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Governo Conte bis, notte di trattative per i sottosegretari. Attesa per Cdm

Occhi puntati sul CdM convocato per le 9.30. L'obiettivo è far giurare la squadra (circa una quarantina di sottosegretari) il prima possibile

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 13 Set. 2019 alle 08:44 Aggiornato il 13 Set. 2019 alle 09:04
Immagine di copertina
Il primo CdM del governo Conte Credit: AFP

Governo Conte bis, si accelera sui sottosegretari. CdM alle 9.30

Sui sottosegretari il governo Conte bis non è riuscito a trovare l’accordo. Ma il premier Giuseppe Conte, irritato per il ritardo, ha chiesto di chiudere la partita. L’ufficializzazione avverrà probabilmente in mattinata, nel CdM delle 9.30.

La trattativa per i sottosegretari

La trattativa è ancora in corso per sciogliere gli ultimi nodi. E probabilmente andrà avanti ancora nella notte. Il pantano sulle caselle, comprese quelle dei viceministri, rischia di bloccare il Parlamento. Ma c’è un’altra bomba pronta a esplodere: le presidenze leghiste delle commissioni.

Pd e Movimento Cinque Stelle hanno discusso su alcune poltrone chiave, ma problemi ci sono stati soprattutto nel mondo grillino. Luigi Di Maio nei giorni scorsi, per togliersi d’impaccio, aveva scaricato l’onere di trovare i candidati sui gruppi parlamentari, chiedendo cinque nomi per ogni commissione.

Le quote Pd-M5S da rispettare

Le quote dei sottosegretari del governo Conte restano comunque quelle stabilite, i posti in palio sono solo 42: 22 per i Cinquestelle, 18 per i dem, due per Leu (o forse solo uno).

Le grane sono soprattutto l’editoria e i servizi segreti, il cui destino sembra viaggiare di pari passo. Conte ha già annunciato di voler tenere per sé la responsabilità degli 007, mentre Di Maio vorrebbe piazzarci uno dei suoi.

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L’elenco dei sottosegretari e dei viceministri

I Cinque Stelle Laura Castelli e Stefano Buffagni si contendono il ruolo di viceministro all’Economia. Un ruolo da dove passano le nomine pesanti: sono circa 400 le poltrone di sottogoverno che l’esecutivo dovrebbe assegnare. Al Pd – che ha Gualtieri come ministro – andrebbe solo un posto di sottosegretario per Antonio Misiani.

Nel frattempo in casa M5S diversi ex ministri vorrebbero rientrare nel governo nel ruolo di sottosegretari. Come Barbara Lezzi che spera di restare nel ministero – il Sud – che ha diretto (lei però ha smentito, dicendo di tornare volentieri al Senato) o Elisabetta Trenta, ex ministro della Difesa, pronta a rientrare come sottosegretaria all’Interno.

Al Viminale c’è chi ipotizza solo due sottosegretari, per tenere basso il “tasso” di presenza politica, ma i contendenti sono tanti, i nomi potrebbero diventare quattro (in corsa per i dem Emanuele Fiano).

Sul fronte M5S, altri nomi in corsa sono quelli di Roberta Alaimo alla Pubblica amministrazione, Adriano Varrica ai Trasporti, Andrea Giarrizzo all’Innovazione. Praticamente certi quelli di Manlio Di Stefano agli Esteri, Vittorio Ferraresi alla Giustizia, Angelo Tofalo alla Difesa, Francesco D’Uva alla Cultura.

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Per i sottosegretari del governo Conte in quota Pd, tra i renziani si fanno avanti Anna Ascani (Istruzione), Luigi Marattin (Economia), Emanuele Fiano (Interno), Simona Malpezzi (Istruzione), Salvatore Margiotta, Mario Cociancich e Dario Stefano. Al Nazareno in aggiunta si parla di Antonio Misiani (Economia), Giampaolo Manzella (Mise), Lia Quartapelle e Marina Sereni (Esteri), Roberto Morassut e Debora Serracchiani.

A Leu potrebbero andare, invece, due incarichi per Michela Rostan e Rossella Muroni.

Governo Conte bis, i temi dell’editoria

Altro scontro sul terreno caldo dell’editoria. Messo da parte Vito Crimi, quello che vuole tagliare i fondi a tutti, che vuole chiudere Radio Radicale e per questo fu bollato da Massimo Bordin con il famoso “gerarca minore”. Per il posto sono in corsa i dem Andrea Martella e Walter Verini. Ma non è del tutto tramontata l’ipotesi di Giovanni Legnini.

La poltrona di vicesegretario con delega all’editoria fa però gola anche al grillino Emilio Carelli, che vanta un passato più che glorioso nel mondo dell’informazione televisiva. E ai dem non fa proprio piacere.

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