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Il Tar annulla il limite dei 30 km/h sulle strade comunali di Bologna

Immagine di copertina
Credit: AGF

Accolto il ricorso di due tassisti: la soglia di velocità deve essere disposta strada per strada e non può essere generalizzata. Esulta Salvini: "No provvedimenti ideologici". La Lega annuncia un esposto alla Corte dei Conti. Ma i dati dicono che il limite ha ridotto gli incidenti in città

Il Tar dell’Emilia-Romagna ha annullato il provvedimento “Città 30” con cui il Comune di Bologna, due anni fa, ha istituito il limite di velocità a 30 km/h sulla quasi totalità delle strade cittadine. Dopo un travagliato iter giudiziario, i giudici amministrativi hanno accolto il ricorso presentato contro la misura da due tassisti, Andrea Cappelli e Massimo Sarti.

La sentenza è stata pronunciata nella giornata di oggi, martedì 20 gennaio 2026. Secondo il Tar, il limite di velocità deve essere disposto strada per strada e non può essere generalizzato. Con ogni probabilità il Comune felsineo la impugnerà la decisione davanti al Consiglio di Stato.

Intanto arriva il commento soddisfatto del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, che si è sempre detto contrario alla misura. “Bene la decisione del Tar”, commenta il leader della Lega: “Il nuovo Codice della Strada, approvato un anno fa, dimostra la nostra attenzione alla sicurezza stradale, che però va fatta con buonsenso e non con provvedimenti ideologici”.

“Città 30” è in vigore a Bologna dal 16 gennaio 2024 dopo una fase sperimentale. Il provvedimento stabilisce che per tutte le strade del territorio comunale vale il limite dei 30 km/h, ad eccezione di quelle ad alto scorrimento, dove il limite resta di 50 km/h.

Secondo i dati del Comune felsineo, nel suo primo anno di applicazione la misura ha prodotto una diminuzione di circa il 13% degli incidenti totali, una riduzione del 50% dei morti, dell’11% di persone ferite e del 10% di incidenti con feriti.

Dopo il verdetto del Tar, il centrodestra va all’attacco. Matteo Di Benedetto, capogruppo della Lega Bologna, e Cristiano Di Martino, segretario della Lega sotto le Torri, accusano il sindaco Matteo Lepore di aver “speso decine di milioni di euro di risorse pubbliche, buttando al macero i soldi dei bolognesi”. “Li avrebbero potuti spendere per rifare le strade, manutenerle e aumentare i parcheggi”, osservano i due esponenti del Carroccio, che annunciano la presentazione di un esposto alla Corte dei Conti per danno erariale e invitano il sindaco a dimettersi.

Sulla vicenda interviene anche Galeazzo Bignami, bolognese, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera: “Il Comune – dice – ha operato fuori dalle proprie competenze per meri scopi propagandistici. Confermiamo tutta la disponibilità ad affrontare il tema della sicurezza stradale anche in ambito urbano in piena collaborazione con le istituzioni interessate, ma questo non può essere fatto con operazioni propagandistiche illegittime e fuorvianti che non hanno come obiettivo quello di risolvere, ma di fare demagogia a spese dei cittadini”.

L’iter giudiziario che ha portato all’odierna pronuncia del Tar era iniziato nel 2024: in una prima sentenza, nel mese di novembre di quell’anno, il Tar emiliano-romagnolo diede ragione al Comune di Bologna dichiarando “inammissibile” l’impugnazione dei tassisti. La scorsa estate, tuttavia, il Consiglio di Stato ha stabilito che i ricorrenti avevano tutto l’interesse a presentare ricorso e ha quindi rimandato la palla ai giudici di primo grado. Oggi è arriva la nuova sentenza. Fino a nuovo ordine, sulle strade di Bologna si può aumentare la velocità.

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