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TPI intervista Ilaria Capua: “La scienza ha bisogno di più donne al comando, conviene anche agli uomini”

La virologa è stata deputata di Scelta Civica tra il 2013 e il 2016, quando si è dimessa sull'onda di un caso giudiziario nonostante fosse stata prosciolta da tutte le accuse: "La politica mi ha inferto una grande ferita", dice

Di Elisa Serafini
Pubblicato il 10 Ott. 2019 alle 15:56 Aggiornato il 10 Ott. 2019 alle 17:02
Immagine di copertina
La virologa Ilaria Capua, deputata dal 2013 al 2016

Ilaria Capua: “La scienza ha bisogno di più donne al comando”

Non è comune trovare in Italia scienziati che si siano occupati di politica, ed Ilaria Capua aveva scelto proprio questa strada. Virologa di fama internazionale, è stata deputata dal 2013 al 2016, eletta nelle liste di Scelta Civica.

Poco dopo la sua elezioni, Capua fu travolta da un’incredibile vicenda mediatico-giudiziaria nella quale venne accusata di essere una “trafficante di virus” al servizio di un cartello di società farmaceutiche veterinarie. Nel 2016 nonostante fosse stata prosciolta da ogni accusa, la scienziata diede le dimissioni dalla Camera dei deputati e scelse di trasferirsi negli Stati Uniti, dove tutt’ora dirige un centro di eccellenza di ricerca dell’Università della Florida.

La incontriamo in un raro momento pubblico in Italia, all’interno del Summit della Singularity University a Milano.

“Salute circolare”, il titolo del suo ultimo libro, significa che tutto è connesso. Qual è il messaggio di questo libro?

Operiamo in un sistema chiuso, dove le risorse non sono infinite. Per questo bisogna rispettare la salute del genere umano e di tutti gli altri esseri viventi sul pianeta. Se non altro perché ci conviene. Bisogna vedere la salute come una linfa vitale che scorre in tutti i sistemi vitali, ed è importante che la linfa non si ammali mentre attraversa gli elementi che ci circondano, acqua aria, terra e fuoco. Se la linfa si ammala non creare squilibri.

Quali errori ha commesso la scienza nel comunicare se stessa?

La scienza sta vivendo la crisi che stanno vivendo molte altre professioni: la rivoluzione digitale ci porta a non avere più intermediari, molti hanno accesso ad informazioni che non sono validate e spesso la competenza viene svalutata. Di questo sono molto preoccupata.

Quali possono essere le soluzioni?

Siamo noi scienziati a dover trovare nuove soluzioni: è anche colpa nostra se la comunicazione è stata poco efficace in passato. Io mi adopero per creare modi nuovi per comunicare la scienza, ad esempio attraverso l’arte.

Il metodo “Burioni” può funzionare?

Il metodo si è sviluppato dopo la mia partenza per gli Usa, quindi non lo conosco bene. So che è una persona molto incisiva, e sicuramente non c’è un solo modo corretto di comunicare. La cosa importante è che si dica la verità scientifica che a volte può essere complicata o scomoda.

Quale potrebbe essere un rapporto virtuoso tra scienza e politica?

Alcuni governi, e la stessa Commissione europea hanno avuto per alcuni periodi un Chief Scientific Officer: è indispensabile una guida scientifica per un paese all’avanguardia. A me piacerebbe vedere un Chief Scientific Officer che dirige anche un ufficio con dieci persone che sostengono il ministro dell’Innovazione, della Ricerca, della Sanità, delle Infrastrutture, dell’Ambiente, rendendo accessibili le nuove tecnologie e la nuove opportunità di sinergia di ricerca. Infine è importante che la nuova Commissione ridefinisca alcuni suoi portafogli per inserire la parola “ricerca”, tutt’ora assente.

Perché abbiamo così pochi scienziati interessati al policy-making?

Dentro il Rojava, guerra di Siria

Perché sono linguaggi diversi.

Come possiamo fare per coinvolgerli?

Dentro il Rojava, guerra di Siria

Possono essere costruiti dei think tank che si diano l’obiettivo di dare una direzione scientifica al paese perché non possiamo affrontare le decisioni scientifiche a caldo o sull’onda emotiva.

Sul tema OGM crede ci sia stato qualche errore di comunicazione?

Gli OGM sono stati uno degli argomenti comunicati peggio. Le tematiche scientifiche che hanno ripercussioni sulla vita di tutti i giorni nelle persone, animali, piante devono essere affrontati. Anche in misura diversa rispetto alle esigenze di ogni paese. Ad esempio in alcuni paesi stanno emergendo dei nuovi patogeni che distruggono le coltivazioni, questo può creare danni enormi a intere popolazioni. Se si rischia la carestia, con l’utilizzo di alcuni prodotti geneticamente modificati si possono arginare ed a volte anche ad evitare questi problemi.

Le emergenze dei prossimo futuro secondo lei sono clima, rischio batteri killer , rispetto dell’ ambiente e biodiversità: è possibile costruire un coordinamento efficace per dare le giuste risposte alla società?

Si tratta dei “Sustainable goals” promossi dalle Nazioni Unite, in Italia se ne occupa l’Associazione Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, diretta da Enrico Giovannini. Insieme abbiamo scritto una lettera a Nature chiedendo che venga istituito un sistema per tracciare la ricerca e capire quanto sia allineata con gli obiettivi tracciati.

Parliamo di scuola: immagini di avere una bacchetta magica con la quale può cambiare tutto e subito. Cosa farebbe?

Aggiungerei la materia del coding (programmazione), favorirei il bilinguismo, italiano e un’altra lingua, e non importa che sia l’inglese, lo spagnolo, l’arabo, il cinese. In questo mondo dobbiamo saper parlare con il nostro vicino, di lavoro o di casa. In un mondo in evoluzione bisogna che ognuno di noi vada incontro agli altri.

Tornerebbe ad occuparsi di politica?

La mia vita è stata spaccata in due da quanto di più male potesse arrivare durante l’esperienza politica. Se devo dire la verità, è proprio la politica che ad un certo punto mi ha inferto il colpo finale, e il colpo finale me lo ha inferto quando il Parlamento ha accettato le mie dimissioni alla prima votazione, quando esiste normalmente la cortesia di rifiutare almeno al primo voto. Io ero stata prosciolta, ma si è scelto di procedere in questo modo, forse per rendere meno ingombrante la vicenda.

È stata una grande ferita. Sì, questo mi ha ferito molto perché io ho creduto di poter fare qualcosa lì dentro. Mi sono improvvisata figura di riferimento per la distribuzione dei fondi di ricerca. Ho studiato, lavorato, cercato di capire. E poi è successo quello che è successo.

È successo perché era in politica?

Questo non lo so. Ci sono tanti punti interrogativi. Ma delle due l’una: ero stata intercettata nel 2006, se ci fossero stati elementi per ritenermi una criminale trafficante di virus, avrebbero dovuto arrestarmi allora, perché quel reato è punibile con l’ergastolo. Invece lasci una persona che ha provocato un‘epidemia a piede libero, e poi tiri fuori questa storia 10 anni dopo, quando sono diventata parlamentare? Non si può giocare con la vita delle persone in questo modo.

Cosa può fare l’informazione per la scienza?

Creare dei modelli, le ragazze e bambine cresciute con un “role model” si sentono più sicure nell’intraprendere percorsi di studio scientifico o tecnologico. La scienza si nutre di diversità ed ha bisogno di più donne nelle posizioni di comando. Conviene a tutti.