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    Non solo Grillo: Massimo D’Alema celebra “i grandi meriti del Partito Comunista Cinese”

    L'ex presidente del Consiglio, Massimo D'Alema. Credit: © Matteo Nardone/Pacific Press via ZUMA Wire

    Intervistato a Roma dall'agenzia di stampa ufficiale Xinhua in occasione dei 100 anni dalla fondazione del PCC, l'ex Presidente del Consiglio ha chiesto un "salto di qualità" nella collaborazione internazionale

    Di Andrea Lanzetta
    Pubblicato il 16 Giu. 2021 alle 13:19 Aggiornato il 16 Giu. 2021 alle 15:51

    Massimo D’Alema ha elogiato “lo straordinario sviluppo raggiunto dalla Cina per merito del Partito Comunista cinese“, ricevendo persino il plauso di una portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, in un momento di forti tensioni internazionali tra gli Stati Uniti e il Paese asiatico e in cui l’Italia sembra aver cambiato rotta nei propri rapporti con il Dragone.

    Intervistato a Roma dall’agenzia di stampa ufficiale Xinhua in occasione dei 100 anni dalla fondazione del PCC, l’ex Presidente del Consiglio si è detto non a caso preoccupato per lo stato attuale dei rapporti tra Oriente e Occidente. “Per usare un’espressione antica, il grande problema di oggi è come ricostruire le condizioni di una coesistenza pacifica tra sistemi diversi e di una collaborazione efficace per affrontare le sfide comuni”.

    Nel suo intervento, D’Alema non ha mancato di riconoscere quelli che, secondo l’ex ministro degli Esteri del governo Prodi bis, sono i meriti del Partito Comunista Cinese: a partire dalla crescita economica, all’eradicazione della povertà estrema fino al cambio di paradigma di sviluppo verso una maggiore sostenibilità e un orientamento più attento ai consumi interni, tacendo però i costi umani e sociali in termini di repressione e diritti negati (ovviamente, considerando l’intervista concessa a un’emittente statale).

    “La Cina ha compiuto un salto straordinario verso la modernità e il progresso”, ha sottolineato il presidente della Fondazione Italiani Europei, confrontando l’attuale livello di sviluppo raggiunto dal Paese asiatico rispetto alla fine del 1978 quando fu inviato a Pechino dall’allora segretario del PCI, Enrico Berlinguer. “È sicuramente il grande merito storico del Partito Comunista Cinese“.

    In particolare, l’ex premier ha evidenziato il successo raggiunto da Pechino nella lotta alla povertà estrema, definito “una conquista storica straordinaria”. “La cosa più importante che la Cina è riuscita a fare è far uscire almeno 800 milioni di persone dalla povertà: un risultato straordinario”, ha ricordato D’Alema, evidenziando un successo riconosciuto anche dalle Nazioni Unite. “Mai nessun Paese nella storia dell’umanità è riuscito a realizzare una così immensa trasformazione della vita delle persone”.

    L’ex presidente del Copasir non si ferma però qui. “Naturalmente, io apprezzo anche quello che è avvenuto negli ultimi anni, perché c’è stato un impegno importante per cambiare il modello di sviluppo cinese, soprattutto nella direzione di un maggiore rispetto dell’ambiente e di una maggiore attenzione ai consumi interni“, ha aggiunto D’Alema, lanciando un appello al dialogo internazionale “in considerazione della pandemia e dei problemi conseguenti come la necessità della ripresa economica, del contrasto alle diseguaglianze e della lotta ai cambiamenti climatici”.

    “Tutto questo richiede una forte cooperazione internazionale e, direi, un ‘salto di qualità‘ nella collaborazione internazionale“, ha osservato D’Alema. “È evidente che il mondo occidentale è diverso dalla Cina, sono diversi i modelli politici e i sistemi sociali, ma credo che in questo momento lo sforzo principale debba guardare alla ripresa della via della cooperazione”.

    Un appello raccolto e rilanciato su Twitter dalla portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying, a testimonianza di una progressiva attenzione (seppur sempre molto limitata) dei media di Stato di Pechino per il nostro Paese, dopo il caso della vignetta satirica sul G7, ripresa dal web e “spiegata” (semi)-ufficialmente da un editoriale apparso sul Global Times, un tabloid in lingua inglese prodotto dal Quotidiano del Popolo, organo ufficiale del Comitato centrale del Partito Comunista Cinese.

    Questa (mini)-offensiva mediatica cinese arriva in occasione del vertice internazionale andato in scena in Cornovaglia, dove il presidente del Consiglio Mario Draghi ha promesso di “esaminare con attenzione” il memorandum firmato nel 2019 con Pechino dal primo governo Conte, dopo aver appoggiato un piano promosso dal presidente statunitense Joe Biden, alternativo ai progetti infrastrutturali cinesi, confermando il cambio di rotta di Roma nei confronti della Cina. Almeno da parte del Governo.

    Proprio nel giorno dell’inizio del G7 nel Regno Unito infatti, il fondatore del Movimento Cinque Stelle, Beppe Grillo, ha incontrato nella capitale l’Ambasciatore cinese in Italia, Li Junhua, in un vertice a cui era atteso anche l’ex premier nonché futuro leader dei pentastellati, Giuseppe Conte, che non ha presenziato “per concomitanti impegni”.

    L’incontro ha provocato l’irritazione di Palazzo Chigi, che ha chiesto rassicurazioni sulla linea internazionale del M5S, a tutt’oggi la principale forza in Parlamento a sostegno del Governo. Nonostante le smentite, i dubbi sollevati da Draghi nei confronti di Grillo hanno “obbligato” ieri il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, a precisare che il Movimento non ha nessuna volontà di “mettere in discussione l’alleanza occidentale e l’Ue”.

    La “risposta” dell’ex comico non si è fatta attendere. A pochi giorni dall’incontro con l’ambasciatore cinese, sul blog del fondatore del Movimento è apparso infatti un articolo di Andrea Zhok, professore di antropologia filosofica e filosofia morale all’università di Milano, molto critico con i vertici del G7 e della Nato, definiti “una parata ideologica” che ha dato la possibilità di “sparare a palle incatenate” contro Russia e Cina.

    Insomma, se l’Italia è (in piccola parte) all’attenzione di Pechino, che non vuole perdere l’unico partner del G7 ad aver aderito alla nuova Via della Seta men che meno per vederla partecipare a un progetto americano concorrente, la Cina comincia a imporsi al centro della polemica politica nostrana.

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