Salvini, Göring diceva che bisogna aizzare paura e odio irrazionale: ti ricorda qualcosa?

Di Giulio Cavalli
Pubblicato il 21 Mag. 2019 alle 12:25 Aggiornato il 21 Mag. 2019 alle 13:14
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Immagine di copertina
Hermann Göring e Matteo Salvini

Hermann Göring, il fondatore della Gestapo, lasciò detto: “È naturale che la gente non voglia la guerra; non la vogliono gli inglesi né gli americani, e nemmeno i tedeschi. Si capisce. È compito dei leader del paese orientarli, indirizzarli verso la guerra. È facilissimo: basta dirgli che stanno per essere attaccati, denunciare i pacifisti per mancanza di patriottismo e perché mettono in pericolo il paese. Funziona così in qualsiasi paese, che sia una democrazia, una monarchia, una dittatura”.

In pratica, dice Göring che l’importante è ingozzare come oche la gente di paura finché non gli scoppia il fegato. Bisogna fare in modo che il fermento, l’insoddisfazione, la disperazione, la complessità, la fatica, lo spirito di vendetta si trasformino in odio, odio irrazionale, odio che persiste e cresce senza guardare in faccia la realtà dei fatti, senza verificare i numeri.

Un popolo di odiatori seriali che passa tutto il giorno a immaginare ciò che potrebbe fare il nemico o a rovistare tra l’immondizia della cronaca nera qualche evento, anche piccolo, che testimoni la propria tesi, nonostante la realtà generale dei fatti la smentisca.

Non è niente di nuovo e sì, nonostante il ministro dell’inferno se la prenda così tanto, assomiglia alla retorica fascista e nazista questo odio usato per veicolare la propaganda e inseguire i voti. Si chiama buonsenso l’irrazionale (e illegale) diritto di esse cattivi.

Ognuno si sente sotto assedio e decide di occuparsi solo delle cose più strette, del proprio cortile, dei pochi familiari e amici. Non esiste comunità: Gli uomini sono isole che galleggiano nella bile e che cercano di evitarsi il più possibile.

Non è solo questione di razzismo, no, non solo: è un’individualismo spinto che vede la solidarietà, in qualunque sua forma, come una breccia nella fortezza che invece bisogna sorvegliare ben asserragliata.

Lo chiamano patriottismo ma è solo il diritto di farsi i cazzi propri, di non rispondere a una responsabilità generale e di non sottoporsi ai trattati internazionali che nei secoli (e soprattutto negli ultimi decenni) hanno stabilito il confine della dignità umana, tutta.

E noi siamo quel Paese lì, ingozzato di odio e di paure che non si riescono a scalfire, convinti che l’individuare un nemico sia l’illuminante soluzione dei nostri problemi atavici da cui non riusciamo a liberarci.

E l’illusione durerà giusto il tempo di riscoprirsi a breve (passerà del tempo, ma ce ne accorgeremo) sempre identici a se stessi. Sempre con gli stessi problemi. Solo più gretti, piccoli, impauriti. Patetici.

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