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Il viaggio in Marocco di Salvini e Savoini e il mistero dei 150mila euro finiti in un bagno di Parigi

Un'inchiesta del Fatto Quotidiano rivela che Savoini, l'ex portavoce di Salvini, avrebbe ricevuto denaro per aver segnalato aziende italiane cui concedere appalti in Marocco

Di Marta Facchini
Pubblicato il 31 Lug. 2019 alle 13:18 Aggiornato il 31 Lug. 2019 alle 20:28
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Immagine di copertina

Savoini, il Marocco e il mistero dei 150mila euro finiti in un bagno di Parigi

Prima del Metropol di Mosca, c’era stato il Marocco. Ma, al centro, sempre Gianluca Savoini, l’ex portavoce del ministro dell’Interno Matteo Salvini, oggi indagato per corruzione internazionale.

L’uomo di fiducia del vicepremier leghista, ancora prima del tempo dei rubli, avrebbe tessuto legami, e favorito relazioni, con la corte del re Mohammed VI con l’obiettivo di definire una lista di aziende italiane per futuri appalti nel paese e garantire una stampa favorevole al governo di Rabat. A dirlo in un’esclusiva è Il Fatto Quotidiano, che ricostruisce due momenti chiave dei rapporti tra Savoini e il Marocco: nell’ottobre 2015 una sua trasferta, insieme all’allora esponente di punta del Carroccio Salvini, alla corte del sovrano Mohammed VI e, nella primavera 2016,  un incontro a Parigi tra Savoini e Mohamed Khabbachi, ex direttore generale dell’agenzia di stampa nazionale Map ed emissario del sovrano per le attività di lobby in Europa, compresa l’Italia.

Secondo quanto ricostruito dai giornalisti Luigi Franco e Thomas Mackinson, l’incontro della coppia Salvini-Savoini con il Re Mohammed VI risale a quattro anni fa. A Rabat, oltre al sovrano, il duo incontra un magnate delle televisione e i ministri dell’immigrazione e dei lavori pubblici.

Il tour, riporta Il Fatto, è organizzato da Claudio Giordanengo, un dentista della provincia di Cuneo che si presenta come il “responsabile esteri della lega”, che a marzo si è candidato come primo cittadino di Saluzzo ed è amico di Savoini dalla fine degli anni Novanta. Lo scopo della visita, spiega Giordanengo, era “unire alla missione politica anche la presentazione di aziende interessate a operare in Marocco. Se poi ci sono stati altri personaggi che hanno stabilito rapporti economici non lo so”.

“Qui in Marocco si deve investire. È una terra stupenda”, era stato il commento rilasciato da Salvini al Corriere della Sera dopo la visita.

Le settimane seguenti, si legge nell’inchiesta di Franco-Mackinson, vedono rafforzarsi le relazioni con gli emissari del governo marocchino in un percorso che va dalle reiterate visite di Khabbachi a Milano fino a un appuntamento con Savoini all’Hotel Le Méridien Etoile a Parigi, avvenuto nella primavera 2016.

Secondo le fonti consultate da Il Fatto Quotidiano, Savoini avrebbe ricevuto un plico contenente 150mila euro consegnate da Khabbachi a due passi dall’ambasciata del Marocco nella Ville Lumière. Una ricompensa per aver fornito alle autorità marocchine una lista di aziende italiane da segnalare per futuri appalti nel paese nordafricano. Né Savoini né Khabbachi hanno confermato.

Stando alla ricostruzione del Fatto, Savoini avrebbe portato i soldi nel bagno dell’hotel Le Méridien per accertarsi della quota ma le banconote sarebbero cadute nella tazza. Le avrebbe raccolte, pulendole una a una.

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