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    Ma come, Alzano doveva chiuderla il governo e ora però la regione può decidere di riaprire il 4 maggio?

    Di Giulio Cavalli
    Pubblicato il 16 Apr. 2020 alle 11:38 Aggiornato il 16 Apr. 2020 alle 12:39

    Lo scopo è sempre lo stesso: parlare e far parlare di sé, rivendersi come giunta operosa, fare schiuma e polvere per non vedere e far vedere. Così ora la premiata ditta Fontana-Gallera rilancia chiedendo al governo di poter “riaprire la Lombardia” a partire dal 4 maggio. Non si sa bene con che lente la giunta lombarda abbia osservato i 235 morti di ieri, ma quello che si capisce da lontano è che la dialettica politica sembra più importante di qualsiasi altra cosa. C’è qualcuno in grado di raccontarci perché la regione più colpita del mondo dovrebbe fare da apripista nel ritorno alla normalizzazione? No, niente, nessuno, non c’è nesso logico nelle parole di Fontana che semplicemente tenta di trasformare i tragici numeri della sue regione in una poltiglia da rivendere come narrazione tossica.

    Sono gli stessi che ci dicono che “non è il momento di accusare e muovere la magistratura” e poi non vedono l’ora di riaprire le fabbriche e gli uffici per mettere in scena una salute smentita ogni giorno.C’è anche tanta ferocia nelle parole di Fontana: la normalizzazione della Lombardia non è un trucco linguistico ma si ottiene attraverso i tamponi, il tracciamento, i test e l’immediata correzione di un metodo che fin qui si è rivelato più che fallimentare. In Lombardia, solo per dirne una, continuano a mancare le mascherine: basta questo spigolo di realtà per sbriciolare la retorica che viene profusa ogni giorno.Ma l’ipocrisia di fondo del patetico show di Fontana e compagnia cantante è anche questo decisionismo che viene sbandierato ogni giorno per distinguersi e farsi notare (il caso delle librerie è significativo: la Lombardia chiude le librerie nel momento in cui dichiara di volere aprire tutte le attività produttive, un controsenso che fa già ridere così).

    Ma se l’assessore Gallera e il presidente Fontana sono cosi caparbi nel prendere decisioni al di là dei decreti di governo, perché si sono lagnati per giorni dicendo di non avere potuto chiudere Nembro e Alzano Lombardo nel momento in cui scoppiava la pandemia? Non erano loro a dirci di avere le mani legate, tra l’altro su un tema sanitario che è di competenza regionale (diversamente da ciò che vorrebbero aprire ora)? Perché la Lombardia può decidere quando si tratta di fare propaganda e invece non poteva decidere quando si trattava la salute dei suoi cittadini? Dice Fontana che si riparte dalle quatto d (distanza, dispositivi di protezione individuale, diagnosi e digitalizzazione): attenzione che a tirare la corda non arrivi la quinta, dimissioni.

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