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Quirinale, no alle schede “segnate”: Roberto Fico complica i piani del centrodestra

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Quirinale, no alle schede “segnate”: Roberto Fico complica i piani del centrodestra

A una settimana dall’inizio del voto per il Quirinale, Roberto Fico sta preparando una mossa che potrebbe complicare i piani del centrodestra per portare Silvio Berlusconi al Colle. Come parte delle procedure per il voto, che prenderà il via il 24 gennaio, ii presidente della Camera sta infatti valutando di annunciare solo il cognome di chi riceve le preferenze, senza leggere l’intera scheda depositata nell’urna. Una decisione che impedirebbe ai leader di coalizione di concordare un metodo per contare i voti dei partiti o delle singole correnti, come quello che già avrebbe deciso il centrodestra.

Secondo quanto riporta La Repubblica infatti, la coalizione che venerdì scorso ha espresso il proprio sostegno alla candidatura di Silvio Berlusconi si sarebbe messa d’accordo per far esprimere ai vari partiti la preferenza per il Cavaliere con formule diverse, per poter controllare i franchi tiratori. I grandi elettori di Forza Italia dovrebbero limitarsi a scrivere sulla scheda il cognome di Berlusconi, quelli della Lega il nome e il cognome del candidato (“Silvio Berlusconi”), mentre il nome e il cognome invertito (“Berlusconi Silvio”) identificherebbe gli elettori di Fratelli d’Italia. Ai centristi sarebbe stato chiesto di utilizzare iniziali (come “S. Berlusconi”) mentre ed eventuali sostenitori dal centrosinistra dovrebbero invece utilizzare titoli come “cavaliere”, “presidente”, “senatore”.

Un metodo che avrebbe potuto funzionare durante l’ultima votazione per il capo dello Stato, che nel 2015 portò al Quirinale Sergio Mattarella, quando l’allora presidente della Camera Laura Boldrini scelse di leggere per intero le schede depositate nell’”insalatiera”. Diversamente nel voto del 1999, che vide l’elezione di Carlo Azeglio Ciampi, Luciano Violante scelse di leggere solo i cognomi. Una soluzione intermedia fu quella scelta dal vicepresidente della Camera Roberto Giachetti nel 2018, in occasione dell’elezione dello stesso Fico alla presidenza di Montecitorio, quando scelse di leggere nomi e cognomi, senza appellativi. I tre diversi scenari sono stati prospettati dagli uffici tecnici della Camera a Fico, che dovrà scegliere nei prossimi giorni come procedere. La decisione sarà resa nota solamente il 24 gennaio, ma potrebbe sottrarre al centrodestra un importante strumento per tenere sotto controllo i voti a favore della candidatura del Cavaliere ma anche nel caso di un ipotetico “piano B”.

A Berlusconi infatti mancano ancora circa 60 voti, se si considerano come certi quelli di tutti i deputati, senatori e rappresentanti regionali della coalizione, che portano a un totale di 453 voti, rispetto ai 505 voti richiesti a partire dalla quarta votazione.

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