Europee, il leghista Angelo Ciocca a TPI: “Fazio? Troppi soldi per un pessimo servizio. Lo dice il sentimento popolare”

L'intervista video di Giulia Riva a Angelo Ciocca, europarlamentare leghista che si ricandida alle elezioni del 26 maggio per la sezione Nord Ovest

Di Giulia Riva
Pubblicato il 17 Mag. 2019 alle 18:54 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 02:03
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Intervista al candidato Lega Europee Angelo Ciocca | “La metà dei milanesi percepisce l’Europa come un’istituzione lontana. Il 72 per cento dei cittadini dichiara di non averci mai avuto a che fare: la considera una bandiera, non una realtà che in qualche modo li possa aiutare”. Angelo Ciocca, europarlamentare leghista che si ricandida alle elezioni del 26 maggio per la sezione Nord Ovest, sceglie via Dante – a pochi passi dall’ingresso del Piccolo Teatro Grassi – per incontrare i giornalisti e comunicare loro i risultati dei sondaggi da lui commissionati per sondare il sentiment dei meneghini a proposito di Bruxelles e Strasburgo.

Occhi azzurri, occhiali ancor più azzurri per incorniciare lo sguardo e spilla di Alberto da Giussano che brilla sul bavero del completo blu. A margine dell’evento, rilascia un’intervista a TPI. I termini che ricorrono più spesso sono “sentiment” e “speculazione finanziaria”.

Parla del suo programma elettorale e della volontà di ribaltare le istituzioni Ue per come sono strutturate ora, ma non risparmia qualche affondo polemico: al conduttore di Che tempo che fa Fabio Fazio, al commissario europeo Pierre Moscovici e anche al Vaticano, dove “ci sono visioni differenti. Qualcuno pensa a predicare, mentre qualcuno pensa a qual è la strada giusta da fare per la Chiesa italiana: difendere, ovviamente, l’Italia, dall’estremismo islamico che qualcuno pensa di far entrare in Europa”. Ecco quanto dichiarato (prima di scappare per un appuntamento in tv):

Dai sondaggi che ha presentato, emerge un’Europa poco presente sul territorio e soffocata dalla burocrazia. Lei come pensa di fare la differenza?

La soluzione è ribaltarla, l’Europa. Questa ne è la prova provata”. (Si sfila di tasca una bustina di zucchero e la sventola in aria). “È una bustina di zucchero, la si trova in qualsiasi bar. Lo zucchero, fino a 12 anni fa, nasceva in Italia dalla barbabietola – quindi era prodotto dal nostro sistema agricolo – e veniva lavorato da 19 zuccherifici italiani, per settemila posti di lavoro. Era zucchero italiano. In seguito alle politiche europee in materia, alle liberalizzazioni, oggi la maggior parte dello zucchero che si consuma in Europa è di canna e arriva da Paesi extraeuropei. All’interno dell’Unione è commercializzato da due multinazionali tedesche e due francesi. Questo mentre l’Italia è il terzo Paese europeo per consumo di zucchero. Questo esempio sullo zucchero, purtroppo, vale per tante produzioni nostrane.

I sondaggi di oggi a chi li ha presentati? Un attivista, fuori, al gazebo, diceva che di cittadini e curiosi se ne sono fermati pochi, perché a Milano “bisogna sempre lavorare, non c’è tempo”.

I destinatari di oggi erano i giornalisti, non i cittadini. L’obiettivo era fornire dati, non un comizio. Stiamo organizzando eventi simili in tutto il territorio per raggiungere tutti i giornalisti interessati, che ringrazio. Perché noi abbiamo ancora rispetto della carta stampata, delle televisioni, delle radio. E anche della comunicazione online, ovviamente. Quindi abbiamo chiesto ai media di far conoscere ai cittadini italiani un sondaggio sul sentiment dei milanesi. Nei prossimi giorni ci saranno appuntamenti simili a Lecco, poi in Val Camonica.

Apprezzo che lei dica di rispettare la stampa e ci dedichi tempo. Ma il leader del suo partito – Matteo Salvini, il nostro ministro dell’Interno – spesso se la prende con quelli che chiama “i giornaloni”.

