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Home » Esteri

Quattro giornalisti rapiti in Siria

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In stato di fermo da 2 giorni, la notizia è trapelata solo la notte del 5. Liberi entro 48 ore. Sono 1 reporter Rai e 3 freelance

Quattro giornalisti italiani sono stati sequestrati nel nord della Siria.

Secondo fonti vicine ai giornalisti, i quattro sarebbero in realtà stati presi nella notte tra il 4 e il 5 aprile (quella di venerdì è stata la seconda notte di fermo), nonostante la notizia sia trapelata solo nelle ultime ore del 5 — con oltre 24 ore di ritardo dal momento del sequestro.

Secondo le fonti i quattro sarebbero solo in stato di fermo.

Le famiglie dei giornalisti sono state avvisate intorno alle 21.00 di venerdì 5 aprile dalla Farnesina, qualche ora prima che le agenzie battessero la notizia, ma in ogni caso in ritardo di quasi 24 ore rispetto al momento del blocco. 

I quattro giornalisti stanno bene, mangiano e verranno liberati al massimo entro 48 ore, stando a quanto riportato da fonti vicine ai giornalisti. I traduttori siriani che erano con loro nel momento in cui sono stati bloccati sono stati rilasciati nella serata del 5.

Fonti vicine ai giornalisti sarebbero già in contatto diretto con esponenti vicini ai sequestratori.

CHI SONO – Si tratta di Amedeo Ricucci (giornalista inviato della Rai, si occupa di programmi di approfondimento come Mixer, Professione Reporter e La Storia siamo noi), il fotografo Elio Colavolpe, il documentarista Andrea Vignali e Susan Dabbous, una giornalista italo-siriana (qui la sua bio), collaboratrice di diverse testate e di The Post Internazionale (qui il suo blog).

Insieme, i 4 formano una troupe al lavoro da qualche giorno in Siria per il reportage ‘Silenzio si muore’, per conto di ‘La Storia siamo noi’.

Secondo le prime ricostruzioni, i quattro giornalisti italiani sarebbero finiti in mano a un gruppo non identificato, trattenuti da due giorni in attesa che dai documenti in loro possesso si accerti che si tratti di giornalisti. A quel punto verrebbero rilasciati o liberati.

La Farnesina non starebbe seguendo la trattativa ma starebbe solo monitorando la situazione. Anche la Rai nella notte del 5 aprile ha chiesto “la massima collaborazione e il massimo riserbo”, sottolineando di essere in “costante contatto con l’unità di crisi della Farnesina”.

I quattro operavano facendo base in territorio turco e sarebbero entrati in Siria il 2 aprile nella zona di Guveci. Dal 4 aprile la redazione non sarebbe più riuscita a mettersi in contatto con loro.

Le tracce del gruppo si sono perse il 4 aprile, quando nel pomeriggio era previsto il collegamento con i ragazzi di una scuola di San Lazzaro di Savena (Bologna), che partecipavano via Skype alla realizzazione del servizio di Ricucci e compagni con spunti e discussioni. I cellulari GSM e satellitare della troupe da quel momento sono stati irraggiungibili.

Ricucci e Colavolpe erano già stati insieme nei mesi scorsi per un altro reportage ad Aleppo, sempre prodotto dal canale di approfondimento Rai.

Venerdì mattina fonti giornalistiche siriane e straniere presenti nella regione turca di Hatay e in contatto con gli accompagnatori di Ricucci hanno riferito che i giornalisti si trovavano nel villaggio di Yaqubiya, e nord di Idlib, in stato di fermo, probabilmente da parte di miliziani fondamentalisti. Secondo la ricostruzione offerta da queste fonti, i reporter italiani erano stati arrestati perché avevano filmato e fotografato postazioni militari sensibili.

Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente della Fsni, Franco Siddi. Che ha dichiarato: “Seguiamo la questione con molta trepidazione”.

La Siria è il Paese più pericoloso al mondo per i giornalisti. A dirlo sono i dati raccolti dall’organizzazione internazionale “Committee to Protect Journalists”.

Nel solo 2012, sono stati 28 i reporter che sono stati uccisi. Altri 21 operatori, molti dei quali stranieri, sono stati rapiti nello stesso anno, sia da parte delle milizie di Assad che dalle forze di opposizione. Tra loro, 13 sono stati rilasciati.

I giornalisti finiti in prigione sono stati invece 15. Minacce e censura. La rabbia contro i media occidentali in Siria, accusati di ingerenza, traspare anche in iniziative shock. Proprio il 30 marzo, un imprenditore pro-Assad ha annunciato alla TV siriana che offrirà 95mila dollari a chi catturerà i giornalisti stranieri delle reti Al-Jazeera e Al-Arabiya.

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