Atalanta, dirigente dà del “terrone” a un tifoso del Napoli: si muove la Figc

Di Flavio Pagano
Pubblicato il 12 Lug. 2020 alle 12:02 Aggiornato il 12 Lug. 2020 alle 12:05
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L’arte di sfottere l’avversario è il sale dello sport non giocato. Questo almeno deve aver pensato il tifoso partenopeo che si è audacemente (e sfacciatamente) infiltrato dietro le linee bergamasche, mentre la squadra si apprestava a partire per Torino. “Mister – ha detto a Gasperini, affiancandolo – Ma dopo dieci anni ve la giocate la partita, o gliela regalate come al solito?”.

E poi, anche se non c’entrava niente, ha aggiunto il suo mantra: “E forza Napoli, mistèr!” (rigorosamente con l’accento sulla e). Gasperini ha reagito con stile. Salvo poi consegnare alla stampa una dichiarazione vagamente sibillina: “Io non sono coinvolto. Abbiamo invitato il tifoso a Zingonia. Vedrete quando viene fuori chi è…”.

Gli insulti del manager

Non così diplomatico, invece, è stato il team manager Moioli. Stressato dall’incombere del partitone con la Juve, il dirigente ha perso la trebisonda e ha ribattuto alle parole del tifoso azzurro con un altro mantra: “Terrone del c…!”, gli ha detto. E, in tutta franchezza, non ci sarebbe che da ridere. Il video è diventato virale con i suoi elementi folkloristici: il tifoso napoletano in tenuta coloniale che, compiuto il misfatto, fugge tutto contento al trotto, col passo da simpatico cucciolone di ippopotamo, dovuto a qualche chilo in più.

Il punto è che in una società come la nostra, sempre più attenta alla forma che alla sostanza – e dove tutto ciò che riguarda il calcio ha una risonanza enorme, paradossale – certe parole possono costare care. L’episodio infatti è finito al centro di un’inchiesta della Procura Figc. E a fine serata sono arrivate anche le scuse (parziali) di Moioli che si è rammaricato per l’espressione usata nei confronti di quello che definisce uno “pseudo-tifoso”. “Non ho saputo mantenere la calma di fronte alle accuse gravi e infamanti di questo signore”, ha aggiunto, con tono un po’ melodrammatico: “Non mi sto giustificando. Sono consapevole di aver sbagliato, anche nei confronti dell’Atalanta”. In effetti il dirigente ha scagliato contro il tifoso napoletano un repertorio d’improperi completo, nel cui pacchetto all inclusive non mancava il classico “testa di c.!”. Una reazione eccessiva, d’accordo.

Perché la parola “terrone” non deve più spaventare

Ma eccessivo è anche l’immancabile contrattacco neoborbonico puntualmente arrivato dal Sud. Diciamoci la verità: ci sono parole ben più atroci che ci tocca sentire. Parole insanguinate. Viviamo in un civilissimo mondo dove “sporco negro”,  “frocio di merda”, “lurido ebreo” sono ancora espressioni idiomatiche e abituali per tante gente. Ed è lì che si gioca la vera battaglia.

Terrone non è una più parola che può farci paura. Non è bella, s’intende. Evoca un passato di razzismo interno, che non ci fa onore. Ma trasformarne l’uso in un affare di stato, far diventare questa parola uno stigma, la aiuta a restare impregnata di significati, e di una cattiveria, che in fondo non possiede più. In ballo c’è l’articolo 28 del Codice di Giustizia sportiva: quello che disciplina e sanziona i comportamenti discriminatori. Un principio sacrosanto, certo. Ma proviamo a guardarla diversamente: perché dare a una persona del napoletano dovrebbe essere un’offesa? Non è, piuttosto, un complimento?

In effetti c’è un precedente molto illustre, e molto amaro, proprio nel mondo del giornalismo sportivo: “Sei un Napoli”, dove il toponimo diventa aggettivo, e va inteso in senso ampiamente spregiativo è l’infelice espressione che sfuggì di bocca a uno storico protagonista del calcio raccontato. Tuttavia quel tempo è passato. Perché drammatizzare così? Il video che immortala la scena, è giustamente virale sui social. Ma la sua popolarità dovrebbe essere legata soltanto all’aspetto giullaresco della situazione. E a null’altro.

Invece amiamo prendere sul serio gli argomenti giocosi, e giocare con le cose serie… La domanda a questo punto è: che cosa sarebbe successo se il tifoso quell’uscita l’avesse avuta non prima, ma dopo la partita, quando giocatori, allenatore e dirigenti dell’Atalanta avevano un diavolo per capello (anzi due, visto che due sono stati i rigori con cui la Juventus ha rimontato una partita che l’ha vista sempre al tappeto)?

Forse si sarebbe arrivati alle vie di fatto, chissà. L’ira fa brutti scherzi. Meglio pensare alle parole del grande Dino Zoff, intervistato da un Tg Rai appena qualche giorno fa. Alla richiesta del giornalista di commentare la drammaticità di certi episodi sportivi del calcio, Zoff, con il sorriso sincero e la voce pacata di sempre, ha risposto con parole da non dimenticare mai: “Quelli del calcio non sono drammi: il calcio è solo un gioco”. Grazie Dino, per la tua saggezza. E grazie anche al “buon terrone” di cui sopra, per averci dato uno spunto per sorridere, in una partita che, a tanti, ha lasciato parecchio amaro in bocca.

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