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    Governo, il premier a caccia di senatori accelera sulle trattative: chi entra e chi esce dal “partito di Conte”

    Credit: ansa foto
    Di Lara Tomasetta
    Pubblicato il 21 Gen. 2021 alle 08:36 Aggiornato il 21 Gen. 2021 alle 11:51

    La risicata fiducia ottenuta dal premier Conte martedì a Palazzo Madama impone un imperativo urgente: allargare la maggioranza. Il tempo non è molto e già la settimana prossima i numeri in Aula potrebbero mancare. Nella riunione con i vertici di maggioranza che si è tenuta ieri – alla quale per il Pd hanno partecipato sia il segretario Zingaretti che il capodelegazione Franceschini, per i 5S il ministro Bonafede e il reggente Crimi e per Leu il ministro Speranza – Conte si è mostrato sicuro e continua a sbarrare la strada ad Italia Viva convinto che l’alternativa al suo tentativo sia solo il voto anticipato.

    Ma al prossimo banco di prova – che è il voto sulla relazione del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede del 27 gennaio – il pressing di Italia Viva potrebbe far saltare tutto. E questo il premier lo sa. Per Iv e il senatore Nobili è un passaggio importante, un momento per testare il tasso di giustizialismo della coalizione e schiacciare il Pd sul M5S, cercando magari di creare imbarazzi a quelle forze laiche, socialiste e popolari che hanno sempre avuto posizioni molto più garantiste. Tra una settimana, quindi, l’esecutivo rischia già subito grosso perché i renziani questa volta voterebbero contro il ministro della Giustizia.

    La strada per Giuseppe Conte si fa in salita: il premier, che era già pronto a un decreto legge per aumentare il numero dei ministeri, così da evitare il nefasto rimpasto con dimissioni, ha trovato però l’opposizione secca di Mattarella: i dicasteri sono già troppi. Inoltre, l’idea della consegna dei due dicasteri ex renziani (Famiglia e Agricoltura) ai Volenterosi voltagabbana, – Delrio andrebbe a sostituire l’inadeguata Paola De Micheli e Orlando andrebbe a capo di un nuovo ministero dedicato alla gestione del Recovery – trova lo stop di Enzo Amendola, ministro degli affari europei.

    E allora si aspettano le mosse di Goffredo Bettini. Il pontiere del Pd, che in queste burrascose settimane ha tenuto i rapporti tra il Nazareno, Palazzo Chigi e il quartier generale dell’ex premier e leader di Italia viva. L’idea è quella di dare vita a una forza “contiana”, centrista, europeista e antisovranista. Da Palazzo Chigi sperano in un effetto domino dal gruppo di Forza Italia, dopo gli arrivi di Causin e di Mariarosaria Rossi. Si parla di quattro senatori: Barbara Masini (che continua a smentire), Luigi Vitali, Anna Carmela Minuto e Maria Virginia Tiraboschi. Oltre al drappello indeciso di Forza Italia, c’è quello dei dissidenti di Italia viva. E ci sono i due Udc Paola Binetti e Antonio Saccone.

    In queste ore si tratta anche con l’Udc. Ma la fotografia rimanda a un partito spaccato, con il senatore veneto Antonio De Poli ancorato al centrodestra e marcato a vista da Nicolò Ghedini, Lorenzo Cesa corteggiato dal premier, Antonio Saccone orientato a seguire il segretario, Paola Binetti tentata dall’ingresso in maggioranza.

    C’è poi da considerare che la nascita del partito di Conte esercita un certo “fascino” su tanti eletti. Anche perché ieri, un sondaggio dell’Swg diffuso da Enrico Mentana su La7, lo dà al 16%. Secondo partito dietro la Lega e in grado di saccheggiare sia il Pd che il M5S. Quel 16% terrorizza dem e grillini, ma si trasforma in una calamita per i tanti che in Parlamento sono pronti a farsi “responsabili” pur di sperare in un rielezione. L’annuncio della nascita del partito viene per ora smentito nella speranza che Bruno Tabacci alla Camera e Ricardo Merlo al Senato riescano a completare i numeri, ma resta l’arma di riserva e comunque l’argomento più usato nelle trattative.

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