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Ignorare Pillon

Immagine di copertina
Simone Pillon Credits: ANSA

Lo so: sono demodè. Non ho nessun like sui social a personaggi che ritengo offensivi, lontani dai miei interessi, fomentatori di fake news. Ma ormai ho capito di essere quasi un unicum.

Nel 2021 mi trovo ancora a dover spiegare come funzionano i social network in Italia e tutta la correlata “creazione del consenso”. Facciamo degli esempi: la pagina di Simone Pillon (l’ultimo arrivato, ma potremmo anche mettere la Meloni, o il sempreverde Salvini tornato in auge dopo aver “criticato” i ragazzi che vogliono, vivaddio, andare a casa in gonna), ultimamente, ha più che raddoppiato i suoi follower, passando a oltre 72.000, e continua la sua inarrestabile ascesa.

E indovinate? Circa il 90 per cento dei commenti e oltre la metà delle condivisioni vengono dai detrattori. Gente che, come noi, detesta quello che legge, questa becera propaganda oscurantista e bigotta e ritiene sia giusto farlo sapere ai personaggi di cui sopra.

E lo facciamo senza che ci scatti il campanello d’allarme. Voglio dire: al quinto post di fila contro il DDL ZAN, le donne nate per fare le pulizie, il bambino che deve avere un papà e una mamma, e su una qualsiasi considerazione che sembra uscita dal Medioevo, non ci viene il dubbio che sia fatto apposta? Che serva proprio per provocare i nostri commenti. Per creare un’attenzione che altrimenti non avrebbe mai. Ogni volta che un nostro amico/conoscente commenta e denigra quel post appare sulla nostra pagina. Moltiplicate tot commenti per tot amici e troverete sicuramente qualcuno che leggerà quelle boutade e penserà drammaticamente: eh ma, in effetti, ha ragione.

Grazie a noi denigratori Pillon e tutta la sua ciurma sono diventati dei simboli. Ben graditi a Salvini e alla Lega che ha praticamente delegato a lui tutta la campagna contro la legge Zan. Strategia che è poi solo un prosieguo di quello che i social media manager della destra fanno da tempo. Crea consenso e dissenso in ugual maniera. Dividi et impera.

Ulteriore esempio: quando Enzo Miccio ha risposto a Pillon sulla loro “presunta somiglianza” tutti hanno parlato della vittoria schiacciante di Miccio sul senatore d’altri tempi (per essere gentili, ecco). Invece quel post è stato visto da migliaia di persone che prima magari nemmeno sapevano (beati loro!) chi era Pillon, creando engagement al profilo.

Ne abbiamo già parlato in merito alla questione “io sono Giorgia, sono donna, sono madre” e tutto quel bla bla, che la comunità LGBT ha fatto in modo di far crescere a dismisura tanto da trasformare un potenziale e nocivo tormentone addirittura nel titolo della biografia della signora Meloni.
Insomma: tutti ci siamo cascati con questi personaggi. Tutti siamo andati a commentare credendo di fare gli spiritosoni.

Ma ora basta. Sappiamo le regole del gioco. E quando un giorno troveremo quei signori di cui sopra al governo con magari l’incubo peggiore di colui che abbiamo ampiamente nominato al ministero delle pari opportunità, non potremo dire “No, come è possibile noi l’abbiamo sempre combattuto!”. Perché la realtà è che, anzi, gli state facendo un favore.

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