Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Cerca
Ultimo aggiornamento ore 11:43
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Guida Bardi
Home » Opinioni

Il referendum sul Jobs Act è un bivio per il Pd

Immagine di copertina
Elly Schlein, segretaria del Pd. Credit: AGF

I dem sono almeno due partiti: uno di sinistra e uno di centro. Sono due linee inconciliabili. Se alle urne passerà il Sì, l’alleanza con M5S e Avs sarà più facile. Altrimenti ripartirà la guerra interna a Schlein

Nel loro cinismo, i meloniani hanno un minimo di ragione: i referendum del prossimo 8 e 9 giugno costituiscono, in parte,  la coda del congresso del Pd e, se dovessero andar male, il suo ribaltamento. In caso di raggiungimento del quorum, infatti, Elly Schlein, meritoriamente schierata a favore di 5 Sì per restituire dignità ai lavoratori e agli italiani di seconda generazione ancora privi del diritto di cittadinanza, riuscirebbe ad archiviare definitivamente la stagione renziana. In caso di sconfitta, invece, al Nazareno si respirerebbe aria di tempesta. 

È noto, difatti, che il Pd sono almeno due partiti: uno di sinistra, desideroso di costruire un’alleanza progressista con M5S e Avs, e l’altro di centro, con qualche tendenza a destra, smanioso di  liberarsi dell’attuale segretaria per far rientrare Renzi, tornare ad allearsi con Calenda e magari strizzare l’occhio a Forza Italia o a nuove larghe intese qualora il Governo Meloni dovesse esaurite anzitempo la spinta propulsiva o l’esito delle prossime elezioni non dovesse fornire un vincitore certo. 

Sono due linee inconciliabili che prima o poi porteranno, probabilmente, all’ennesima scissione, in un senso o nell’altro. La differenza fra i due scenari è la seguente: nel caso in cui dovessero passare i cinque quesiti referendari, oltre a vivere in un Paese migliore, più libero e più inclusivo, il cosiddetto «campo progressista» potrebbe diventare realtà nell’arco di qualche mese; nel caso contrario, le tensioni si riacuirebbero fino a mettere in discussione una segreteria che, sia pur con qualche limite, ha restituito al Pd un senso e un’agibilità politica.

Ciò che sfugge ai «riformisti», infatti, è una citazione di Carducci: «Or non è più quel tempo e quell’età», il tempo del blairismo e della Terza via, degli inciuci e delle pastette con una destra assai più radicale e identitaria rispetto a quella berlusconiana. 

Potrebbe anche riuscire loro l’ennesimo gioco di palazzo, ma fuori dal palazzo non saprebbero dove andare, in una stagione caratterizzata dal collasso del sistema capitalista, dal bisogno di un nuovo multilateralismo a livello globale e dalla proletarizzazione del ceto medio che ha fatto, ahinoi, la fortuna di tutti i soggetti estremisti cui, almeno a parole, i democratici dicono di opporsi. 

Non è da escludere, insomma, l’ennesimo accordo al ribasso, con una lista di ministri monstre, grandi proclami e i turiboli agitati a reti ed edicole unificate dei soliti opinionisti che scrivono lo stesso articolo da trent’anni. Ci permettiamo, tuttavia, di informarli, per il loro bene, che l’unico ad avvantaggiarsene sarebbe il M5S. Se si trattasse di un partito estremista e con venature fascistoidi, nulla da eccepire; trattandosi di Conte, il loro cuore potrebbe non reggere!

Ti potrebbe interessare
Opinioni / Perché i giganti dell’IA sono i nuovi padroni della politica (di G. Gambino)
Opinioni / Un accordo sullo Stretto di Hormuz? (di F. Bascone)
Economia / La terza guerra del Golfo è anche un conflitto per il controllo del petrolio
Ti potrebbe interessare
Opinioni / Perché i giganti dell’IA sono i nuovi padroni della politica (di G. Gambino)
Opinioni / Un accordo sullo Stretto di Hormuz? (di F. Bascone)
Economia / La terza guerra del Golfo è anche un conflitto per il controllo del petrolio
Opinioni / L’attacco all’Iran: una pugnalata agli Alleati e un regalo a Mosca (di F. Bascone)
Opinioni / Tra il Sì e il No al referendum anche stavolta rischia di vincere l’astensione (di S. Mentana)
Opinioni / Chi vince e chi perde nella guerra all’Iran (di G. Gambino)
Opinioni / Il diritto internazionale resta l'unica via per la pace: la lezione di Habermas è un monito per l'Europa (di M. Delli Santi)
Opinioni / Le linee rosse dell’IA che non dovremmo oltrepassare (di D. Belli e P. Nemitz)
Esteri / 24 febbraio 2022 – 28 febbraio 2026: i 4 anni che hanno sconvolto il mondo (di Giulio Gambino)
Opinioni / Lettera a TPI – Non politicizziamo il referendum: la riforma Nordio è sbagliata nel merito