giustificandolo con la “prudenza”. Con l’essere pronti in caso di bisogno, se in autunno dovesse ripeggiorare la situazione contagi, soprattutto a causa delle varianti. È così? Non basta convocare un Cdm per decidere sullo stato d’emergenza?
“Per la facilità con la quale può essere dichiarato lo stato di emergenza, non c’è bisogno di vivere in un perenne stato di emergenza. Penso che il vero motivo che spinge a utilizzare lo stato di emergenza è di carattere più burocratico-contabile: utilizzare il fondo per le emergenze nazionali, valersi delle contabilità speciali, utilizzare il dipartimento della Protezione civile”.

Qual è la differenza, in termini di democrazia, tra lo stato d’emergenza di Conte e quello di Draghi?
“Non vi sono differenze tra uno stato di emergenza di un governo e lo stato di emergenza di un altro governo. Esistono solo differenze tra la dichiarazione dello stato di emergenza quando vi sia davvero emergenza e la dichiarazione dello stato di emergenza fatta per altri motivi. In questo secondo caso, c’è un utilizzo abusivo dell’istituto, che non è grave soltanto per l’interpretazione troppo vasta dello stato di emergenza, ma anche perché è il segno di una grave inefficienza dello Stato. Questo dovrebbe essere dotato normalmente degli strumenti per fronteggiare difficoltà che non abbiano la gravità dell’emergenza, così come il corpo umano, se dotato di buoni anticorpi, non ha bisogno di medicine per superare alcuni stati di morbilità”.

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