Banner donazione
Ultimo aggiornamento ore 09:42
Immagine autore
Lucarelli
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Di Battista
Home » Opinioni

Ecco i Salvinian-chic, i radical chic di sinistra che rimpiangono Salvini e attaccano il governo PD-M5S

Ecco i Salvinian-chic, i radical chic di sinistra che rimpiangono Salvini e attaccano il governo PD-M5S

Per capire questa nuova stagione politica non si può prescindere da una nuova categoria antropologica che furoreggia nei media e nel dibattito: il Salvinian chic, più semplicemente detto Salvi-chic. Il salvi-chic è ovunque, a sinistra, nei bar come nel gruppo Espresso, ed è quella curiosa razza di progressista che rimpiange Matteo Salvini, si danna per la sua mancata vittoria.
Nulla di male se a farlo sono gli esponenti e gli elettori della Lega, che ne hanno tutti il diritto, più curioso è, se a farlo, sono coloro che fino a ieri ci spiegavano che in Italia c’era il rischio dittatura.

Il Salvi-chic è un campione del “tanto peggio tanto meglio”, ed infatti due dei fuoriclasse di questo sport, i miei amici Massimo Giannini e Alessandro De Angelis secondo me non credono fino in fondo a quello che dicono, perché sono troppo intelligenti. Tuttavia il Salvi-chic non è benedettino, ma debenedettino, nel senso dell’ingegner Carlo De Benedetti, gran maestro di questo singolare ordine opinionistico-monastico. Solo che l’ingegnere, che ha tutto il diritto ad avere le sue idee, non chiede a loro il voto di obbedienza.

Il salvinian chic fa finta di non vedere quello che è cambiato: fa finta di non vedere che ieri piangeva per i porti chiusi e ora i porti sono aperti, fa finta di non vedere che prima si giocava l’azzardo mediatico sulla pelle dei disperati, e che ora – grazie alla saggezza di Giuseppe Conte e Sergio Mattarella – al Viminale siede una signora che non ha l’account Twitter, e degli sbarchi (che sono più o meno gli stessi di prima) non si parla più come se fossero una emergenza nazionale. Il Salvi-chic che prima, per obbedienza di partito, non diceva una parola sul trasformismo (quello si, e innegabile) di Angelino Alfano, adesso dice – non a caso in coro con Salvini – che il trasformista sarebbe Conte (ma Conte – al contrario del Ncd non ha mai portato i suoi voti in uno schieramento, dopo essere stato candidato in un altro).

Il Salvinian chic avrebbe voluto le elezioni anticipate, perché – spiega – “tanto la Lega vince comunque” (cosa che ovviamente non è vera). E mentre i leghisti, che capiscono la politica, si leccano le ferite e sono tutti abbacchiati per il fallimento del blitz-krieg del Papeete, loro sono lì a spiegarti che la mossa perfetta di Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio è stata un errore drammatico. Il Salvi-chic è ricco, o benestante: diceva di essere con il cuore sui gommoni, ma che adesso non ci siano più disperati in mezzo al mare che sono oggetto di ricatto nulla gli importa.

E nemmeno prende in considerazione il fatto che prima il dibattito fosse sui nuovi condoni, mentre adesso è sul finanziamento della ricerca e della scuola: tutto questo non lo tange, perché è di quelli per cui se qualcosa lo fa la sinistra non è mai abbastanza, perché se sei fuori dall’Ordine Debenedettino non ha nessun valore. Al salvi-chic che ci siano ministro come Provenzano e Boccia che parlano di investimenti al Sud e coesione territoriale invece che di autonomia e secessione non importa, tanto lui è di quelli che -chiunque governi – stanno belli tranquilli dentro il cerchio sacro del loro Ztl.

Il Salvinian chic da un lato dice che Salvini è un mostro, un nuovo duce (e ovviamente non è vero nemmeno questo), dall’altro non ha mai smesso di incensarne le sue doti di capo e di leader: demonizzazione apologetica. Ed ecco il motivo di questo apparentemente illogico paradosso: il Salvi-chic ha una identità debole, vuole vendere opinioni, o copie, e pensa che sia meglio avere un grande nemico che un solido governo che prova a far pagare le tasse. O anche – orrore – a mettere una imposta sulle bibite dolcificate o sui processi industriali inquinanti. Perché il salvi-chic vuole commuoversi per Greta, ma senza rinunciare a nessun consumo. Vuole proclamare la sua identità, ma non vuole sporcarsi le mani quando il conflitto tra modernità e conservazione, come accade in questi tempi, impone delle scelte scomode e obbliga a ripensare le scelte strategiche e la propria identità.

Qui la puntata di Otto e mezzo di ieri, 27 settembre 2019:

Ti potrebbe interessare
Opinioni / La statua della porchetta, celebrazione del rituale tutto romano della magnata
Opinioni / Non esiste felicità personale finche non lo sono tutti: ecco perché è importante vaccinarsi
Opinioni / Madame bambocciona: la rap-star che fa i capricci a tavola (di R. Bocca)
Ti potrebbe interessare
Opinioni / La statua della porchetta, celebrazione del rituale tutto romano della magnata
Opinioni / Non esiste felicità personale finche non lo sono tutti: ecco perché è importante vaccinarsi
Opinioni / Madame bambocciona: la rap-star che fa i capricci a tavola (di R. Bocca)
Opinioni / Dal Vaticano a Orban, passando per Salvini e Meloni: in Europa è in atto un’offensiva contro i diritti Lgbt
Opinioni / Delitti d’onore e matrimoni forzati: ci sono diversità che non arricchiscono
Opinioni / Draghi irritato con Conte dopo le parole dell’ex premier sul Recovery: ormai tra i due è “guerra fredda”
Opinioni / Anziché intromettersi sul ddl Zan il Vaticano pensi ai reati sessuali dei preti
Esteri / L'obbedienza agli Usa non è una virtù: vuol dire essere succubi del capitalismo finanziario (di A. Di Battista)
Opinioni / Lo shwa e il linguaggio inclusivo: quella piccola “ǝ” che cerca di sovvertire secoli di sessismo della lingua italiana
Cronaca / La vigliaccheria degli anti-antirazzisti: criticano i calciatori inginocchiati ma non fanno nulla per contrastare l’odio