Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Cerca
Ultimo aggiornamento ore 18:41
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Guida Bardi
Home » Opinioni

Quello che non sappiamo sulla rivolta del 24 giugno

Immagine di copertina
Credit: AP

La verità è che nessuno, dotato di buona fede, è in grado di affermare cosa sia passato nella testa del capo che ha lanciato la rivolta di Wagner e meno che mai in quella dello zar

Cosa è accaduto davvero in Russia nelle 48 ore che hanno tenuto con il fiato sospeso il mondo intero? Al di là delle ipotesi sul campo e delle più suggestive analisi nessuno infatti può ancora spiegare con certezza cosa sia andato in scena: tentato golpe, teatrino organizzato, scontro interno alle forze armate, trattativa parallela tra un ex chef divenuto mostro per volontà del tiranno che lo ha creato e quello stesso dittatore. 

Molti, oggi, sostengono che quanto ci è stato mostrato – il silenzio di Putin, la marcia indietro di Prigozhin, l’intervento risolutore di Lukashenko – riveli una sostanziale debolezza del presidente russo: incapace di tenere insieme l’esercito e il gruppo di mercenari ribelli di cui a lungo si è servito per nascondere le difficoltà delle sue forze armate e al contempo per celare le atrocità più brutali laddove era necessario commetterle, specie all’estero; un leader privo di ragione, non all’altezza dei suoi omologhi sul proscenio internazionale; un capo di Stato isolato e distante dal sentiment che prevale nella società, inviso anche agli oligarchi che auspicherebbero un regime change per evitare di scontare ancora le sanzioni a cui la Russia è sottoposta. 

Ma la verità è che nessuno, dotato di buona fede, è in grado di affermare cosa sia passato nella testa del capo che ha lanciato la rivolta di Wagner e meno che mai in quella dello zar. 

Le 48 ore più buie di Mosca hanno prodotto un solo grande risultato: che l’Ucraina passasse, sia pure solo temporaneamente, in secondo piano. 

Il primo discorso pronunciato da Putin post-tentata-rivolta di Wagner fa riferimento, solo una volta, in modo vago, alla parola controffensiva e nemmeno una volta all’Ucraina. E accende tre lampadine.

In primo luogo la rabbia con cui il presidente russo si è rivolto alla nazione, senza mai menzionare il nome di Prigozhin (ulteriore, volontaria, omissione).

In secondo luogo, la lucidità su cui lo zar ha voluto porre l’attenzione, auto-elogiandosi, nel sostenere di aver evitato ulteriore spargimento di sangue poiché le truppe Wagner sarebbero state annientate in un battibaleno.

Terzo: il tenore di normalità con cui ha voluto far emergere che il Paese e la società sono uniti. 

Benché sia evidente che questo sia forse il momento di massima instabilità politica e militare da quando Putin è al potere, i fatti ci dicono che: 1. Prigozhin è esule in una location non del tutto nota, e non è chiaro che fine farà o quale sia stata la moneta di scambio per farlo tornare sui suoi passi; 2. all’indomani della marcia su Mosca il ministro della Difesa Shoigu era ancora al suo posto; 3. la rivolta è passata – per voce di chi l’aveva provocata – come una protesta dovuta a una scarsa tutela, da parte dello Stato russo, nei confronti dei combattenti di Wagner, i quali secondo una nuova legge dall’1 luglio dovranno passare sotto il controllo diretto dell’esercito di Mosca. 

Sullo sfondo di questa vicenda esiste, infine, un ulteriore elemento poco chiaro: i servizi segreti Usa e quelli russi sapevano da qualche giorno almeno che Prigozhin pianificava un’azione armata in Russia. E avvisarono Putin. Nessuno però ha fermato la marcia di Wagner. Finita, per ora, con un nulla di fatto.

Ti potrebbe interessare
Ambiente / È uscito il nuovo numero di The Post Internazionale. Da oggi potete acquistare la copia digitale
Esteri / Chi è James Talarico e perché può dare una spallata decisiva al presidente Trump
Esteri / 24 febbraio 2022 – 28 febbraio 2026: i 4 anni che hanno sconvolto il mondo (di Giulio Gambino)
Ti potrebbe interessare
Ambiente / È uscito il nuovo numero di The Post Internazionale. Da oggi potete acquistare la copia digitale
Esteri / Chi è James Talarico e perché può dare una spallata decisiva al presidente Trump
Esteri / 24 febbraio 2022 – 28 febbraio 2026: i 4 anni che hanno sconvolto il mondo (di Giulio Gambino)
Esteri / Trump è il presidente statunitense che ha autorizzato più interventi militari dal 2000 a oggi
Esteri / Almeno 1.230 morti in Iran dal 28 febbraio, oltre 100 in Libano e quasi 30 nella regione. Usa e Israele continuano i raid. Teheran contrattacca in Qatar, Bahrein, Kuwait, Iraq ed Emirati. Colpito un aeroporto in Azerbaigian. Tel Aviv ordina l’evacuazione di 4 quartieri alla periferia di Beirut. Smotrich: "Assomiglierà a Khan Younis". Aoun chiede aiuto a Macron. Meloni annuncia “aiuti ai Paesi del Golfo”. Crosetto: “Invieremo mezzi navali a Cipro"
Esteri / Quando Trump accusava Obama: “Attaccherà l’Iran per ottenere un vantaggio alle elezioni”
Esteri / Pedro Sanchez a Trump: "Non si può giocare alla roulette russa con il destino di milioni di persone"
Esteri / Il figlio di Ali Khamenei “curato per mesi nel Regno Unito per impotenza”: il documento degli 007 Usa
Esteri / L’ex direttore della Cia Panetta: “Trump non sa cosa vuole, non si cambia un regime con le bombe”
Esteri / Continuano i raid Usa e di Israele sull'Iran. Contrattacchi su Kuwait, Emirati Arabi e sulla raffineria saudita di Ras Tanura. Francia abbatte alcuni droni. Nato intercetta un missile in Turchia: "Ma era diretto a Cipro". Giallo sull'elezione del figlio di Khamenei a Guida Suprema. Tel Aviv: "Chiunque sia sarà un bersaglio". Rinviati i funerali di Stato a Teheran. Idf bombarda e avanza in Libano: 72 vittime in 3 giorni. Hezbollah risponde con i missili. Usa affondano una fregata iraniana: 87 morti e 60 dispersi. Cina manderà un inviato speciale in M.O.