Leggendo le parole di Benetton sembra che il disastro del ponte Morandi sia colpa dei morti

Di Giulio Cavalli
Pubblicato il 19 Mag. 2019 alle 19:13 Aggiornato il 19 Mag. 2019 alle 20:21
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Immagine di copertina

Benetton Ponte Morandi – “Guardi che siamo forti noi Benetton. E sappiamo distinguere, sappiamo aspettare. E non per il cinismo di chi ne ha viste tante. L’etica della responsabilità, la modernità, il rispetto delle regole per un imprenditore non sono facoltative ma sono le condizioni stesse della sopravvivenza. La manutenzione dei ponti e gli investimenti sulle strade sono obblighi imposti dal contesto prima che una libera opzione intellettuale. Mi creda, chiunque ci conosce appena un po’ non ha ma dubitato di tutti noi, tutti sanno che non facciamo parte di quel capitalismo che è un’avventura tra politica e malaffare. Non siano né capponi di Stato né razza padrona”.

È la risposta con cui si apre l’intervista di oggi su Repubblica a Luciano Benetton. Un’intervista che, si preannuncia, dovrebbe tra le altre cose anche fornire le risposte che in molti si aspettano sulla tragedia del ponte Morandi a Genova (soprattutto i famigliari delle vittime e i sopravvissuti), e che dovrebbe chiarire per tutti di chi siano le responsabilità.

E il patron dei Benetton, nonostante il lungo panegirico difensivo, lo dice chiaramente: spetta al gestore, quindi a loro stessi, la manutenzione e la messa in sicurezza delle strade. E quindi anche dei ponti.

Che il ponte Morandi non fosse a posto con la manutenzione, o perlomeno non fosse un ponte da potersi considerare sicuro, lo dicono – in accordo – praticamente tutti i periti. Anzi, lo dice anche lo stesso Luciano Benetton, che a una domanda successiva risponde: “Certamente non si sapeva che era a rischio di crollo (ci mancherebbe, si tratterebbe di stage preterintenzionale, ndr). Era però sovraccarico. C’è un’indagine molto complessa che stabilirà le cause e le concause. Con il senno del poi, dico che si doveva diminuire il traffico”.

Dice proprio così. Con il senno del poi. E leggendo l’intervista si continua parlando della festa a Ferragosto, che c’è stata ma non era una festa, il fratello morto forse anche per il dolore della tragedia, e via così. In scioltezza. Ma più di ogni altra cosa, leggendo l’intervista, ci si chiede: perché Autostrade non ha diminuito il traffico? Luciano Benetton risponde: “Sì, avrebbe potuto. E se si fosse fatta la Gronda, il traffico sarebbe certamente diminuito”.

Avete letto bene? In fondo, secondo Benetton, la caduta del ponte Morandi è colpa (anche) della Gronda che non s’é mai fatta. Roba da non credere. C’è un vecchio adagio che dice: dove non ci sono i colpevoli, allora i colpevoli sono i morti. Quindi i morti del ponte Morandi sono colpevoli di essere morti. E l’intervista di Benetton sembra confermarcelo. Perfetto. Tutto a posto. Va bene così.

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