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Omicidio di Giulio Regeni: le ultime notizie sul caso del ricercatore ucciso in Egitto

Di Futura D'Aprile
Pubblicato il 6 Dic. 2018 alle 09:23 Aggiornato il 6 Dic. 2018 alle 09:27

Il 4 dicembre 2018 la Procura di Roma ha iscritto i nomi di cinque persone nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta sulla scomparsa, sulle torture e sulla morte di Giulio Regeni.

Si tratta di Sabir Tareq, del maggiore Magdi Abdlaal Sharif, del capitano Osan Helmy, del suo stretto collaboratore Mhamoud Najem, e del colonnello Ather Kamal. (qui i loro profili)

Il procuratore capo Giuseppe Pignatone e il pm Sergio Colaiocco hanno iscritto per concorso in sequestro di persona cinque ufficiali appartenenti al Dipartimento Sicurezza nazionale e all’Ufficio dell’investigazione giudiziaria del Cairo.

Il ruolo dei cinque era stato già confermato nell’informativa di un anno fa di Ros e Sco.

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Omicidio di Giulio Regeni news | La famiglia: “I sospettati sono almeno 20”

Pochi giorno dopo, il 6 dicembre, la famiglia, tramite la legale Alessandra Ballerini, ha però comunicato che le persone coinvolte nella morte di Giulio Regeni sono “molte di più”.

“Almeno altre 15 persone sono tra i sospettati” hanno spiegato in una conferenza stampa, “ma pensiamo che alla fine siano state almeno 40 le persone coinvolte nel sequestro, nella tortura e nell’uccisione di Giulio”.

Omicidio di Giulio Regeni news | Le indagini della procura di Roma

Il 28 novembre 2018 la stessa Procura di Roma aveva deciso di formalizzare l’iscrizione nel registro degli indagati di alcuni dei nove soggetti, tra poliziotti egiziani e agenti del servizio segreto civile, ritenuti coinvolti nell’omicidio di Giulio Regeni.

Secondo gli investigatori di Ros e Sco, gli indagati hanno avuto un ruolo nel sequestro del 28enne ricercatore di origine friulana e nelle attività di depistaggio che hanno fatto seguito al ritrovamento del cadavere.

La decisione  è stata comunicata dai pubblici ministeri di piazzale Clodio ai magistrati egiziani durante un vertice congiunto a Il Cairo. Oltre a rinnovare la collaborazione tra le autorità giudiziarie di Roma e del Cairo, la Procura di Roma ha deciso di procedere indipendentemente sul caso.

I pm hanno quindi comunicato che l’iscrizione dei nomi degli indagati “costituisce un passaggio obbligato per il nostro ordinamento processuale, step che la legislazione locale non contempla”.

“La Procura di Roma ritiene che oltre due anni di accertamenti e ben dieci incontri tra inquirenti finalizzati allo scambio di atti e di informazioni siano più che sufficienti per dare una significativa accelerazione all’inchiesta. Accelerazione che non avrà ripercussioni sull’attività congiunta che andrà avanti ancora con la magistratura del Cairo nei prossimi mesi”.

Leggi anche: “Volti, nomi e storie di chi è implicato nel caso Regeni”

Omicidio di Giulio Regeni news |  La risposta dell’Egitto alle indagini di Roma

Il Cairo ha respinto la richiesta  dei pm italiani. Secondo i magistrati del Cairo “non ci sono abbastanza prove per indagare le persone indicate” dai pm italiani e inoltre una richiesta simile era già stata respinta nel dicembre 2017  perché “nel sistema giudiziario egiziano non esiste un registro dei sospettati”.

Per gli inquirenti del Cairo non è sufficiente il fatto che le persone indicate dalla procura di Roma pedinassero Giulio Regeni prima del suo omicidio, perché questo “rientra nel loro lavoro”.

La Procura egiziana ha invece chiesto ai magistrati romani di indagare sul “perché Giulio Regeni sia entrato in Egitto con un visto turistico e non con un visto dedicato per le ricerche accademiche”.

Omicidio di Giulio Regeni news| I rapporti tra il Parlamento italiano ed egiziano

“Con grande rammarico annuncio ufficialmente che la Camera dei deputati sospenderà ogni tipo di relazione diplomatica con il Parlamento egiziano fino a quando non ci sarà una svolta vera nelle indagini e un processo che sia risolutivo”.

Con queste parole il presidente della Camera, Roberto Fico, in un’intervista al Tg1, aveva annunciato l’interruzione dei rapporti con il Parlamento egiziano.

A proposito delle indagini avviate dalla procura di Roma, Fico ha detto che si tratta di “un atto giusto, forte e coraggioso e anche un atto dovuto: visto che la Procura del Cairo non procede, è giusto lo faccia la Procura di Roma”.

A settembre sono andato al Cairo e avevo detto, sia al Presidente al-Sisi sia al presidente del Parlamento egiziano, che eravamo in una situazione di stallo. Avevo avuto delle rassicurazioni ma ad oggi non è arrivata nessuna svolta”, ha proseguito.

Poco dopo però è arrivata la smentita del deputato Tarek Radwan, ex presidente della commissione Esteri e attualmente presidente della commissione Affari africani intervistato da Agi.

“Il presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico, non ha comunicato alcun provvedimento ufficiale al Parlamento egiziano sull’interruzione dei rapporti in seguito allo stallo sul caso Regeni”.

“L’ultimo provvedimento del Parlamento italiano sull’Egitto risale al 2016 e comunque il presidente Fico non ha il potere di interrompere le relazioni, una prerogativa che spetta al governo”, ha spiegato Radwan.

Interrogato sull’inchiesta sulla morte di Giulio Regeni e sugli sviluppi del caso, il deputato ha detto di “confidare nel lavoro dei magistrati”, dichiarando che anche Fico “durante la sua ultima visita al Cairo ha lodato la collaborazione tra i due Paesi”.

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