Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Cerca
Ultimo aggiornamento ore 15:05
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Guida Bardi
Home » Opinioni

La gara olimpica più importante è quella contro lo scetticismo (di S. Mentana)

Immagine di copertina
Credit: AGF

L'opinione pubblica teme sprechi e impatti ambientali. Ma per ogni Paese titubante ce ne sarà sempre un altro entusiasta. Il rischio è lo sportwashing

Quando Pierre de Coubertin decise di istituire le Olimpiadi riteneva che lo sport potesse promuovere la pace e l’amicizia tra i popoli e decise di rispolverare i Giochi che gli antichi greci disputavano a Olimpia. Tante idee nella storia sono state messe in campo, non tutte hanno trovato il sostegno sperato, o la costanza di andare avanti anche oltre le difficoltà: non si può certo dire questo delle Olimpiadi dell’era moderna.
Fa impressione dire che sono passati ben 130 anni dai Giochi di Atene 1896. Fa ancora più impressione pensare che guerre e pandemie hanno causato interruzioni e rinvii, ma non hanno compromesso la sopravvivenza dei Giochi. Ci sono stati attentati, su tutti il massacro di Monaco, ci sono state interferenze, problemi. Si sono scontrate con la Storia con la esse maiuscola, dal nazismo alla guerra fredda, accompagnando epoche, tradizioni, abitudini. Ma le Olimpiadi sono ancora qui, continuano a essere un simbolo e pur con tutti i cambiamenti rivelano che quella di Pierre de Coubertin è stata una delle più grandi intuizioni della storia recente.
In tutte le epoche, probabilmente, ci si è detti quali prospettive avrebbero dovuto avere, che strada avrebbero dovuto prendere i Giochi, alla luce dei timori che nel tempo si sono succeduti, e non vi è dubbio che questi ci siano anche oggi. Se rivolgiamo lo sguardo a Roma 1960, ci vengono in mente immagini uniche di una città che ospitava le Olimpiadi permettendo di usare monumenti romani come pedane d’atletica e ring di boxe consegnando alla storia momenti unici e probabilmente irripetibili: oggi solo l’apparato mediatico avrebbe un impatto che renderebbe quasi impossibile usare la Basilica di Massenzio o le Terme di Caracalla. E ci viene soprattutto in mente una città che lasciava alle spalle il regime fascista e le devastazioni della guerra e viveva un boom economico che ci dava la consapevolezza di essere un Paese nuovo rivolto al futuro.
Oggi, quando si parla di Olimpiadi, ci sono ancora speranze del genere? Spesso l’opinione pubblica teme spese eccessive, sprechi, impatto ambientale e speculazioni, e subentra un atteggiamento prudente, troppo spesso scettico. Ma, proprio perché l’intuizione di de Coubertin è stata vincente, per un Paese titubante verso le Olimpiadi ce ne sarà sempre uno entusiasta di organizzarle, vuoi per spirito olimpico o vuoi per fare sportwashing. Se dunque i Paesi decidono di farsi indietro, alla fine subentreranno tutti quegli altri disposti a investire fior di miliardi per promuovere la loro immagine nel mondo, talvolta con l’obiettivo di coprire gli aspetti meno lusinghieri del proprio governo: lo sportwashing, appunto. Nulla di nuovo, visto che il caso più noto a riguardo è quello di Hitler nel 1936.
Dunque, non è solo per orgoglio del nostro Paese che dobbiamo augurarci il meglio da Milano-Cortina 2026, ma per evitare che tanti, troppi Stati, decidano che le Olimpiadi non convengano, non s’abbiano da fare. Speriamo allora non solo in tante medaglie, ma in dei Giochi che regalino tanto all’Italia, a Milano, a Cortina e a tutte le realtà coinvolte e ci facciano venire una voglia irrefrenabile di rivedere le Olimpiadi, magari quelle estive, in Italia il prima possibile.

Ti potrebbe interessare
Opinioni / In questo mondo di bulli tocca ai cittadini salvare la democrazia (di M. Cappato)
Opinioni / Il Governo dei garantisti vara il fermo preventivo: basta il sospetto di un’azione futura per farlo scattare
Opinioni / La crisi dell’Onu è l’occasione per costruire un nuovo patto globale (di G. Gambino)
Ti potrebbe interessare
Opinioni / In questo mondo di bulli tocca ai cittadini salvare la democrazia (di M. Cappato)
Opinioni / Il Governo dei garantisti vara il fermo preventivo: basta il sospetto di un’azione futura per farlo scattare
Opinioni / La crisi dell’Onu è l’occasione per costruire un nuovo patto globale (di G. Gambino)
Opinioni / Ice e Remigrazione: se a perseguitare gli stranieri sono i figli dell’immigrazione
Esteri / Il coraggio dell’unità europea per tornare al diritto internazionale (di G. Crisanti)
Opinioni / Giulio Regeni: la verità sepolta da 10 anni
Opinioni / La febbre dell’Artico di Donald Trump (di F. Bascone)
Ambiente / È uscito il nuovo numero di The Post Internazionale. Da oggi potete acquistare la copia digitale
Esteri / L’equivoco occidentale (di Giulio Gambino)
Opinioni / Il potere della comunicazione e la responsabilità dei leader