Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Cerca
Ultimo aggiornamento ore 13:57
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Di Battista
Home » Opinioni

Una vita al fronte armato di bisturi: così Gino Strada ha curato sei milioni di persone in tutto il mondo

Immagine di copertina
Credit: Ansa

Se n’è andato questa estate, proprio nel giorno in cui i talebani riconquistavano l’Afghanistan e realizzavano la sua ennesima, laica, profezia controcorrente. Perché Gino Strada non è mai stato un uomo per epigrafi, medaglie, pensierini edificanti.

Nessuno sapeva della sua malattia, sua moglie Teresa era scomparsa prima di lui, sua figlia Cecilia era in una barca in mezzo al Mediterraneo. Strada è rimasto fedele fino in fondo alla sua maschera burbera, non voleva santificazioni in morte, soprattutto da chi fino al giorno prima lo bollava come “estremista”, o “amico dei terroristi”. Gino Strada, classe 1948, da Sesto San Giovanni, confine di Milano, quella che fu chiamata “la Stalingrado d’Italia”.

Strada non fu mai personaggio ecumenico, santone buonista, “pacifista” da vetrina. Fu leader, polemista, combattente, moderno Savonarola, uno che amava sporcarsi le mani. Basta leggere le intensissime righe sul triage di guerra nel suo bellissimo “Pappagalli Verdi” (il suo primo best seller) per capire che per Gino, tutta la sua storia personale – dai movimenti ad Emergency – era scandita da una costante: stare da una parte. Non voler piacere a tutti, era capace di scelte solitarie, anche quando voleva dire “decidere chi vive e chi muore”. Fare il chirurgo di guerra per lui significava «Stare dalla parte di chi paga il prezzo delle guerre sotto le bombe, e non ha voce»…
Continua a leggere l’articolo sul settimanale The Post Internazionale-TPI: clicca qui

Ti potrebbe interessare
Opinioni / Le donne di Kabul sfidano i talebani: “Adesso diamo voce a chi tace” (di W. Samadi)
Opinioni / Il miracolo di Draghi? Essere riuscito a far resuscitare Berlusconi
Opinioni / Non ci resta che un capolavoro politico (di G. Gambino)
Ti potrebbe interessare
Opinioni / Le donne di Kabul sfidano i talebani: “Adesso diamo voce a chi tace” (di W. Samadi)
Opinioni / Il miracolo di Draghi? Essere riuscito a far resuscitare Berlusconi
Opinioni / Non ci resta che un capolavoro politico (di G. Gambino)
Opinioni / 102 miliardari nel mondo chiedono di essere tassati per colmare le disuguaglianze. In Italia la patrimoniale scatena l’ira degli ultra-liberisti (di G. Cavalli)
Opinioni / Indiscreto: l’inciampo giudiziario di Beppe Grillo è un problema anche per Draghi
Opinioni / ’78, la Renault rossa era a via Caetani. Ma era come se fosse stata piazzata davanti al Quirinale
Opinioni / Il Quirinale e Draghi: nonno al servizio delle istituzioni o “nonnismo istituzionale”? (di A. Di Battista)
Opinioni / Ecco perché non c’è nulla da esultare per l’elezione di Roberta Metsola come presidente del Parlamento Europeo
Opinioni / Renzi dice che Italia Viva ora “vale il 13%”. Ma in realtà ha preso 3mila voti a Roma1 con l’11% di affluenza
Opinioni / Quirinale, indiscreto: sempre più quotata l’ipotesi Gianni Letta presidente