Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Cerca
Ultimo aggiornamento ore 06:00
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Di Battista
Immagine autore
Guida Bardi
Home » Opinioni

No, viceministra Castelli, assumere mezzo milione di persone nella PA non è una buona idea

Immagine di copertina
Laura Castelli del Movimento Cinque Stelle

La viceministra M5S Castelli ha annunciato in pompa magna un piano di assunzioni da 450mila persone, pronte ad entrare nella Pubblica Amministrazione. Castelli ha espresso la volontà di eliminare il tetto di assunzioni che prevedeva – a grandi linee – un vincolo del 50 per cento di sostituzioni tra pensionamenti e nuove assunzioni, negli enti finanziati dallo Stato.

Un tetto resosi necessario dal crescere della spesa e delle inefficienze dello Stato, che hanno portato il nostro debito pubblico a superare i duemila miliardi di euro.

Non è mistero che nella storia del nostro Paese le assunzioni nella PA e nelle partecipate siano state frequentemente pilotate a favore di gruppi di clientele e di lavoratori sorprendentemente bene informati da sindacati, partiti e gruppi di potere.

La mancanza di trasparenza è stata, ed è tuttora alla base di questa condizione di asimmetria informativa: pochi conoscono vincoli, scadenze, e testi di concorso perché è così che deve funzionare: meno persone sanno, più i gli incarichi possono essere controllati.

Ancora oggi non esiste un database nazionale che possa permettere ai cittadini di accedere con trasparenza alle opportunità di lavoro o di incarico disposte da enti finanziati con soldi pubblici.

Se un cittadino vuole candidarsi in un ruolo della PA deve scorrere migliaia di siti diversi, visitare i portali di tutti i comuni, delle società partecipate, degli enti regionali, per poter accedere alle informazioni sui concorsi.

Per questo motivo abbiamo avuto bisogno di così tanti dipendenti pubblici (tra enti e partecipate), perché non sempre i professionisti selezionati erano i migliori, ma, al massimo, i meglio informati, e ancora oggi una piccola percentuale di dipendenti pubblici deve lavorare per tutti gli altri, in condizioni di estremo disagio e di mancanza di riconoscimento delle capacità o del raggiungimento dei risultati.

Per riformare la Pubblica Amministrazione servirebbe una riforma di grande respiro, che abbatta i costi, premi il merito e promuova la trasparenza. In mancanza di questi tre elementi continueremo ad aumentare la spesa pubblica, a costo dei cittadini.

Altro che Bellanova e i titoli di studio: la verità è che il Ministero dell’Agricoltura non ci serve a niente (di Elisa Serafini)
Ti potrebbe interessare
Opinioni / La stampa nel mirino e quei giornalisti uccisi in Ucraina e a Gaza per chiudere gli occhi del mondo sulle guerre
Opinioni / Il voto in Sardegna non è solo una questione locale
Opinioni / Legge, ordine e manganelli (di M. Cirinnà)
Ti potrebbe interessare
Opinioni / La stampa nel mirino e quei giornalisti uccisi in Ucraina e a Gaza per chiudere gli occhi del mondo sulle guerre
Opinioni / Il voto in Sardegna non è solo una questione locale
Opinioni / Legge, ordine e manganelli (di M. Cirinnà)
Opinioni / La democrazia non è solo contare i voti ma un insieme di regole e meccanismi (di S. Mentana)
Opinioni / Basta armi: serve un’Europa non allineata (di Yanis Varoufakis)
Esteri / Due anni di guerra e un’America sempre più lontana: l’Europa è al bivio
Opinioni / Perché non dobbiamo sottovalutare la rivolta dei trattori
Opinioni / Ilaria Salis va difesa. Ma non dimentichiamo le nostre ingiustizie
Opinioni / La colpa è sempre del padrone? Perché sui cani che uccidono la questione è prima di tutto culturale
Opinioni / Pace e reddito: così la Sinistra tornerà credibile (di F. Dolce)