Fondi russi alla Lega, la trattativa è proseguita almeno fino a febbraio 2019

Lo rivelano i documenti inediti dell'Espresso

Di Donato De Sena
Pubblicato il 22 Lug. 2019 alle 14:02
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Fondi russi Lega, la trattativa è proseguita almeno fino a febbraio 2019

La trattativa per far arrivare fondi russi alla Lega di Matteo Salvini non si è interrotta a ottobre 2018, ma è proseguita almeno fino al mese di febbraio del 2019. È quanto emerge dalla nuova inchiesta giornalistica del settimanale L’Espresso pubblicata ieri, domenica 21 luglio, e accompagnata da documenti inediti che smentiscono quando sostenuto finora dai vertici del Carroccio. Dopo il famoso incontro all’hotel Metropol tra Gianluca Savoini, ex portavoce di Salvini, nella Lega dal 1991, ed emissari del Cremlino, i contatti sull’asse Italia-Mosca sono continuati per almeno quattro mesi, a tre mesi dalle Elezioni Europee.

Alla riunione al Metropol in cui si parlò dell’ipotesi di finanziare la Lega attraverso una stecca su una compravendita di gasolio da parte dell’Eni, era presente con Savoini anche un avvocato romano, Gianluca Meranda, cofondatore e partner di uno studio legale internazionale specializzato anche nel diritto d’affari.

Fondi russi alla Lega, documento del 29 ottobre

Come ricostruito dall’Espresso, undici giorni dopo, il 29 ottobre, la Euro-IB Ltd, una banca d’investimento londinese di cui Meranda era consulente legale preparò un documento di sei pagine indirizzato alla compagnia petrolifera di proprietà del governo russo Rosneft. Si trattava di una richiesta di fornitura firmata da un dirigente. La banca voleva acquistare dalla società di Stato russa 3 milioni di tonnellate di gasolio del tipo Ulsd, precisamente 250 mila tonnellate al mese per 12 mesi. Ed era esattamente ciò di cui era stato discusso intorno a un tavolo al Metropol.

Insomma, la banca rappresentata al Metropol dall’italiano Meranda preparò una proposta commerciale che ricalcava esattamente i contenuti della riunione riservata.

Fondi russi alla Lega, documento dell’8 febbraio

L’8 febbraio invece, su carta intestata della Euro-IB partì un documento indirizzato al leghista Savoini in persona. A scrivergli era proprio Meranda. L’avvocato ringraziava il leghista per aver condiviso con lui una nota interna di Gazprom, la più grande compagnia della Federazione Russa che si occupa di energia.

Nella nota del 1° febbraio, racconta L’Espresso, la società russa rifiutava di collaborare con Euro-IB per una serie di ragioni tecniche. Gazprom diceva di non poter vendere nulla ad Euro-IB perché quest’ultima, spiegava Meranda a Savoini, non “ha indicato nella sua richiesta quali sono le sue strutture logistiche. Per l’avvocato però questo aspetto era da considerare “irrilevante” perché la banca “compra per vendere a Eni, la quale possiede l’intera infrastruttura logistica per l’acquisto”.

Meranda allegò anche una lettera di referenza commerciale del 2017 firmata da Eni Trading and Shipping, una delle controllate dal colosso italiano. “Confermiamo che la Euro IB Ltd ha avuto a che fare con noi in diverse occasioni”, si leggeva.

Eni ha dichiarato in questi giorni di non aver mai avuto a che fare con quella banca londinese, di non aver mai concluso alcuna transazione e di non aver partecipato ad operazioni per il finanziamento di partiti politici. Ma, sottolinea l’Espresso, sono state proprie le persone presenti al Metropol e i documenti nelle mani dei giornalisti a citare più volte l’azienda italiana.

Dunque, oggi non sappiamo come andò a finire la trattativa sui fondi russi alla Lega. Se la fornitura di gasolio alla fine è avvenuta davvero. Certamente il confronto è stato lungo. E sono stati chiamati in causa due grandi interlocutori russi come Rosfnet e Gazprom.

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