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Home » Opinioni

I profughi non sono tutti uguali neanche se scappano dall’Ucraina

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Si esulta – giustamente – perché l’Europa si è accorta di avere nel cassetto una direttiva (la 2001/55 del Consiglio dell’Ue) che permette di adottare strumenti di regolarizzazione, seppur temporanea, straordinari. Fino ad oggi non era mai stata utilizzata nonostante diverse organizzazioni umanitarie e associazioni ne chiedessero l’applicazione.

Di guerre, nonostante in molti non se ne accorgano, ce ne sono parecchie in giro alle porte dell’Europa. Nessun politico ha mai pensato di utilizzare la direttiva, ad esempio, per la Libia o per l’Afghanistan o per la Siria o per la Tunisia. In pochi però si sono accorti che tra la proposta originaria e quella approvata è cambiato qualcosa.

E non è roba da poco: nella proposta originaria il diritto al permesso temporaneo era a disposizione di tutti coloro che fuggivano dalla guerra, senza distinzione tra ucraini con cittadinanza, studenti che si trovavano lì per motivi di studio allo scoppio della guerra, lavoratori in Ucraina in trasferta, mentre nella versione approvata qualche giorno dopo si legge testualmente che «la presente decisione si applica alle seguenti categorie di persone che sono sfollate dall’Ucraina a partire dal 24 febbraio 2022 incluso a seguito dell’invasione militare delle forze armate russe che ha avuto inizio in tale data: a) cittadini ucraini residenti in Ucraina prima del 24 febbraio 2022; b) apolidi e cittadini di Paesi terzi diversi dall’Ucraina che beneficiavano di protezione internazionale o di protezione nazionale equivalente in Ucraina prima del 24 febbraio 2022; c) familiari delle persone di cui alle lettere a) e b)».

E per tutti gli altri? Per tutti gli altri siamo alle solite: si lascia discrezionalità ai Paesi che si affacciano al confine ucraino, che storicamente sono tutt’altro che accoglienti (stiamo parlando della Polonia, che si sta costruendo un muro, e dei Paesi del gruppo Visegrad). Con il risultato che arrivano testimonianze di studenti nigeriani e lavoratori asiatici bloccati alla frontiera in uscita dall’Ucraina. Anche nella solidarietà l’Europa riesce a differenziare. Non male.
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