Per Fazio me la prendo anch’io, come cittadino, mi scusi. Costa milioni di euro e, mi perdoni… In questo momento vorrei vedere qualche giovane in più dentro la Rai – che costi il giusto e che possa crescere – piuttosto che vedere gente estremamente politicizzata prendere milioni di euro pagati dai cittadini italiani. Se arrabbiarsi significa arrabbiarsi con chi prende troppi soldi facendo un pessimo servizio, non è solo il leader del mio partito a prendersela. Anche Ciocca se la prende.

Perché dice che fa un pessimo servizio?

Perché fa un pessimo servizio. Basta ascoltare il sentiment. Se vuole, la sfido: commissiono un sondaggio su qual è il giudizio che la gente ha di Fazio. Le assicuro che è un giudizio estremamente negativo. Io, guardi, tempo fa ho messo una scarpa made in Italy sul tavolo di Moscovici…

Rivendica questo gesto?

Ho avuto il coraggio di mettere in discussione un commissario europeo che nel suo Paese – la Francia – ha solo il 2% di indice di gradimento.

Non sempre l’operato di un politico può essere valutato in base agli indici di gradimento, però. Alcune scelte sono impopolari per antonomasia.

Apprezziamolo sui risultati, allora. Cos’ha fatto Moscovici per l’economia europea, per il lavoro, per le imprese o per l’Italia? Purtroppo nulla. Ogni volta che lui fa un’affermazione, crea degli interessi economici. La grande finanza speculativa non aspetta altro che gli interventi della Commissione Ue per fare business sul mercato. Chi oggi si presta alla speculazione finanziaria non è sicuramente l’uomo giusto per guidare l’Europa.

Lei si sta ricandidando alle elezioni europee. Non pensa che Salvini abbia rischiato definendo queste consultazioni “una questione di vita o di morte”? Così – considerata anche la recente sconfitta alle amministrative siciliane – non si trasforma il 26 maggio in un referendum sulla Lega?

È una questione di vita o di morte per i cittadini. In passato le guerre si vedevano, erano coi missili o con i carrarmati. Oggi le guerre esistono ancora: sono finanziarie. Dobbiamo fare come gli alpini, che ieri erano radunati in città per il centenario dell’associazione: difendere i nostri confini, la nostra storia, la nostra economia. Siamo in democrazia, fortunatamente le armi non servono più. Il 26 maggio dobbiamo difendere il futuro dei nostri figli con il voto democratico.

Per quanto riguarda quanto successo di recente a Roma, in quella struttura occupata da 500 persone dove l’elemosiniere del Papa ha riallacciato la corrente elettrica, cosa ne pensa di Salvini che ha detto “il Vaticano di occupi anche di pagare le bollette”?

Non è che si può predicare e basta. Oggi se qualcuno ha la volontà di aiutare il prossimo, oltre a dirlo, lo faccia.

Ma una risposta dal Vaticano c’è stata. Hanno detto che pagheranno le bollette, si sono anche offerti di pagare quelle di Salvini…

Mi sembra che ultimamente linea del Vaticano sia cambiata.

Ma no, è stata una risposta di oggi.

Io ho letto stamattina che la linea è cambiata. Mi sembra che dentro il Vaticano abbiano due visioni differenti. Qualcuno pensa di predicare, qualcun altro invece pensa a qual è la strada giusta da fare per la Chiesa italiana: difendere – ovviamente – l’Italia dall’estremismo islamico che qualcuno vorrebbe far entrare. Difendere i nostri simboli religiosi…

Far entrare dove?

L’Europa vorrebbe far entrare la Turchia: 100% islamica. La Turchia ha 80 milioni di abitanti, 100% islamici. Il progetto di far entrare la Turchia in Europa è pericolosissimo. Un turco su cinque fa apprezzamenti per l’Isis: è un Paese 100% islamico. Io capisco che il Partito democratico oggi mette le tendine per coprire i simboli religiosi… Noi invece li vogliamo difendere.

Mi scusi, ma la risposta del Vaticano c’è stata: ufficiale.

Scappo a Sky, porti pazienza. Arrivederci.

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