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No, il nuovo governo per ora non sta cambiando linea sui migranti, ed è gravissimo

Di Giulio Cavalli
Pubblicato il 11 Set. 2019 alle 13:41 Aggiornato il 27 Set. 2019 alle 16:20
Immagine di copertina

Dice Zingaretti che la nave Ocean Viking (sì, c’è un’altra nave che caracolla in mezzo al Mediterraneo, ancora una volta, con 84 migranti salvati dalle onde e dalla Libia torturatrice) “deve entrare senza se e senza ma” e mentre lo dice ci aggiunge anche un “per me” che non si capisce bene a chi si rivolga.

Anche perché questo giro il Partito Democratico si ritrova al governo e Nicola Zingaretti è il segretario di quel partito, quello che per giorni ha trattato sui temi e sui modi del nuovo esecutivo e che evidentemente avrà anche spiegato al capo politico del Movimento 5 Stelle Di Maio e al presidente del consiglio Conte quali siano gli approcci da mantenere sui migranti.

Invece la nave continua a essere al largo, allo stesso modo della Alan Kurdi che ha caracollato in mezzo al mare prima di ottenere il via da Malta.

Se è vero che in questi giorni in molti si sono riparati dietro ai voti di fiducia di Camera e Senato (che comunque non hanno nulla a che vedere con l’atteggiamento in casi di emergenza umanitaria, ma va beh) è vero che oggi il governo è insediato e nel pieno delle sue funzioni.

Appare quindi sempre più probabile che il diniego alle navi di entrare in acque territoriali sia qualcosa di più di una semplice eredità del salvinismo ma sia frutto di una precisa scelta del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese che, anche senza rilasciare dichiarazioni, sembra orientata a mantenere lo status quo.

Eppure proprio sulla gestione del fenomeno immigrazione il governo Conte bis si gioca molta della sua credibilità, in nome della declamata discontinuità che per settimane abbiamo ascoltato in ogni dove e che ora dovrebbe essere anche praticata: ridurre un fenomeno complesso come quello dei migranti, delle illegalità della Libia, delle irresponsabilità dell’Europa e di un superamento del trattato di Dublino per alleggerire i Paesi che fanno da sponda sul Mediterraneo è il primo passo per disinnescare il salvinismo e affrontare (e raccontare) una volta per tutte la complessità dei meccanismi di accoglienza.

Per questo non bastano i buoni propositi per accontentarsi (se tutto ciò fosse accaduto con Salvini ci sarebbe indignazione dappertutto, pensateci) ma occorrono fatti concreti, finendola una volta per tutte di rimanere appesi ai fantomatici Decreti Sicurezza del capitano leghista. Cacciare il leghista e mantenere le sue politiche non è il modo migliore per essere cambiamento. No. Proprio no.