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No caro Salvini, quando ti scusi con Bolsonaro non lo fai a nome “del popolo italiano” ma a nome tuo e dei tuoi sgherri

Immagine di copertina
Credit: EPA/FEDERICO SCOPPA

Dice Salvini che si scusa “a nome del popolo italiano” in difesa di Jair Bolsonaro, il pessimo presidente del Brasile che oggi è in gita in Italia, a Pistoia, per commemorare i caduti brasiliani durante il secondo conflitto mondiale dopo esse stato miseramente trattato durante l’ultimo G20.

Salvini del resto ha una strana idea del “popolo”, ritiene di poter parlare a nome di tutti nonostante un gradimento ovviamente parziale, peraltro in crollo da mesi. Ma, caro Salvini, non scusarti a nome mio, no, non disturbarti, facciamo da soli.

Facciamo da soli perché noi sappiamo benissimo che Bolsonaro è quello stesso politico favorevole alla tortura e alla pena di morte, estremista al limite della caricatura (seppur pericolosissima) che negava la pandemia e che nega i cambiamenti climatici. Dovresti, caro Salvini, chiedere ai brasiliani cosa ne pensano di un presidente che ha negato l’esistenza del Covid fin dal principio, osteggiato dalle piazze piene contro di lui mentre in Brasile morivano 608mila persone ufficiali (solo gli USA sono riusciti a fare peggio) senza tenere conto dei morti che non rientrano nelle statistiche: quelli delle favelas, periferie del mondo.

Dovresti sapere, caro Salvini, che quel presidente a cui hai stretto le mani insanguinate teorizza che i vaccini provochino l’insorgenza dell’AIDS, costringendo perfino Facebook a rimuovere il video in cui declamava questa assurdità. Bolsonaro del resto, lo sai Salvini?, è quello che ha testato un farmaco rivenduto come miracoloso contro il Covid (che poi è curioso annunciare al mondo di avere trovato un farmaco di cui si nega l’esistenza, vero Salvini?) e che è stato testato su 645 persone: 200 sono morte e un’indagine è tutt’ora in corso. Avresti dovuto leggere, caro Salvini, le conclusioni dei lavori di una commissione d’inchiesta che ha portato il congresso brasiliano a chiedere che Bolsonaro fosse perseguito per “crimini contro l’umanità” ritrovando 9 reati legati alla sua gestione dell’emergenza Covid, tra cui “prevaricazione”, “ciarlataneria” e “istigazione a delinquere”.

Oppure, caro Salvini, potresti leggerti anche la relazione dell’istituto di ricerca sull’ambiente Imazon, che certifica come tra l’agosto del 2020 e il luglio 2021 la foresta pluviale brasiliana abbia perso a causa del disboscamento e dello sfruttamento illegale 10476 chilometri quadrati di estensione, una superficie pari a quella di tredici New York. È il peggior dato dal 2012, con un calo del 57% rispetto all’anno precedente. E sai Salvini che ha risposto il tuo amico Bolsonaro? Che l’Amazzonia non brucia perché è una foresta umida. Ha detto proprio così. Eppure nel 2019, anno in cui Bolsonaro era già al potere, è stato il periodo peggiore per l’Amazzonia, con  9.178 chilometri quadrati di vegetazione distrutti dal fuoco.

E una benedetta volta sarebbe il caso di sapere cosa ne pensa anche il presidente Draghi, che qualche volta potrebbe fare politica oltre a far di conto, poiché Salvini è un importante membro della maggioranza che sostiene il suo governo.

Una cosa è certa, caro Salvini: quando ti scusi con Bolsonaro non lo fai a nome “del popolo italiano” ma lo fai a nome tuo e dei tuoi sgherri (nemmeno tutti, visto che ti stanno lasciando pure quelli). E ti basterebbe fare un salto in Brasile per sapere cosa ne pensi il popolo brasiliano del tuo amichetto del cuore, l’ennesimo sovranista in cui ti specchi cercando affannosamente un’identità che non funziona più.

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