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Non esiste felicità personale finche non lo sono tutti: ecco perché è importante vaccinarsi

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* Di Eugenia Romanelli (Presidente dell’Associazione Culturale ReWriters), che ogni mese firma un editoriale per TPI sulla riscrittura dell’immaginario contemporaneo.

Conosco tante persone che non si sono vaccinate, e molte mi hanno spiegato motivazioni che ritengo assolutamente condivisibili:

Carla, un’artista affermata in tutto il mondo, mi ha detto: “Io non sono mai contro qualcosa, quindi non mi ritengo una #novax. Semplicemente osservo, sento, ragiono. In tutta questa storia c’è qualcosa che non mi convince, e quindi no, non mi vaccino. Lo farò, se necessario, per andare a trovare mia madre che vive in un altro Paese. Sai che cosa, soprattutto, non mi torna? La politica sui bambini: perché da subito è stato specificato che loro no, non sarebbero stati toccati? Guarda caso, invece, adesso si sta cominciando a vaccinarli o a pensare di vaccinarli. Ho come la sinistra sensazione che, fatti fuori i vecchi, restino i bambini: che accadrebbe se venissero da subito educati, magari cominciando proprio da un vaccino, a una sorta di sottomissione culturale in cui risulti naturale che gli adulti li manipolino?”.

Osvaldo, un medico chirurgo: “Non si sa nulla degli effetti sul lungo periodo, preferisco aspettare, magari da Cuba arrivano vaccini migliori, come sembra. Il vaccino a rMNA non ha abbastanza sperimentazione, che ne sappiamo se poi va a scatenare malattie auto-immuni? Se mi obbligheranno, vista la mia professione, lo farò, ma senza firmare il consenso informato, visto che non esiste informazione. E a quel punto?”.

Silvia, un’insegnante di liceo: “Io sono #novax, mio figlio non è vaccinato, figurati se mi faccio questo, di vaccino. Se mi obbligheranno, a scuola, io non mi piegherò: preferisco essere demansionata. Qui vogliono manipolarci tutti e tutte, basta informarsi attraverso la stampa alternativa e si scoprono un sacco di verità”.

Roberto, avvocato: “Non mi vaccino perché se non c’è un obbligo vaccinale ex lege non si può pretendere che le persone si vaccinino. Ci sarebbe da chiedersi perché nessuno Stato abbia previsto un obbligo vaccinale votato dai vari parlamenti, cosa che tra l’altro dovrebbe essere stabilito a livello costituzionale perché va a incidere sui diritti e le libertà delle persone. Cosa significa proporre un vaccino su base volontaria e poi fare i green pass, obbligare alcune categorie, o far firmare un consenso informato senza che sia disponibile l’informazione a riguardo? C’è una ambiguità, per usare un eufemismo, sulla regolamentazione che per me è inaccettabile. Inoltre non ho gradito assolutamente il concetto che i ragazzi devono vaccinarsi per proteggere i genitori: ma stiamo scherzando? Io non voglio essere protetto da mio figlio, soprattutto su una cosa di cui non si conoscono i possibili danni a lungo termine: preferisco ammalarmi io e proteggere lui”.

Io invece mi sto vaccinando, con dubbi e timori simili, ma ho scelto l’altra via perché sento fortissima la responsabilità di fare di tutto per aiutare la collettività a cui appartengo che sta soffrendo ed è in pericolo. Ne avrò un danno? Pazienza, se sarà servito a fermare i contagi, a diminuire le morti, a restituire una vita agli adolescenti, a levare le mascherine ai bambini, a far tornare le persone ad abbracciarsi o almeno a stringersi la mano invece di sfiorarsi il gomito, a farle incontrare nelle piazze, sulle spiagge, ad aiutare i commercianti a ripartire, e così il Paese.

Questa volta parlo a titolo personale, come donna, come moglie, come madre ma, certamente, anche come founder di questo Movimento Culturale che vuole riscrivere l’immaginario della contemporaneità a partire dalla giustizia intergenerazionale, da un attivismo vocazionale laico intorno a dei valori, raccolti nel nostro Manifesto: lo spirito dei ReWriters è mettere la comunità al centro, trasformare la visione egologica dell’oggi in una visione ecologica, declinare i comportamenti competitivi in cooperazione e diventare custodi della terra, invece che suoi predatori. Mi piacerebbe sentire gratitudine da chi ha scelto solo per sé, per la propria salvezza, perché se (speriamo) la Pandemia si arresterà, sarà grazie a chi si è vaccinato, e se (speriamo di no) chi si è vaccinato dovrà affrontare delle difficoltà di salute per averlo fatto, la salute degli altri non sarà minacciata grazie al nostro sacrificio. Per quanto mi riguarda, è un sacrificio che non avrei potuto non fare, quindi forse il termine non è adatto e, anzi, nonostante dubbi e timori, sono felice di aver assunto questo rischio: non esiste felicità personale finche non lo sono tutti.

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