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Home » Esteri

Lo stato di New York ha aperto un’inchiesta sulla fondazione Trump

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Tra i casi finiti nel mirino, i 25mila dollari versati illegalmente al procuratore generale della Florida e acquisti personali fatti con i soldi per le opere caritatevoli

Il procuratore generale di New York Eric Schneiderman ha aperto un’inchiesta sulla fondazione di Donald Trump “per verificare se rispetta le leggi sulla beneficenza a New York”, dopo le recenti controverse transazioni portate alla luce dai media. 

Lo ha annunciato lui stesso mercoledì 14 settembre durante un’intervista alla Cnn: “Temiamo che la Trump Foundation possa essere stata coinvolta in alcune operazioni inappropriate”, ha spiegato.

Tra i casi sospetti elencati dalla stampa, i 25mila dollari versati illegalmente nel 2013 dalla fondazione del tycoon al procuratore generale della Florida, Pam Bondi, pochi giorni prima che annunciasse la sua intenzione di non unirsi alle inchieste proprio sulla Trump University. 

Gli avvocati di Trump hanno già ammesso che la donazione è stata un errore dell’ufficio amministrativo.

Ma in precedenza ci sarebbero state altre donazioni discutibili e non disinteressate. Secondo il Washington Post, con i soldi per le opere caritatevoli della Fondazione, Trump avrebbe fatto anche una serie di acquisti personali, come un ritratto alto quasi due metri costato 20mila dollari, violando così le regole sugli enti no-profit. 

Jason Miller, portavoce del tycoon newyorchese, ha accusato Schneiderman di agire per ragioni politiche: “Per anni ha chiuso gli occhi sulla Clinton Foundation e ha appoggiato Hillary Clinton per la presidenza. Questo non è che un altro colpo della sinistra volto a distrarre rispetto alla disastrosa settimana della corrotta Hillary Clinton”.

Nei mesi scorsi il reddito del magnate americano era diventato un caso, dopo che Donald Trump si era rifiutato di rendere pubblica la sua dichiarazione dei redditi. Una reticenza che secondo i media americani e gli oppositori può essere motivata da alcune menzogne fatte da Trump durante la campagna elettorale sulle sue reali ricchezze o per nascondere alcune irregolarità nelle donazioni.

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