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L’ultima intervista alla professoressa Carlassare: “Lavoro, pace, uguaglianza: i principi della Costituzione traditi dalla politica”

Immagine di copertina
La costituzionalista Carlassare

Professoressa Carlassare, oggi la Costituzione è applicata?
“(Sorriso amaro). Vuole una sintesi chiara? No”.

Una Costituzionalista può dirlo così? Non si sente come un sacerdote che nega l’esistenza di Dio?
“Non solo può, deve. Il mio compito è difendere i valori dei padri Costituenti, non fare giochi da azzeccagarbugli per mascherare il modo in cui vengono disattesi”.

Il suo collega Ceccanti, qui a fianco, sostiene esattamente il contrario.
“(Sorriso). Non mi stupisce: di solito, in questo tipo di dibattiti, sulle posizioni dove c’è lui non ci sono io. E viceversa”.

Quando abbiamo iniziato a tradire la Costituzione, per lei?
“Fin dall’inizio”.

Come, e – soprattutto – chi è responsabile di questo tradimento?
“Chi? Ma i politici, ovviamente. La nostra Costituzione è rimasta colpevolmente inapplicata o, addirittura, volutamente disapplicata”.

Perché?
“Proprio perché era scritta molto bene”.

Lorenza Carlassare: costituzionalista, professoressa di Diritto Costituzionale a Padova.

Spieghi meglio questo paradosso.
“È più semplice di quanto non sembri: chi ha scritto la nostra Carta, in un clima diverso dal senso di inimicizia che trionfò dopo la sua approvazione, nel 1948, aveva un pensiero, e degli ideali molto chiari”.

E invece?
“Quelli che oggi dovrebbero applicare la Costituzione hanno altre idee, opposte. Così provano a negare ogni contraddizione”.

Mi dica il primo problema.
“I grandi valori enunciati nella prima parte sono passati in secondo piano. Si dice: visto che non inapplicabili, consideriamoli solo vaghi indirizzi”.

Sbagliano, per lei.
“È il contrario: il diritto al lavoro, la tensione all’uguaglianza, la pace, non sono un addobbo. Sono l’essenza della nostra Carta!”.

Ogni articolo disegna una missione per i posteri.
“La Costituzione si fonda su tante idealità. Ma i diversi governi sono diventati l’espressione di chi, nei diversi partiti, ha provato, di fatto, a chiudere quei valori in un cassetto”.

Lei in queste ore insiste molto sull’articolo 11.
“Questo è, forse, il peggiore degli sfregi possibili: l’invio di armi a Paesi in guerra, è una violazione del principio del “ripudio”. Per l’Ucraina, come per le altre guerre, tra un trucco dialettico e l’altro, si contano 11 interventi militari”.

Ma la Corte Costituzionale vigila?
“Con un grande limite: può dichiarare illegittime delle leggi sbagliate, e lo ha fatto – per esempio – con quelle elettorali più truffaldine. Ma la Corte può intervenire difficilmente sulla parte inattuata, su ciò che non è normato”.

L’altra violazione che lei considera più inaccettabile?
““L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”. E siamo uno dei Paesi con il più alto tasso di disoccupazione d’Europa! Si può far finta di nulla? La Carta dei valori dovrebbe orientare l’orizzonte intero della politica. Tutto il sistema deve ruotare intorno a quei valori!”.

Non sono state fatte le leggi sui partiti e sui sindacati, perché?
“I leader volevano agire senza vincoli e controlli: vedi mani pulite, vedi i bilanci, i finanziamenti dei privati, eccetera eccetera”.

Ainis indica, come un problema, l’abuso della decretazione.
“Non ci sono dubbi. La politica e leadership in questi anni sono state deboli, e hanno cercato di prevaricare il Parlamento a colpi di voti di fiducia”.

E quindi?
“Nessuno nega agli esecutivi il loro diritto a governare. Ma Restaurare la sovranità del Parlamento, e degli eletti, è una grande e giusta battaglia, che dovrebbe impegnare i cittadini”.

Altrimenti?
“Si arriva a una condizione che i Costituenti consideravano la peggiore in assoluto: quella in cui i cittadini, sfiduciati, si allontanano dalla politica, e smettono addirittura di votare”.

Continua a leggere l’articolo sul settimanale The Post Internazionale-TPI: clicca qui.
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