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Home » Politica

Forza Mediaset: altro che par condicio, sulle reti di Berlusconi dilaga il centrodestra

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Signore e signori, ecco a voi tele-destra, che sprezzante di ogni discorso sulla par condicio offre una tribuna preziosa per una specifica area politica, guarda caso quella in cui troneggia Giorgia Meloni, contornata dagli alleati-avversari, Matteo Salvini e, ovviamente, Silvio Berlusconi. Lasciando le briciole agli avversari, il minimo indispensabile. A Mediaset i primi giorni di campagna elettorale sono andati praticamente a senso unico, con una massiccia presenza di esponenti della coalizione di centrodestra. E una palese sovraesposizione di Forza Italia.

Insomma, a Cologno Monzese riecheggia la voce del padrone, e dei suoi alleati, seppure con un contentino dispensato agli avversari politici, a cominciare dal Partito democratico, che rispetto al Movimento 5 Stelle ha maggiore considerazione. Almeno per quanto riguarda l’aspetto quantitativo. Certo, nulla di nuovo sotto il sole: basta accendere premere il tasto “on” del telecomando e sintonizzarsi su uno dei canali del Biscione per vedere la composizione del parterre degli ospiti durante il talk show dell’azienda berlusconiana. Spesso sembra una rimpatriata tra amici, tutti d’accordo con un progetto di centrodestra, qualsiasi siano gli argomenti affrontati. E oltre ai politici è immancabile il commento di qualche opinionista d’area, che blandisce l’interlocutore di centrodestra in un’escalation di unione di intenti. Così, tra le righe, fa capolino qualche rappresentante del centrosinistra, quasi a fare da sparring partner. Un canovaccio consolidato, che si percepisce a occhio.

Silvio live

Ma la conferma delle sensazioni visive, per così dire, arrivano dagli ultimi numeri ufficiali disponibili, bollinati dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazione (Agcom), relativi al periodo compreso tra il 3 e il 20 agosto. Quello antecedente alla consegna delle liste ma successivo al decreto di convocazione dei comizi. Ebbene, stando agli spazi concessi da Mediaset, il partito di Silvio Berlusconi sarebbe il più forte, come se l’Italia si fosse fermata a una ventina di anni fa. Mentre, tra le righe, emerge una certa ostilità nei confronti di Fratelli d’Italia, che comunque non può certo lamentarsi, rispetto all’informazione di Tg4, Tg5 e Studio Aperto. L’analisi dei numeri si sofferma quindi sulle edizioni principali, quelle clou. Il tempo di parola, quindi delle dichiarazioni riportate da esponenti del partito azzurro, è pari al 17 per cento al Tg4, che si aggiunge al 18,9 per cento della Lega e al 10,1 per cento di Fratelli d’Italia. In totale, nelle edizioni più importanti del telegiornale che fu di Emilio Fede, si vola oltre il 46 per cento distribuito ai tre partiti della coalizione.

Ma l’aspetto più interessante riguarda la formazione di Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria nonché ex dipendente Mediaset, essendo stato proprio direttore del Tg4. Per quanto nei sondaggi sia praticamente all’1 per cento, nell’alleanza Noi moderati che unisce quattro simboli, ha comunque ricevuto una tribuna pari al 3,6 per cento, addirittura più del Movimento 5 Stelle che si è fermato al 2,7 per cento. In termini assoluti, su 3 ore e 28 minuti di tempo di parola, il M5S di Giuseppe Conte ne ha usufruito per 5 minuti e 33 secondi, nonostante rappresenti il principale gruppo parlamentare e nei sondaggi sia indicato sopra il 10 per cento. Dieci volte tanto le stime di Toti&Co. Ma dalle parti di Cologno Monzese non stanno a guardare il capello e preferiscono dare visibilità all’amico di un tempo.

Il dato non cambia molto, passando all’esame di tutte le edizioni, al di là di quelle delle ore di punta. Alla Lega viene fornito uno spazio del 15,4 per cento, giusto un po’ di più rispetto al 15,1 per cento di Forza Italia. Ancora una volta a seguire il partito di Giorgia Meloni, attestata poco sotto l’11 per cento, il doppio rispetto al M5S che a malapena raggiunge il 5,2. Con una parziale consolazione: nelle edizioni meno seguite ha maggiore visibilità rispetto al partitino di Toti, che comunque vanta un 2,9 per cento di spazi. Magari fosse la percentuale di voti.

Si dirà: ma il Tg4 è la storica roccaforte dell’informazione berlusconiana, con la fascinazione sovranista degli ultimi anni che ha alimentato il consenso di Matteo Salvini prima e di Giorgia Meloni poi. Tranquilli, al Tg5 lo spartito non cambia. Anzi. A dirigere l’orchestra è Berlusconi con la sua Forza Italia: nelle edizioni principali ha una copertura dei tempi di parola del 21 per cento, che sono pari a 21 minuti e 44 secondo su un totale di un’ora 43 minuti e 30 secondi. Cifre che non hanno rivali, pure nella coalizione: il partito di Meloni non va oltre il 14,5 per cento, mezzo punto in più della Lega.

Un mosaico tutto sbilanciato a destra, che sembra uno sberleffo alla par condicio. Il M5S, almeno, supera il 12 per cento di visibilità nelle dichiarazioni e il Pd raggiunge il 15,8 per cento. Con una differenza che resta innegabile, considerando una distribuzione dei tempi che non tiene in conto della consistenza dei gruppi in carica e dando una libera interpretazione ai sondaggi. Dai dati di Studio Aperto, infatti, non ci si può attendere alcun riequilibrio per la tradizione di quel telegiornale. E infatti a dettare legge è Forza Italia che ha occupato il 33 per cento degli spazi per le dichiarazioni, triplicando gli alleati di Fdi che si sono fermati ad appena il 10 per cento, con la Lega al 5. Un tris decisamente pendente verso gli azzurri. La somma comunque raggiunge un totale del 48 per cento.

Solo briciole agli altri

E gli altri? Il Pd, per esempio, è fermo al 13,8, il Movimento 5 Stelle al 7,7 per cento. In due arrivano al 20 per cento, meno della metà rispetto a quanto è stato riservato alle dichiarazioni degli esponenti di centrodestra. A chiudere il cerchio c’è il Tgcom, che si accoda allo stile degli altri canali dell’azienda. Il partito di Berlusconi è al 19,4 per cento dei tempi di parola concessi, la Lega si attesta al 13,8 e Fdi al 9,5 per cento. Il quadro preciso viene infine tracciato dalla media dello spazio fornito nelle edizioni principali (che nell’ambito della formazione dell’opinione pubblica, hanno un rilievo più significativo) dei Tg di Mediaset. Forza Italia svetta, come prevedibile, con il 19,7 per cento, giusto un 2 punti davanti al Pd, che non se la passa malissimo. Solo che è un vaso di coccio tra vasi di ferro, visto che la Lega è al 15,8 per cento e Fdi all’11,2. Basti pensare che il M5S non arriva nemmeno al 6.

E nei talk show il trend è simile, anche se a prima vista il partito più rappresentato è il Pd (nei programmi realizzati da Video news, tra cui rientrano i vari Controcorrente, Morning news e Zona bianca). I dem hanno ricevuto il 17,6 per cento degli spazi. Un trionfo della par condicio? Non tanto. Forza Italia è oltre il 16 per cento, i rappresentanti del partito di Meloni sono al 9,7 e i leghisti all’8,1, tutti davanti a M5S, che con il 7,7 rischia di essere insidiato finanche da Azione, che sfiora il 6 per cento. E più che par condicio è un far quel che gli pare.

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