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Civati a TPI: “In Italia troppe disuguaglianze: serve subito una patrimoniale”

Di Alessandro Sahebi
Pubblicato il 21 Gen. 2021 alle 11:56 Aggiornato il 21 Gen. 2021 alle 12:31
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Immagine di copertina
Giuseppe Civati. Credit: Ansa

“Sono tornato a far politica solo per questo”. Un prelievo sulle grandi ricchezze per compensare le drammatiche conseguenze sociali della pandemia: lo spettro della patrimoniale aleggia in tutto il mondo trovando alleati inaspettati anche nei Paesi da sempre più contrari. Tranne che in Italia. La Banca Mondiale lo chiede con fermezza e persino Bankitalia ha appena pubblicato una dettagliata relazione che apre a nuove tasse sui grandi patrimoni.

Abbiamo chiesto a Giuseppe Civati, uno dei fondatori di Possibile, perché nonostante i numerosi pareri favorevoli nel nostro Paese il dibattito sulla patrimoniale non decolli nelle aule del potere così come nella società civile confermandosi, incomprensibilmente per molti, come un vero e proprio tabù.

Perché in tutto il mondo si parla di patrimoniale, perché adesso?

Innanzitutto perché ci si sta rendendo conto che il patto sociale si sta strappando. Presto dovremo fronteggiare lo sblocco dei licenziamenti, molte attività hanno chiuso o chiuderanno, le persone stanno fronteggiando una situazione di grave difficoltà. Non è solo una questione di essere favorevoli o contrari per principio: si tratta di prendere atto che c’è un’emergenza sociale che può essere tamponata chiedendo a chi ha di più di contribuire a salvaguardare la società.

Quando si parla di patrimoniale non si sta discutendo di fare l’esproprio proletario ma di chiedere alle grandi ricchezze di partecipare allo sforzo comune, senza dissanguarsi. All’estero è un dibattito affrontato seriamente, persino negli Stati Uniti Biden dovrà trattare con l’ala più progressista del partito capeggiata da Sanders e Ocasio-Cortez.

I grossi gruppi economici, tra cui molte Tech Corp, trasferiscono immediatamente il denaro da un Paese all’altro muovendo i capitali, causando impoverimento. Questo tema ha preso una dimensione globale, è sotto gli occhi di tutti e cresce la consapevolezza che non si può più rimandare la risposta. Qui da noi, purtroppo, finisce spesso in caciara.

Una delle considerazioni più comune per opporsi alla patrimoniale è che colpirebbe le classi medie.

La patrimoniale può essere studiata per non colpire le classi medie, è semplice. Poi non so quanti italiani abbiano immobili con un valore catastale (mediamente molto inferiore a quello di mercato, ndr) di un milione di euro. La verità che basta evocare il termine, classe media, per liquidare il dibattito senza affrontarlo seriamente. La classe media è afflitta da salari sempre più bassi e dalla disoccupazione crescente, misure redistributive sono a favore della classe media, non contro.

Un’altra considerazione comune è che esistono già delle tasse sui patrimoni.

Quello che si chiede è un maggiore sforzo da parte di chi si è arricchito o ha accumulato grandi ricchezze, stiamo parlando del 5% più benestante. Una delle battaglie che stiamo portando avanti è quella sulla razionalizzazione della tassa di successione, che in Italia è ridicola e iniqua. Si tratta di un argomento liberale, ne ha scritto Einaudi, e che ha modelli interessanti da cui possiamo prendere spunto, come quello tedesco. Si possono fare dei tentativi per rendere più progressivo il nostro sistema fiscale, il gioco vale la candela.

Se la patrimoniale è davvero a favore del 95% degli italiani perché non è viene usata dai partiti come leva elettorale?

La politica sostiene che siamo in guerra, ma se andiamo a vedere le grandi misure economiche intraprese nei confronti dei ricchi patrimoni durante le vere guerre è evidente che al di là dello slogan resta poco e niente. Manca la volontà perché abbiamo una classe dirigente che rappresenta o spesso fa parte dei grandi gruppi di impresa, di notabili della società o di arricchiti grazie alla carriera politica. Non conviene innanzitutto a loro.

A margine di questo c’è la mistificazione: si fa passare un prelievo sui grandi patrimoni come una ghigliottina fiscale per il popolo. Non è vero. Le misure che abbiamo proposto avrebbero nel complesso raccolto denaro per meno dell’1% del Pil, soldi che possono essere usati per le persone e per ricostituire il capitale sociale italiano. Viene dunque da chiedersi se stiamo rispondendo alle pressioni di chi ha di più o ai bisogni di chi ha di meno, se stiamo affrontando il discorso seriamente o ci stiamo prendendo in giro.

Da destra era prevedibile una bocciatura all’unisono di forme di prelievo progressivo, sorprende però la chiusura a sinistra e di certe aree “progressiste” del M5S. Come se la spiega?

L’Italia è un Paese tendenzialmente conservatore e conservare in cabina elettorale paga. Ma la sinistra non può pretendere di imitare la destra in questo, lasciamo a loro la conservazione e non nascondiamoci dietro al “è sempre andata così”. La sinistra in questo modo rincorre gli umori dei grandi gruppi di pressione e perde il contatto con la realtà. Il tema delle concentrazioni di ricchezze in sempre meno mani non è un dato, è un’emergenza mondiale, perché accelera il processo di impoverimento delle strutture pubbliche e dei cittadini stessi.

E i 5 stelle?

Quelli dovevano essere il cambiamento epocale, mi sembrano la DC.

Come proseguirà il suo percorso?

Rompendo il cazzo. Sono tornato a far politica solo per questo e per la crisi climatica. Manca poco tempo, molti aspettano che le cose si sistemino da sole. Aspettiamo cosa? Prendiamole in mano direi, prima di sbatterci il muso.

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