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La pacchia è finita se Giorgia gioca con i nostri risparmi (di R. Gianola)

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«La pacchia è finita» è uno slogan che va fortissimo a destra, appare più educato del vecchio «Boia chi molla», ma mantiene un certo impatto sugli elettori. Giorgia Meloni, in piazza del Duomo a Milano, l’ha lanciato come monito all’Europa, il suo governo difenderà l’Italia come nessuno in passato. «La pacchia è finita», dunque, e sono le stesse parole usate nel giugno 2018 dall’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini per annunciare il suo programma. Il capo leghista si riferiva alla svolta dura sull’immigrazione: rimpatri di massa, stop ai clandestini, vita dura per le Ong, taglio alle spese di assistenza. Meloni, probabilmente, pensa più alle questioni economiche, alle politiche di bilancio, alla gestione dei fondi europei, alla difesa delle imprese italiane che, a volte, finiscono nel mirino di gruppi stranieri più grandi e forti. Argomenti delicati.
Se dovesse vincere la destra i francesi di Vivendi, primi azionisti di Tim, che alzano il prezzo sulla rete per creare la società unica saranno indotti a più miti consigli? Se Della Valle, che sta ritirando Tod’s dalla Borsa, dovesse cedere la società al suo socio Lvmh, interverrà il governo patriottico a salvare l’italianità delle scarpe? E sarà bloccata la vendita a una cordata internazionale della compagnia aerea Ita, operazione in dirittura d’arrivo?  La questione è importante, soprattutto perché il nazionalismo da operetta diventa pericoloso quando c’è in ballo il destino delle imprese, delle filiere industriali, delle società quotate in Borsa e, soprattutto, del risparmio degli italiani. Un conto sono la giusta tutela e la valorizzazione delle attività strategiche del Paese, un altro la chiusura delle frontiere, le strettoie protezionistiche che non fanno per noi. Siamo un grande Paese trasformatore, abbiamo un’industria manifatturiera di prim’ordine e anche in questa congiuntura difficile settori come l’agroalimentare e la moda, tanto per fare un paio di esempi, registrano esportazioni da primato. Se Meloni intende avvertire Bruxelles che non tollererà più possibili ingiustizie o imposizioni, allora è bene chiarire subito cosa intende. Vuole copiare l’amico Orbán? Vanno ricordati alcuni fatti degli ultimi anni. L’Italia è il Paese in Europa che ha beneficiato più di tutti, in assoluto, degli aiuti, dei ristori, dei fondi per la disoccupazione e la cassa integrazione, dei Recovery messi in campo, a più riprese, dall’Unione Europea negli ultimi due anni. La Banca Centrale Europea ha sostenuto i nostri titoli del debito pubblico in misura più ampia delle stesse regole dell’Istituto. Abbiamo affrontato la pandemia con i fondi Ue e il «destino del Paese», per usare le parole di Mario Draghi, è dentro il Pnrr che avrebbe bisogno di una forte accelerazione e di una piena realizzazione e non di essere smontato.L’Italia è su un crinale pericoloso, il debito è pari al 160% del Pil, è sufficiente un esordio malriuscito del possibile governo di destra e finiamo dritti dritti nei guai. La richiesta di Salvini di uno scostamento di bilancio di 30 miliardi, ipotesi non condivisa almeno per ora da Meloni, è uno di quei passaggi che può cambiare il giudizio degli investitori e dei governi europei su di noi. Se dopo una lunga fase di incertezza, dovuta alla crisi politica e alla campagna elettorale, dovesse arrivare la stagione della sfiducia e della caduta di credibilità allora i rischi sarebbero forti. Non si può in nessun modo mettere in discussione il risparmio dei cittadini, un patrimonio prezioso per la stabilità del Paese che continua a crescere. I risparmi di famiglie e imprese nell’ultimo anno (tra maggio 2021 e maggio 2022) sono cresciuti di 105 miliardi di euro. Il saldo totale di conti correnti e depositi bancari supera i 2100 miliardi di euro, secondo i dati di Banca d’Italia. Si tratta di una somma pari al valore annuo del Pil.
La propensione al risparmio degli italiani è sempre elevata, per prudenza e stabilità le famiglie hanno rafforzato il loro tesoretto, arrivando a una ricchezza finanziaria complessiva vicina ai 5000 miliardi. Certo Bankitalia lamenta che il congelamento di questi risparmi sui conti correnti è un problema per l’economia, sarebbe meglio se fossero investiti nel finanziamento delle imprese, nell’innovazione, nello sviluppo. Ma la priorità, oggi, è che il futuro governo non faccia danni a questa ricchezza del Paese.
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