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A cosa avrebbero diritto e come vivono in realtà i rifugiati in Italia

A cosa vanno incontro e come vivono i rifugiati in Italia dopo aver ottenuto lo status di protezione internazionale? Abbiamo raccolto alcuni dati importanti da tenere a mente

Di Laura Melissari
Pubblicato il 29 Ago. 2017 alle 19:55 Aggiornato il 6 Apr. 2018 alle 13:15

In Italia ci sono 147.370 rifugiati, su una popolazione di oltre 60 milioni di persone, cioè 2,4 rifugiati ogni 1.000 abitanti.

Il rifugiato è colui “che temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori del Paese di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo paese; oppure che, non avendo cittadinanza e trovandosi fuori del paese in cui aveva residenza abituale a seguito di tali avvenimenti, non può o non vuole tornarvi per il timore di cui sopra”, secondo l’Articolo 1A della Convenzione di Ginevra del 1951 relativa allo status dei rifugiati.

Dal punto di vista giuridico-amministrativo, il rifugiato è una persona cui è riconosciuto lo status omonimo perché, se tornasse nel proprio paese d’origine, potrebbe essere vittima di persecuzioni. Per persecuzioni s’intendono azioni che, per la loro natura o per la frequenza, sono una violazione grave dei diritti umani fondamentali, e sono commesse per motivi di razza, religione, nazionalità, opinione politica o appartenenza a un determinato gruppo sociale.

L’Italia ha ratificato la convenzione di Ginevra nel 1954, con la legge 722 del 24 luglio, “Ratifica ed esecuzione della Convenzione relativa allo statuto dei rifugiati, firmata a Ginevra il 28 luglio 1951”.

Chi fa domanda di asilo politico in Italia, nel caso in cui questa non venga respinta, può essere accolto come:

  • titolare di status di rifugiato
  • titolare di protezione umanitaria
  • titolare di protezione sussidiaria

Al titolare dello “status di rifugiato” la questura italiana rilascia un permesso con motivo – asilo politico -, rinnovabile, che ha durata di cinque anni e consente l’accesso allo studio, al lavoro, al servizio sanitario e alle prestazioni assistenziali dell’Inps.

Nel caso in cui la Commissione territoriale, che stabilisce se accogliere o meno le domande di asilo, dovesse non riconoscere lo status di rifugiato al richiedente, può decidere di chiedere alla questura di rilasciare un permesso di soggiorno per protezione umanitaria, laddove ritenesse che esistano gravi motivi di carattere umanitario dal momento che, tornando nel paese di origine, sarebbe in serio pericolo.

La protezione sussidiaria è un’ulteriore forma di protezione internazionale. Viene riconosciuta a chi non ha i requisiti di rifugiato, ma comunque ha bisogno di una forma di protezione internazionale perché se ritornasse nel paese di origine potrebbe subire un “danno grave”. Per danno grave si intende: la condanna a morte o l’esecuzione della pena di morte, la tortura e la minaccia grave alla vita che deriva da una situazione di conflitto armato.

Quante sono state le domande di asilo accolte dal nostro paese fino a luglio 2017? Qui di seguito, nella tabella sottostante, un prospetto grafico mese per mese:

A cosa avrebbero diritto

Il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (Sprar) è un progetto nazionale costituito dalla rete degli enti locali e da realtà del terzo settore, che garantisce accoglienza a rifugiati, titolari di protezione sussidiaria e umanitaria.

Il sistema di protezione è pubblico e gli enti responsabili dell’accoglienza sono il Ministero dell’Interno e gli enti locali, quali comuni, province e regioni, che partecipano ai progetti di accoglienza su base volontaria.

All’interno del circuito Sprar il rifugiato o il richiedente asilo non ha diritto solo a vitto e alloggi0, ma anche a ulteriori misure di integrazione, come l’insegnamento della lingua, corsi di formazione professionale volti ad accompagnare la persona a inserirsi socialmente ed economicamente in Italia.

— LEGGI ANCHE: Come funziona la richiesta di asilo politico in Italia

Coloro che hanno ricevuto una forma di protezione internazionale o si sono visti riconosciuti la protezione umanitaria hanno diritto a rimanere all’interno del circuito Sprar per un periodo di sei mesi, prorogabile su autorizzazione da parte del cosiddetto Servizio Centrale, che coordina la rete d’accoglienza, e che ne valuterà l’opportunità.

Viene inoltre rilasciato allo straniero un tesserino che attesta la sua ammissione allo status di rifugiato e, quindi, il riconoscimento di un insieme di diritti e di doveri. Il certificato non ha valore di documento di identità che dovrà, invece, essere richiesto al Comune di residenza.

Con lo status di rifugiato si ottengono gli stessi diritti e doveri di cui godono i cittadini italiani, a esclusione dei diritti che presuppongono la cittadinanza italiana, tra cui il diritto di voto. Al rifugiato si applicano tutte le norme civili, penali e amministrative vigenti in Italia. Il riconoscimento dello status di rifugiato dà diritto a un permesso di soggiorno di durata quinquennale, poi prorogabile.

Secondo i dati aggiornati a luglio 2017, in Italia sono attivi 768 progetti Sprar, per un totale di 31.313 posti finanziati. I comuni coinvolti a vario titolo sono 1.100.

Come vivono in realtà

Non tutti coloro che sono titolari dello status di rifugiato però godono dell’appoggio e del sostegno dello stato che li ha accolti. Secondo Medici senza frontiere sono almeno 10mila i richiedenti asilo e i rifugiati in Italia che vivono al di fuori del sistema di accoglienza, in condizioni di precarietà e marginalità, senza alcuna assistenza istituzionale e con scarso accesso alle cure mediche, in decine di siti informali sorti spontaneamente lungo la penisola. A dirlo è il rapporto di Medici Senza Frontiere “Fuori campo. Richiedenti asilo e rifugiati in Italia: insediamenti informali e marginalità sociale”.

Sono centinaia i richiedenti asilo a cui viene negata l’assistenza prevista dalla legge per mancanza di posti nei centri di accoglienza del circuito Sprar o i rifugiati che vivono in Italia da anni ma che non sono riusciti a completare il percorso di inserimento sociale.

I fatti di piazza Indipendenza dello scorso 19 agosto fotografano una situazione comune in Italia, dove coloro che hanno il permesso di rimanere nel nostro paese come rifugiati politici, vengono abbandonati a loro stessi, costretti a vivere in palazzi occupati abusivamente, baraccopoli, casolari, parchi e stazioni ferroviarie.

Tra i rifugiati che vivono in Italia da più anni, 1 su 3 non è iscritto al Servizio Sanitario Nazionale e 2 su 3 non hanno accesso regolare al medico di famiglia o al pediatra.

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